sabato 3 marzo 2012

L'inefficacia della retorica



"Sto con la Val Di Susa, dove tutta la comunità respinge la riduzione a schiavitù del proprio suolo."
Questo é un post recente di Erri De Luca sul proprio profilo di Facebook.

Per quanto potente possa sembrare, questa frase introduce adeguatamente il tema che ho voglia di affrontare in questa notte insonne: la retorica che avvolge la questione della Val di Susa e delle proteste dei No-Tav.

Una posizione di chiusura nei confronti di questa opera imponente ed invasiva ha numerose valide ragioni. Sono sensibile agli argomenti degli ecologisti, e capisco che far passare dei binari dell'Alta Velocità in questa splendida vallata, abbattendo alberi e rivoltando terra (che pare contenga parti radioattive) sia una prospettiva spaventosa.

E' anche vero che la ferrovia rappresenta uno dei mezzi di trasporto meno inquinante e più rispettoso dell'atmosfera, producendo una quantità minima di anidride carbonica. E' evidente che trasportare merci e passeggeri su un treno anziché sparpagliarli su un'autostrada intasata da veicoli fumanti, faccia differenza.

Per cui non ho certezze, come sempre. Se ci mettiamo sopra le opportunità di lavoro e di commercio che quest'opera potrebbe sviluppare, ecco che trovo tutto sommato eccessivi gli atteggiamenti dei no-tav e della comunità montana della Val di Susa, che si oppongono fermamente ai lavori.

Leggendo resoconti ed interviste, mi sembra che gli oppositori vogliano affermare "andate da un'altra parte, non qui". Come a dire - ancora una volta: il problema del traffico e dell'inquinamento e dei collegamenti va risolto, ma fatelo a spese di qualcun altro.

Sono nato e crescuto a Milano, in Lombardia. Una zona che in nome del progresso e del benessere non ha esitato - in modo decisamente scriteriato, devo ammetterlo - a sacrificare porzioni del proprio territorio. Negli anni 60 questa scelta ha comportato posti di lavoro, una ricchezza abbastanza diffusa, una crescita economica per l'intero Paese.
Ettari ed ettari di pianura sono stati immolati per costrire tangenziali, e fabbriche. Il solito profitto, certo. Ma anche un benessere diffuso. Milano non ha detto "andate da un'altra parte".

Per cui provo un po' di disappunto davanti ad una difesa strenua - quasi di principio - contro il passaggio della linea ferroviaria.

Occorre una scelta radicale, allora: lasciamo perdere la ferrovia, chiudiamo le porte alla Francia, all'Europa. Rinunciamo al commercio. Contraiamoci. Accettiamo il regresso, torniamo a vivere come 500 anni fa. Si può fare, sia chiaro: non é una provocazione.

Oppure possiamo fare delle scelte sulla base di valutazioni di opportunità, scegliendo il treno.

Senza affrontare battaglie di principio, oltretutto combattute utilizzando argomenti e strumenti poco costruttivi. Si possono vedere gli eventi della settimana in modi differenti, ma trovo che il tentativo dei manifestanti di salire sul treno senza voler pagare il biglietto sia l'emblema della vacuità di questa protesta (sempre che quanto riportato dai giornali sia vero).

Le arrampicate sui piloni, i blocchi sulle autostrade, le risse con la Polizia, sono il bagaglio ormai logoro di un certo tipo di antagonismo violento e sterile, che - cercando di combattere il sistema al contrario lo rafforza, perché mostra di non avere argomentazioni che non siano violente. E' come se all'obbiettivo della tutela di una valle si sostituisse la necessità di propagnadare l'ideologia del "contro tutto".

Un progetto si combatte e sconfigge proponendo un altro progetto preferibilmente più valido e non opponendosi ad esso in modo scriteriato. Ci sono altri passaggi dove far transitare il treno in modo da ridurre l'impatto ambientale? C'é modo di svolgere i lavori senza dover devastare una vallata? Queste sono domande a cui dovrebbero rispondere i no-tav, proponendo le loro soluzioni, anziché i propri slogan e la platealità sterile di certe manifestazioni.

Diversamente, le loro scorribande assumerebbero solo una generica valenza retorica e inefficace. E sarebbe la schiavitù dei propri pregiudizi.

Nessun commento:

Posta un commento