sabato 12 novembre 2011

Sic transit gloria mundi


Ora che il destino politico di quest'uomo sembra definitivamente segnato, le cose sembrano più facili. In questi giorni ho letto e sentito dichiarazioni piene di ottimismo, improntate alla fiducia. Parole rasserenate, come se il fatto che i mercati abbiano per un momento sollevato il calcagno dalla testa dei nostri titoli di stato, e l'arrivo di un economista di prestigio internazionale fossero sufficienti a farci sperare in un lieto fine. Siamo fatti così, noi italiani: non cambiamo mai, e non impariamo dagli errori commessi in un passato recente e meno recente.
Cerchiamo sempre l'individuo dal destino eroico e santo cui demandare ogni incombenza riguardi le sorti della nostra Nazione, in modo da poter continuare ad occuparci del nostro orticello e a dormire sonni tranquilli. Tanto a vegliare ci pensa lui, l'uomo della provvidenza.
Era successo nel 1922, quando Benito Mussolini, un sanguigno giornalista, già sindacalista, già maestro di scuola, appoggiato da una corporazione di agrari spaventati per gli scioperi dei braccianti, calò in treno verso Roma - alla fine di una serie infinita di episodi violenti e di dimostrazioni di prepotenza inaudita - per ricevere da Re Vittorio Emanuele l'incarico di formare un nuovo governo che trascinasse il Regno fuori dal pantano in cui anni di governi inconcludenti e una crisi dovuta al primo dopoguerra l'avevano trascinato.
Benito Mussolini aveva charme (uno charme commisurato a quell'epoca), personalità, coraggio e un appoggio trasversale: dagli industriali, agli agrari, ai reduci della guerra, alla chiesa cattolica che temeva i boscevichi.
Il popolo italico si innamorò di lui, lo elesse a uomo della provvidenza, il grande risolutore, il duce dietro cui accodarsi fiduciosi, lo seguì fino alla fine e quando si accorse che l'investimento era sbagliato era ormai troppo tardi: la guerra, la crisi economica, un'occupazione militare, le deportazioni. Eccetera.
Piazzale Loreto fu il punto e a capo. Cancellata quell'esperienza, ci si diresse abbastanza velocemente verso il breve e illusorio boom economico, apice di un percorso che dopo quegli anni fu di nuovo decadente, fino a portarci a Tangentopoli e al grande vento purificatore dei processi. E da quelle inchieste emerse un nuovo uomo della provvidenza: Antonio di Pietro. Altrettanto sanguigno, populista e popolare sia nei concetti espressi, sia nel modo di esprimerli. Con la veste del Grande Castigatore di tutti i corrotti e corruttori. La gente fece manifestazioni per il suo addio alla toga: ricordo cortei e scritte sui muri e sui ponti come ne avevo viste solo per uomini politici o squadre di calcio; il solito sterile, puerile fervore popolare lo issò a "uomo risolutivo"; tuttavia nessuno smise - da quel momento  - di pagare mazzette per aggiudicarsi un appalto pubblico.
E venne così il momento anche di Silvio Berlusconi. Affascinante con le signore attempate, brillante, appartenente all'élite ma con un approccio populista alle questioni della politica. Presidente di una squadra di calcio vincente, uomo di successo negli affari.
Scese in politica e la gente ne andò pazza.
Spesso, nelle storie d'amore, ci si vuole illudere, si vuole credere alle menzogne perché di quelle menzogne si ha bisogno. Un bisogno disperato. Per continuare a sperare.
E questo é quello che é successo. Tutti sapevano che Berlusconi é un massone, uno dei membri più rilevanti della P2; uno che ha usato mezzi illeciti per garantire il successo delle proprie imprese.
Eppure. Eppure la maggior parte dell'elettorato ha accettato codardamente e incoscientemente la Grande Menzogna che lui fosse una vittima di cospirazioni e castelli accusatori campati in aria.
Perchè? Perché il popolo italiano ha bisogno di nascondersi dietro a qualcuno che esso stesso ha investito di tutti poteri, qualcuno che lo scarichi da responsabilità, che gli permetta di accantonare il senso del dovere. In nome dell'individualismo, dell'interesse privato. Dalla pigrizia, del relativismo morale, sociale, politico.
In definitiva, c'é una massa incosciente e ottusa, disonesta e scaltra che continua a dettare legge in Italia. Berlusconi se ne va, ma chi da lui si faceva tutelare, chi lo ha eletto, chi non si é reso conto di cosa Berlusconi rappresentasse, c'é ancora e si appresta a votare, fra uno o due anni. E poi c'é un'opposizione che non c'é, che quando ha avuto il potere non ha saputo neutralizzare il pericolo di un ritorno di Berlusconi; che tutto sommato é scesa a patti con lui, per beneficiare almeno delle briciole di poteri e di interessi che lui concedeva.
Vedo responsabilità diffuse, nella situazione che stiamo vivendo, non localizzate su un unico uomo, per quanto squallido e drammaticamente dannoso sia o sia stato.
Ora Berlusconi se ne é andato. E tanti già pensano che il peggio sia alle spalle.
Adesso, un altro uomo solo - Mario Monti, é già investito delle aspettative e delle responsabilità proprie del Salvatore, e deve tirarci fuori dalla crisi, mentre tutta Italia, con l'I-Phone in tasca, l'abbonamento a Sky, la macchina nuova da portare all'autolavaggio e la Gazzetta del Sport sotto il braccio, resta a guardarlo in attesa che si dimostri incapace di fronteggiare da solo la situazione.
E - in quel momento - anch'egli sarà impallinato.

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