lunedì 20 febbraio 2012

Opportunità e redistribuzione



Prendo spunto da un commento al mio post [Under the bridge] per approfondire le tematiche che ho di recente affrontato.
Nel commento si sostiene che "piu' che redistribuire , lo stato [...] dovrebbe creare le condizioni per che le risorse materiali e immateriali si distribuiscano piu' equamente".

Mi sento di condividere.

Questo, secondo me, é il tema fondamentale del dibattito su democrazia e giustizia: la parità di opportunità fra gli appartenenti ad una comunità - a maggior ragione fra tutti i cittadini di uno Stato Nazionale - é garanzia di giustizia e il fondamento della democrazia.

Quando le condizioni affinché le ricchezze e le prospettive siano disponibili a chiunque abbia iniziativa e capacità per ottenerle, ci troviamo in uno stato di democrazia e di giustizia: ossia eguaglianza fra gli individui; un'eguaglianza sostanziale, che non deve necessariamente trasformarsi in un'eguaglianza di reddito, di patrimonio e di status.

Il tema dell'eguaglianza sostanziale é importante: all'interno di uno Stato é legittimo che ci siano delle differenze; occorre però che le differenze siano generate da scelte libere ed individuali, e non dalla presenza di fattori che limitino le opportunità degli attori.

Ci sarà nella popolazione chi avrà più iniziativa, più talento e magari più fortuna. In base a tutto ciò, raggiungerà una situazione personale migliore. Altri avranno meno volontà e motivazioni, saranno meno disposti a sacrificare il proprio tempo, la propria fatica, e accetteranno prospettive differenti. Ma avrà ciascuno scelto liberamente.

E' quello che si dice il merito, parola che in Italia fa rabbrividire.

I cartelli, le corsie preferenziali, i favoritismi, la corruzione, sono solo alcuni di questi fattori, che limitando la libertà, negano l'equa distribuzione delle risorse e vanno contro la logica del merito.

Dallo Stato mi aspetto che garantisca la regolarità della partita e che soccorra chi - nonostante tutto - versi in condizioni che stanno sotto la sussistenza.

Fra dire che lo stato debba garantire a tutti una determinata fetta di ricchezza e dire che lo Stato debba garantire pari opportunità a tutti ed assista chi non ce l'ha fatta, c'é la stessa differenza che passa fra comunismo e socialismo.

La Storia ci ha lasciato numerose testimonianze che evidenziano il fallimento del Comunismo. La Storia ci ha lasciato altrettante indicazioni circa il fallimento del Capitalismo così come é stato espresso nel XX° secolo (i capitalisti fanno finta di niente e ci conducono serenamente verso un baratro in cui - inconsapevoli - sprofonderanno anche loro presto o tardi).

Paradossalmente, dei pochi lettori che fin'ora popolano il mio blog, alcuni mi hanno scritto mail in cui mi accusano di essere un leninista. Mi viene da sorridere, perché comunista non lo sono mai stato, ed é un appellativo in cui non mi riconosco. Tuttavia vivo in questa società e ne vedo i limiti così come le opportunità. Osservo ed annoto.

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