martedì 21 febbraio 2012

L'ANTIRIVOLUZIONE DI Q



I rivoluzionari sono affascnanti, si conquistano la simpatia di tutti. E sono destinati alla sconfitta.
I reazionari, ossia gli antirivoluzionari, sono spesso repellenti, ambigui e antipatici: spesso determinano la storia con le proprie meschine vittorie, senza nemmeno accorgersi che le proprie battaglie sono in realtà combattute per una causa altrui.


Questa é la storia di Q, uno dei protagonisti di un fantastico libro scritto da un gruppo di visionari intellettuali bolognesi radunati sotto lo pseudonimo di Luther Blissett, che - per loro stessa ammissione - é un "nome multiplo sotto il quale agisce programmaticamente un nucleo di destabilizzatori del senso comune": anch'essi dei rivoluzionari, quindi. Il libro ha 20 anni, ma potrebbe essere un diario immaginario di una possibile svolta della situazione attuale.


Cos'é "Q"? E' una gigantesca parabola sulla rivoluzione, forse. O forse é soltanto una metafora della stuazione politica attuale. O, ancora forse, ci vuole solo dire che le risorse di sopravvivenza dei rivoluzionari sono illimitate, mentre quelle dei controrivoluzionari si estinguono una volta estinta la rivolta contro cui combattono.


O forse, infine, é solo una bellissima storia di avventura e spionaggio rinascimentale.


Siamo in una terra a cavallo fra Olanda e Germania, in piena Rivoluzione Luterana. Su questa landa di pioggia e fango, come su uno scacchiere sconvolto da armate a cavallo e manipoli di disperati, si affrontano Luterani, Controriformisti e Anabattisti.
Ci troviamo nel cuore del 1500, ma potremmo essere ai giorni nostri.
I Luterani sono spalleggiati dalla borghesia mitteleuropea per mettere in discussione il potere di Roma e deviare quindi i grandi flussi finanziari che dall'Europa colano nelle casse del Vaticano. Le teorie di Martin Lutero vengono dilatate, distorte e sottomesse alle necessità di indipendenza dei nobili tedeschi e della ricca borghesia.
Sull'altra sponda c'é il Vaticano, con i suoi dogmi a tutela del proprio potere terreno e della propria ricchezza. Il braccio armato del Vaticano é il Sant'Uffizio, a capo del quale c'é il viscido Pietro Carafa, un'eminenza grigia, direi, assetata di potere e di controllo. Q ne é l'occhio e l'orecchio, sui campi di battaglia dell'Europa e ovunque si accendano focolai di rivolta. Q é lo strumento con cui Carafa capta prima le informazioni e crea poi le condizioni affinché i focolai si estinguano. Q é appiattito sul volere di Carafa, crede alla causa conservatrice e agisce rettamente.
In mezzo, destinati alla sconfitta, ci sono i contadini, coloro che vivono fuori dalle mura. Quelli che al giorno d'oggi potrebbero essere i proletari, in senso lato. Operai, impiegatuzzi, precari, ecc.
Lottano con vigore, con ingegno e ingenuità, credendo alla vittoria della propria causa, che é una sola: la sopravvivenza, la sussistenza. Non cercano profitti smisurati, non cercano potere. Provano solo a sopravvivere. E credono alla vittoria della propria causa perché sanno che é giusta.
Con questo scenario sullo sfondo, personaggi storici per quanto oscuri e folli (Jan de Leida, Jan Batenburg, Jan Matthys) incrociano le proprie vite con l'alter ego di Q, personaggio dai mille nomi e dai mille destini.
La causa sposata, un po' per puro amore di rivoluzione un po' per spirito di avventura, é quella dell'anabattismo, che mette in discussione ogni punto fermo in materia di religione e di proprietà. I loro capi, moderni profeti, portano avanti idee eretiche come la negazione dell'autorità della Chiesa centrale, l'abolizione della proprietà, l'abolizione del matrimonio, e teorizzano l'anarchia come gestione della Città Stato di Munster (caposaldo della cultura anabattista): degli Hippies ante litteram, se vogliamo. Salvo poi "istituzionalizzarsi" una volta abbattuto il potere precostituito e trasformarsi in feroci dittatori della cittadella ideale da loro stessi inventata. Per un certo verso possiamo individuare un parallelo fra la parabola anabattista e quella sessantottina, dove i leader del movimento, in qualche modo sono stati assimilati dal sistema stesso che combattevano, assorbendo e interiorizzando quelli che erano gli schemi tanto denigrati.
Una follia appunto, che li consegnerà alla disfatta. Mentre il nemico occulto, Pietro Carafa diventerà Papa.
All'anonimo protagonista non resta che una nuova fuga, un nuovo cambio di nome e di vita. E una nuova battaglia, contro l'alta finanza delle banche che a quei tempi stava muovendo i primi - perniciosi - passi. Una nuova battaglia che si concluderà anch'essa in sconfitta, costringendo il nostro protagonista a cercare - ancora una volta - fortuna altrove.
Insegnandoci che non sempre la vittoria e il successo stanno dalla stessa parte.

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