venerdì 2 dicembre 2011

[pensoso post]

Dunque é questo il frutto di decenni di lavoro per creare l'Unione Europea? Una struttura ingessata ed instabile, fragile e destinata al fallimento?
Ce l'avevano venduta in un modo diverso.
Ma a guardare bene, non poteva essere che così.
Nata sulle ceneri della II^ guerra mondiale, la CEE o MEC, poi UE, aveva come scopo originario la cooperazione fra le Nazioni d'Europa affinché si sviluppasse fra di essi fratellanza invece di belligeranza, unione anziché contrapposizione.
Gli alti ideali furono progressivamente accantonati, finché un gruppo di burocrati, grigi economisti, avidi banchieri e imprenditori spericolati l'hanno trasformata in una specie di struttura transnazionale finalizzata alla produzione di ricchezza. Ricchezza da non distribuire fra tutti i componenti dell'Unione, ma fra le poche Nazioni egemoni, che  - come novelli Dracula - hanno bisogno di nutrirsi del sangue dei Paesi confinanti per sopravvivere. Nel caso attuale la Germania (sempre lei) e la Francia. E il continuo allargamento dei confini dell'Unione - paradossalmente - conferma implicitamente le preconizzazioni di Karl Marx, quando ne "Il Capitale " sosteneva che il capitalismo, per sopravvivere aveva bisogno di espandere il proprio campo d'azione al fine di cercare nuovi mercati in cui vendere i propri prodotti per accumulare nuova ricchezza da reinvestire: quando non avrà più terre da occupare, si digerirà da sè. La globalizzazione é partita dall'Europa, e in Europa sta tornando come un boomerang, divorando e metabolizzando sè stessa attraverso una crisi inevitabile, dovuta alla crisi commerciale, prima ancora che finanziaria. Nessuno compra, nessuno quindi produce, nessuno investe, nessuno paga, nessuno incassa. Fine. Infatti oggi come oggi le banche non finanziano più: semplicemente si tengono stretti i loro soldi, in attesa di tempi migliori.
E allora cosa prova a fare questa aristocrazia finanziaria? Prova a succhiare il sangue alle masse indifese. Licenziamenti facili e pensioni ritardate. Senza accorgersi, o forse fingendo di non accorgersi che creando disoccupazione non si creerà mercato. Senza mercato non ci saranno profitti. Senza lavoro non ci saranno nemmeno pensioni.
Siamo a bordo di un gigantesco Titanic. Le generazioni precedenti hanno occupato tutte le scialuppe. Queste scialuppe si chiamano "baby pensioni", si chiamano "metodo retributivo" si chiamano "consulenze di fine carriera".
Chi non é riuscito a salire sulle scialuppe, ossia le generazioni che costituiscono oggi la forza lavoro, affogheranno in un mare di allungamento dell'età produttiva, di aumento dell'età pensionabile, e di altri meccanismi pensati per salvare chi sulle scialuppe c'é già.
Questo é il libero mercato signori; e per giunta, non é una novità. Dal 1700 in poi - da quando cioé la rivoluzione industriale si é sviluppata in Inghilterra - il libero mercato ha prodotto orde di mendicanti, disoccupati e diperati di vario genere. Sperequazioni continue, spread di ricchezza sempre più divaricati.
Consiglio, a chi ne abbia la voglia ed il tempo,di leggere un saggio di Karl Polany, intitolato "Cronache della grande trasformazione". Il liberismo é un virus che si diffonde periodicamente e inesorabilmente in Europa: i sintomi o le sindromi sono il Comunismo e il Fascismo, reazioni endogene dei Paesi ai danni provocati dal Capitalismo portatore della bandiera e degli interessi del libero mercato.
Al momento, però, l'Unione Europea funge da antidoto contro queste sindromi - dolorose ma a volte inevitabili e necessarie - e inibisce qualsiasi slancio volto a scompaginare lo status quo.
Ecco aperta la via per l'alienazione.

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