domenica 25 dicembre 2011

La buona novella


Scrive Don Giussani ne Il senso religioso che l'esperienza mistica é individuale, e ciascuno può raggiungere Dio in modo differente, senza dover seguire un percorso obbligato. La fede é irrazionale, non necessita di prove, di giustificazioni, di ragionamenti logici. E' cieca sicurezza, fedeltà assoluta alla propria speranza, certezza dell'esistenza di Dio senza che nessun segnale sia giunto a rafforzare questa certezza. I fanatici vedono segnali ovunque, i credenti non li cercano nemmeno: non ne hanno bisogno.

Spesso, si sa, le religioni vengono utilizzate come strumento di controllo delle masse. E' un comportamento assai diffuso. Forse é lo scopo intrinseco e surrettizio di ogni religione. Religio - in latino - significa superstizione - ed infatti la religione fa leva sulle paure recondite ed ingovernabili dell'essere umano. Ed é la razionalizzazione sotto forma di regola e liturgia di quel sentimento più profondo ed elevato che é la spiritualità. Una razionalizzazione talmente concentrata sulla forma, da far perdere di vista l'essenza del messaggio di fede.

Nel 325 d.C., l'Imperatore romano Costantino - allarmato per la crescente diffusione del cristianesimo fra la popolazione dell'Impero -  decise di convocare a Nicea un Concilio Ecumenico in cui definire i contorni di questa religione: in questo modo ottenne lo scopo di ingraziarsi il corposo popolo dei seguaci del nazareno sia quello di definire i contorni di questa filosofia, rendendola gestibile da un punto di vista politico e anche mediatico.

Al Concilio parteciparono tutti i vescovi della cristianità, i quali esaminarono tutto ciò che ai tempi era noto su Gesù Cristo e discussero su temi importanti, quali l'eresia, l'arianesimo, la data della Pasqua e la verginità della Madonna.

Come primo passo dei lavori di questa vera e propria Assemblea Costituente, i partecipanti al Concilio dovettero discriminare fra testi apocrifi e non. In pratica, definendo apocrifo un Vangelo veniva negata la reale fedeltà di questo testo agli eventi dell'epoca di Cristo. Immaginatevi quindi un Ruini dell'epoca che detta legge su quello che si può leggere come testo sacro e quello che non si può leggere. Ecco.

Ora, nessuno potrà dire - ai nostri giorni - se al Concilio di Nicea furono fatte delle valutazioni corrette ed adeguate oppure no: resta il sospetto che molto di quello che avrebbe potuto essere oggetto di meditazione e di ispirazione spirituale, venne cassato e relegato nella letteratura proibita per secoli. Questo perché certi contenuti potevano essere destabilizzanti per lo status quo dell'epoca.

Nel 1969 un poeta e cantautore genovese di nome Fabrizio De André registrò uno dei primi concept album della storia, dal titolo La buona novella.
La buona novella era figlio di una lettura interpretativa e attualizzata di alcuni dei Vangeli Apocrifi (Il protovangelo di Giacomo e il Vangelo arabo dell'infanzia). Il disco fu accolto dai movimenti studenteschi come antiquato ed anacronistico. Ma in realtà aveva un approccio rivoluzionario alla figura di Cristo.
In esso viene analizzato il lato umano dei protagonisti di quella vicenda. Il mite Giuseppe, che cela dentro di sè la perplessità ed il mistero di ciò che sta succedendo alla sua giovane moglie non scelta; la Madonna, che nel disco acquista il ruolo protagonista assoluta per forza e trasparenza.

E Gesù. Gesù che - molti decenni dopo - in uno degli ultimi concerti che De André tenne prima di morire, egli stesso definì "il più grande rivoluzionario mai esistito".

Sì perché Gesù era vicino ai deboli, agli emarginati, agli sconfitti. Gesù parlava di perdono ad un'umanità educata alla vendetta.
E questo a De André piaceva molto. A De André non importava che Cristo fosse realmente il figlio di Dio, o un semplice uomo ispirato da un amore non comune. Gli interessava piuttosto l'approccio nei confronti dell'essere umano.

De André - moderno San Francesco - cantò sempre di prostitute, di ladri, di assassini, di zingari, di transessuali, di disadatti.
Rivoluzionario, non  vi pare? Soprattuto se letto in quest'epoca dove l'omologazione é la chiave per l'accettazione, la diversità é la strada dell'emarginazione.
Questo gli costò l'accusa di essere anarchico, blasfemo, perfino comunista. Solo perché affrontava questi temi guardandoli da un punto di vista differente da quelle che erano le convenzioni dell'Italia in pieno regime democristiano. Convenzioni, tutto sommato non molto distanti da quelle attuali, figlie di pregiudizi borghesi portati all'estremo dalla necessità di separare nettamente il giusto dallo sbagliato, il bene dal male.

Credo che pochi come lui abbiano saputo dare la corretta lettura del messaggio cristiano.
De André come cristiano, non un cattolico. Il cattolicesimo ha - nella mia modesta opinione - stravolto il messaggio originale di Gesù. Non perdono, ma punizione. Il peccato come perno gravitazionale di tutta la vita dell'uomo. Il peccato da punire. Il peccatore come essere abietto da allontanare dalla società e da emarginare. Il tutto con lo scopo non dichiarato di inculcare nella popolazione la paura, efficace strumento di contenimento delle masse.

Gesù Cristo parlava a tutti, compresi i disadatti, gli emarginati, i ladri, gli assassini, i traditori, le prostitute, i deboli, i perdenti. E non ha mai incitato all'emarginazione, come invece la Cei e il Papa attuale predicano quotidianamente, discrimandndo pesantemente chi non é all'interno del cerchio.
Gesù Cristo parlava di amore. Una parola inflazionata dal significato bellissimo, che travalica i confini fra le religioni, le filosofie, i diversi credo. E' emblematico il verso finale de Il testamento di Tito con cui De André chiude il suo disco, interpretando esattamente quello che - appunto - é il senso del messaggio cristiano: "nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l'amore".

6 commenti:

  1. Faber, a mio modesto giudizio, è stato più di un semplice cantautore, è stato un poeta e la Buona Novella è il suo "capolavoro letterario".
    Mi spiace che non ci siano commenti a questo post, non solo perchè scritto davvero bene, ma perchè se tutti facessero lo "sforzo" di ascoltare questo album, potrebbero percepire una magia (Il sogno di Maria), una dolcezza (L'infanzia di Maria) e una pietas (Le tre madri) davvero uniche e preziose.

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  2. La Buona Novella è un album di una bellezza straordinaria...

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  3. Tutta la discografia di De Andrè meriterebbe di essere studiata all'università....
    S

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  4. "Io dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati"
    Grazie per avere dedicato qualche riga a Fabrizio. Grazie davvero!

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  5. E dopo Faber il vuoto...

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  6. 11.01.1999.
    Tornavo dall'Università con la bocciatura all'esame di diritto penale in tasca e sento "E' morto De Andrè"...che giornata di merda!
    Grazie perchè ogni volta che leggo questo post mi ricordo del perchè ti stimo.
    Un bacio
    Tiziana

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