sabato 5 novembre 2011

LOST IN THE FLOOD



Mi chiamo Sigma.
Sono uno zero, un puntino insignificante che si confonde con tutti gli altri che si agitano impazziti in questo formicaio di vite che è la metropoli.
Nubi minacciose si addensano, non all'orizzonte, ma già sopra le nostre teste, inevitabilmente cariche non di soli cattivi presagi, ma di certezze apocalittiche.
Avete mai ascoltato con attenzione "Lost in the flood" di Bruce Springsteen? L'Apocalisse, appunto.
Mentre Danny Federici e Roy Bittain si prodigano per delineare uno scenario sonoro degno dell'argomento, la voce del Boss - il mio amato Boss - racconta la fine del mondo nella metropoli di tutte le metropoli.
Un soldato giunge barcollante ai margini della città devastata dai prodromi del diluvio universale. Mendicanti, straccioni, reduci di tutte le guerre del mondo, senzatetto, giovani sbandati, suore in fuga, prostitute e papponi, studentesse di college, uomini di affari, stupratori, assassini e poliziotti, tutti insieme e in totale solitudine, strisciano, rimbalzano e si rincorrono senza costrutto nè direzione, mentre il diluvio - da cui lo stesso soldato é uscito stordito - sta per sopraggiungere.
Così siamo noi, in questo posto. In questo tempo. Profughi e cittadini. Immigrati e residenti. Disoccupati e manager ancora rampanti. Ci mescoliamo e azzanniamo, convinti che un misero centimetro conquistato cosituisca per noi il gradino della salvezza.
Abbiamo perso di vista la realtà e la la lealtà e ci accontentiamo di galleggiare aggrappati al cadavere di qualcun altro. Ma presto, un altro ancora riuscirà a sopraffarci e ad aggrapparsi a noi per galleggiare sopra alle onde che stanno crescendo di intensità e violenza.
Questo mondo sta per sprofondare nel diluvio, travolto da un mare di fango e spazzatura, che noi stessi abbiamo creato. Niente ci salverà, niente ci sopravviverà.
I fiumi si stanno gonfiando. La pioggia sta cadendo, sopra le fronde degli alberi di questo parco che muore lentamente oltre i vetri della mia finestra, oltre i tetti di quegli orrendi palazzoni che lo circondano.
Sciacalli striscianti si stanno addensando, cercando di sopravvivere alla rovina della maggior parte di noi.
Sono ovunque: nelle istituzioni, nelle banche e negli uffici dell'alta finanza, nei tribunali e nelle sedi arcivescovili, giù e giù  fino in ciascuno dei nostri posti di lavoro.
E silenziosamente così come con frenesia, la maggioranza arranca nella quotidianità, ottusa dalla routine e dal martellamento ossessivo del nulla diffuso dai mezzi di comunicazione, mentre intorno il fango della crisi sta per travolgere ogni cosa, finché ci sarà posto solo per gli sciacalli.
Mi chiamo Sigma. E mi sento prigioniero.
Sì, prigioniero di questo stato di cose. Sono nato nel pieno del boom economico, negli anni sessanta dove ogni realtà sembrava fatta di realizzazione. La mia infanzia é scivolata ignara sulle tempeste degli anni di piombo, e la mia coscienza si é intorpidita negli incoscienti anni '80.
Ora sono qui, con la crisi economica a minacciarmi da vicino, e il disastro ambientale incombente.
Mi guardo in giro e vedo solo indifferenza. Mi guardo in giro e vedo ballerine e nani, ma non siamo in un Circo. Vedo senzatetto e mendicanti, giovani sbandati. Vedo assassini e arroganti uomini d'affari. E non capisco più se la mia mente sia rimasta prigioniera del booklet di "Greetings from Asbury Park, NJ" o prigioniera della realtà voluta da qualcun altro, a cui io - e come me tanti altri - non sono riuscito ad oppormi ed - anzi - ho forse contribuito.
Non é tempo di moralismi, non lo é mai stato. Ma so per certo che continuare ad avere come unica bussola un indice finanziario non ci porterà alla terraferma. Occorrono forti principi, che non sono i principi contabili. Servono onestà, responsabilità, semplicità, amore.
Si, amici, amore: John Lennon diceva che l'amore é la risposta, e i suoi non erano solo futili giochi mentali.
L'amore é la risposta: l'amore per la vita, l'amore per gli altri, l'amore per questa terra che sta sparendo sotto il diluvio. L'amore per sè stessi, amici. Per quello che ogni giorno potremmo godere e che invece questo diluvio sta trascinando via.
Mi chiamo Sigma, e non mi voglio arrendere. Penserete che sia pazzo, o che abbia perso la ragione nel diluvio.

Bruce Springsteen - Lost in the flood

Nessun commento:

Posta un commento