domenica 6 novembre 2011

Here comes the flood


Continua a piovere. I fiumi del Nord Ovest d'Italia sono saliti di parecchi metri e la situazione sta ulteriormente peggiorando. A Genova sono morte sei persone, travolte dall'acqua che si era riversata nelle strade.
Le polemiche sono divampate immediatamente, era prevedibile. Mi sembra - tuttavia - che qui manchi la distanza giusta per vedere come stiano i fatti nella realtà.
Si parla di abusivismo edilizio, di cementificazione. Tutto ciò é un dato così evidente che non é nemmeno il caso di parlarne.
Sbagliato, però, é fermarsi a discutere della cementificazione, pensando che sia la sola causa di questo disastro: sarebbe tutto troppo semplice e ci troveremmo ancora prima del punto di non ritorno. Il problema, invece, é a livello superiore. Il problema é a livello climatico: in mezza giornata a Genova é caduta la stessa quantità d'acqua che cade mediamente in 120 giorni. Questo dovrebbe essere sufficiente per avere la misura di ciò dovremo, che dovremmo, fronteggiare nei prossimi anni: il clima sta cambiando; nell'Europa meridionale e qualche volta in quella centrale si sono abbattuti, in un passato recente, uragani e veri e propri monsoni, tutto sommato manifestazioni atmosferiche inconsuete per queste latitudini. Fenomeni da paesi tropicali: ma noi, diamine, non siamo ai tropici!
Le temperature si stanno alzando e questa é la reazione del Pianeta a questo cambiamento. Dobbiamo preoccuparci dei traumi che il nostro comportamento sta provocando al Pianeta.
Rachel Carson aveva lanciato il grido d'allarme già nel 1962. No, amici, non avete capito male: sto parlando proprio del 1962, quasi 50 anni fa. John Fitzgerald Kennedy era presidente degli Stati Uniti, i Beatles si stavano facendo conoscere al pubblico e questa gentile quanto coriacea biologa, dall'aspetto ingannevolmente fragile, lanciava un disperato quanto circostanziato allarme che naturalmente cadde nel silenzio.
L'allarme era contenuto in un libro, "Primavera silenziosa", il cui titolo era un evidente riferimento al fatto che già nel 1962, in zone ricche di vegetazione come il Maine, per esempio, le primavere risultavano molto più silenziose che in passato a causa di un minor numero di uccelli sulle piante. La maggior parte di essi, infatti, era morta a causa degli insetticidi e dei pesticidi. Rachel Carson é stata la prima ecologista della storia.
Nel giugno del 2010 conobbi una ragazza speciale, capace di rubarmi il cuore e la mente: mi fece scoprire - a me, cittadino incallito e indifferente all'ecologia - il bello della natura e di ogni essere vivente. Il primo regalo che mi fece fu "Primavera silenziosa". Lo lessi tutto di un fiato, su un volo della Lufthansa nei cieli fra Frankfurt e Miami.
E' un libro di difficile lettura, complicato per chi non conosce la chimica (e io non la conosco). Ma il messaggio é forte e chiaro, signori: senza un cambio di rotta, ci autodistruggeremo. La tesi sostenuta era che l'eccessivo e incondizionato utilizzo di insetticidi e di pesticidi di origine chimica (fra cui il famigerato DDT) avrebbe portato gravi e irreversibili danni alla vegetazione, al clima e all'essere umano; nonostante un pesticida sia finalizzato all'eliminazione di un organismo, i suoi effetti si risentono attraverso la catena alimentare, e ciò che era inteso per avvelenare un insetto finisce per avvelenare animali e uomini. Questa teoria, ovviamente, fece imbufalire i tycoons delle grandi corporations della chimica industriale, i quali bollarono la Carson come un'isterica.
Purtroppo, infatti, il profitto resta l'argomento più pesante su qualsiasi bilancia politica, da che mondo é mondo, e la miopia é prerogativa frequente di chi detiene il potere.
La sordità con cui fu accolta la denuncia della Carson si concretizzò nell'assenza di paletti all'uso di sostanze chimiche in agricoltura.
Eravamo nel 1962 e l'industria chimica americana stava muovendo i suoi primi e poderosi passi verso la distruzione del pianeta. A tutt'oggi le lobbies delle aziende chimiche, di stanza a Washington, continuano a vincolare qualsiasi Presidente al rifiuto di aderire al protocollo di Kyoto. Il protocollo di Kyoto é l'ultimo disperato tentativo di una parte degli esseri umani di invertire la rotta impressa dagli industriali di tutto il mondo che condurrà il Pianeta alla fine biologica. E noi con loro. Il protocollo di Kyoto si propone di limitare entro una certa data le emissioni di anidride carbonica, responsabile del surriscaldamento della Terra. Per ridurre l'anidride carbonica occorre rivoluzionare i processi di produzione, le modalità di consumo, i combustibili per riscaldamento e trazioni. Ridurre l'impermeabilizzazione del pianeta, rimboschire.
Eppure americani e cinesi (i principali artefici del disastro ambientale) in un'assurda quanto suicida lotta di posizione per il mantenimento di uno sterile predominio economico, si rifiutano di aderirvi, in quanto aderirvi significherebbe impegnarsi a modificare le modalità di produzione e di funzionamento delle proprie fabbriche.
Albert Schweitzer (uno che in fatto di amore per gli uomini e la terra aveva pochi eguali), nell'introduzione alla prima edizione del libro della Carson scrisse: "L'uomo ha perduto la capacità di prevenire e prevedere. Andrà a finire che distruggerà la Terra".

Capite a cosa mi riferivo quando parlavo di miopia?

Nessun commento:

Posta un commento