martedì 13 dicembre 2011

LEO PERUTZ FRA RAGIONE E MAGIA



Spesso i circuiti della letteratura di massa tendono a trascurare delle vere e proprie gemme.
Capita così che un autore come Leo Perutz resti attualmente relegato nella nicchia e non figuri - come invece meriterebbe - fra gli autori più letti.
La vita di Leo Perutz é un romanzo già di per sè. Uno di quei romanzi placidi e densi, che fa piacere leggere, perché ricco di svolte pur senza essere plateale.

Di origine ebrea, nato a Praga, si trasferì giovanissimo - al seguito della famiglia - a Vienna, dove crebbe. Nonostante fosse di fragile costituzione e con seri problemi di vista, venne arruolato e mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (la guerra ha molti aspetti assurdi, ma di questo parleremo un'altra volta). Questa esperienza, rivelatasi molto intensa anche a causa di una grave ferita riportata in battaglia (fu colpito ad un polmone), fu fonte di ispirazione per alcuni dei suoi romanzi ambientati in epoca diversa, ma spesso con soldati come protagonisti.
Nella vita studiò matematica e fece l'assicuratore.
Attenzione: queste note biografiche, non sono fini a sè stesse, ma aiutano a definire il personaggio e la sua filosofia, che ritroviamo in modo evidente nei suoi libri.
Un ebreo con la razionalità di un matematico, capite? Magia e logica fuse e confuse. Gli angeli della tradizione ebraica e le ferree regole della matematica. Matematica, che - spinta ai massimi livelli di studio - diventa quasi filosofia e quindi si riavvicina al misticismo.

Ad una prima lettura, i suoi romanzi sono veri e propri romanzi storici: in essi il singolo, insignificante individuo - un Sigma qualunque, per intenderci - determina spesso a propria insaputa il corso della storia. L'esempio di Turlupin, un poveraccio sciocco e beone, che in un certo senso fa fallire la rivoluzione, ne é il chiaro esempio.
E' affascinante e divertente seguire questi personaggi, ignari del proprio ruolo, dibattersi nelle vicende che coinvolgono spesso Nazioni e Re, influenzandole. Non escludo che ci sia un fine quanto volontario humour sotteso alle miserie di questi individui, che rotolano inconsapevoli verso un destino che essi stessi hanno contribuito a determinare!
Ma - all'interno della vicenda storica - il ruolo fondamentale lo svolge il dibattito incompiuto fra metafisica e razionalità. Fra logica e magia.
Ognuno dei romanzi segue un corso assolutamente logico: gli eventi narrati non sono dichiaratamente sconvolti da forze ultraterrene, nè si ribellano alle leggi della fisica. E questo rende diverso Leo Perutz da Gabriel Garcìa Màrquez o da Jorge Borges (che fu il suo scopritore). Tuttavia, anche quando il finale sembra ormai definito o scontato, veniamo sorpresi da una svolta improvvisa e assolutamente logica, benché apparente magica, perché inaspettata e imprevedibile. Alcuni hanno parlato di realismo magico, ma non sono sicuro che di questo si tratti. Il realismo magico comporta l'intervento diretto del Superiore, un atto evidente di magia. Qui il libero arbitrio é comunque attore principale, l'individuo é al centro della scena, con le proprie scelte e i propri errori fatali. Eppure, questo libero arbitrio ad un certo punto perde la razionalità e si incurva, attorciglia e srotola come una spira di fumo guidata da una mano invisibile.

Prendete un aereo diretto a Praga, andate a visitare il cimitero ebraico nei pressi della Sinagoga. Mettete un sasso sulla tomba di Rabbi Low. Sedetevi in disparte e godetevi in silenzio le foglie rosseggianti che coprono tutto il camposanto.
Poi aprite Di notte, sotto il ponte di pietra uno dei suoi capolavori che avete appositamente comprato per il viaggio, e immergetevi nella lettura. Verrete risucchiati indietro di secoli e vi troverete alla corte dell'ultimo Imperatore del Sacro Romano Impero, quel Rodolfo II che accoglieva nel suo castello artisti, scienziati e una corte dei miracoli varipinta e misteriosa. Qui la magia é non solo evocata, ma pure realizzata, grazie allo smisurato potere di Rabbi Low. E la metafisica si rivela in tutto il suo mistero e la sua forza, regalando una storia d'amore intensa e non banale.

A causa dell'Anschluss, Leo Perutz ha vissuto - anche se brevemente - a Milano e si é innamorato di questa città, al punto da trarre l'ispirazione per Il Giuda di Leonardo, un libro dallo svolgimento e dall'epilogo razionale e allo stesso tempo improbabile al punto da lasciarci disorientati e colmi di risentimento verso il protagonista. Leggetelo accovacciati sul capitello abbandonato all'ingresso del cortile della Rocchetta dentro al Castello Sforzesco, o su una delle panchine nel sagrato di Santa Maria delle Grazie. Vi accorgerete che Milano non é quel freddo guscio di acciaio e cemento che si crede.

Ho letto Il Marchese di Bolibar in una sola notte, al lume di una torcia elettrica appoggiato al tronco di un albero di un campeggio in riva al mare. Il mio amico Saul mi aveva regalato questo libro per il mio compleanno: capii presto che il regalo non consisteva tanto nel libro in sè, quanto nella scoperta di questo autore a me fino ad allora sconosciuto.

Annovero Il Cavaliere Svedese fra i tre libri più belli che abbia letto, ma potrei metterci il già citato Di notte sotto il ponte di pietra.

Provate, ancora, ad addentrarvi nell'atmosfera crepuscolare della Vienna a ridosso della prima guerra mondiale e accompagnate il protagonista di Tempo di spettri nel proprio viaggio involontariamente autodistruttivo: una metafora dell'Austria alla fine dell'Impero, o un'antivisione dello yuppismo. E' interessante il parallelismo con le figure dei protagonisti di American Psycho o di Le mille luci di New York: In questi libri, scritti verso la fine degli anni ottanta, i protagonisti sono due manager che hanno dato la scalata al successo, ne sono stati - per versi differenti - masticati, digeriti e risputati e devono ridisegnarsi la vita in modo differente, dichiarando - loro malgrado - l'inutilità dell'alienante competizione per il successo professionale. In Tempo di spettri c'é una sorta di fuga a priori dalla carriera. Il protagonista si distrugge da sè, come se del successo ne rifiutasse il prezzo che richiede sotto forma di legame diabolico con i compromessi.

Questi sono alcuni titoli: chi di voi si accosterà a questo scrittore, ne diverrà sicuramente goloso, e vorrà conoscerlo fino in fondo. Così - in seguito - vorrà dedicarsi ai titoli cosiddetti minori quali La neve di San Pietro o La nascita dell'Anticristo o ancora Turlupin.

Un'ultima cosa: dopo la nascita dello Stato di Israele, Leo Perutz vi si trasferì. Ma non riuscì mai a sentirsi veramente a casa propria: ne detestava il caldo e la lingua. Inoltre era un fermo sostenitore di uno Stato unico dove palestinesi e ebrei potesso convivere in pace. Ma questo concetto - così semplice per una mente come la sua - richiederebbe ben più del realismo magico di cui si parlava più sopra.

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