giovedì 12 aprile 2012

Circolo chiuso



Episodi sparsi, sulla terra benedetta dal Signore: Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, dal pulpito della Basilica di San Pietro spiega che non ordinerà mai una donna sacerdote, perché – dice – non ha ricevuto l’autorizzazione dal Signore; Antonio Reig Pià, il Vescovo spagnolo di Alcalà, durante una predica ha promesso l’inferno ai gay, definendoli pervertiti che si prostituiscono e compiono atti di pedofilia;  la Beatificazione di Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.

Segnali di reazione, conservatori al potere.

E’ normale che la Chiesa Cattolica sia un’istituzione conservatrice, mi stupirebbe e disorienterebbe se essa incoraggiasse il cambiamento rapido; l’evoluzione, qualsiasi evoluzione, è frutto della contrapposizione di due forze: una conservatrice e una progressista; inevitabilmente la Chiesa deve recitare il primo ruolo. Tuttavia mi sembra che attualmente l’integralismo di questo Papa si scontri con la legittima necessità di adeguare ai tempi moderni gli schemi e i comportamenti (ormai superati) nati in epoche successive alla divulgazione del messaggio del Vangelo. Non può, Ratzinger, sostenere che l’autorizzazione ad ordinare donne-sacerdote deve venirgli dal Signore Dio, perché in questo modo irride l’intelligenza di quella parte del popolo cattolico non bigotto, dotato di spirito critico, che crede in Dio per fede e convinzione e non per paura, superstizione e ignoranza. Non mi aspetto certo che il cielo si squarci in due, per permettere a Dio di autorizzare espressamente Padre Joseph ad ordinare una donna. Non ce ne dovrebbe essere la necessità, non essendo mai stato espresso il divieto in precedenza. Così come non é mai stato un anatema a danno dei gay, da parte di Nostro Signore Gesù Cristo.

Superstizione e ignoranza: ottimi strumenti, nei tempi passati, per diffondere il senso di colpa e il timore della punizione purificatrice. La paura per difendere il potere. Riti plateali, formule pronunciate in una lingua tanto arcaica quanto oscura. Colori, fumi, abiti sfarzosi, scettri, copricapi. E’ la liturgia. Alcuni attribuiscono alla liturgia lo scopo evocativo del momento per rappresentare, tramite simboli, i vari momenti della vita del credente. Allo stesso tempo, la liturgia serve a colpire l’immaginazione del fedele più ottuso e non istruito, e quindi più influenzabile, al fine di suggestionarlo e – quindi – anche di spaventarlo e renderlo quindi manovrabile. Un vecchio trucco che funziona ancora.

Nel 2012 sarebbe bene che la Chiesa accantonasse questi illusionismi da stregone e cominciasse a rendersi conto che il mondo é cambiato e con esso anche la concezione dell'essere umano. La discriminazione di carattere sessuale é quanto di più disgustoso soprattutto se esercitata dal massimo ente spirituale del mondo. Quella Chiesa che dovrebbe professare l'accettazione dell'individuo, l'accoglienza, l'integrazione, il rispetto delle differenze; e che invece si ostina a vedere gay e donne, dove invece ci sono solo individui che vogliono dare un proprio contributo per il miglioramento delle condizioni della vita. Proprie e magari anche del prossimo.

Oltretutto, non é accettabile che un Vescovo demonizzi gli omosessuali, bollandoli con generalizzazioni estreme come pedofili e dediti alla prostituzione. Significa non avere il minimo contatto con la realtà. Significa non conoscere la differenza che c'é fra individui che provano attrazione per persone dello stesso sesso e molestatori di bambini! E' una generalizzazione davvero grossolana, per un alto prelato di una grande Nazione cattolica. La Chiesa dovrebbe cominciare ad alzare lo sguardo, smettendo di fissare la patta degli individui, per guardare alle loro reali necessità, spirituali e materiali.

Si potrebbe chiedere, ora: che cosa c'entra Don Giussani in tutto ciò?

Don Giussani é il fondatore di CL, Comunione e Liberazione: la più potente e meglio organizzata struttura giovanile e politica dei cattolici. Ho studiato Economia e Commercio presso l'Università Cattolica di Milano, la più grande fabbrica di Ciellini del mondo intero. La loro casa.

C'era un'aula, la Sant'Agostino (a proposito, narrano che Sant'Agostino praticasse la sodomia, ironia della sorte) - un elegante anfiteatro con scranni in legno e una grossa lavagna in pesante ardesia a piani scorrevoli, oltre ad una vetrata a semicerchio alle spalle a dare luce all'ambiente - dove si tenevano le lezioni di microeconomia. La mattina arrivavo presto, mi rileggevo gli appunti, guardavo qualche ragazza che passava. La porta dell'Aula Sant'Agostino mi sembrava sempre chiusa fino all'arrivo del prof. Grazioli. Un giorno mi accorsi che dentro c'era già gente e scostai una delle porte per entrare e accomodarmi in una delle prime file. Dentro era pieno di ragazzi, sembrava che pregassero. Pur non essendo un invasato religioso, la cosa non mi dispiaceva: dopotutto i miei genitori mi avevano cresciuto ed educato al culto cristiano, per cui entrai per unirmi a quella preghiera. Un ragazzo, vestito semplice, jeans e maglione lungo, mi sbarrò la strada e mi chese senza troppi preamboli: "Tu sei dei nostri?" Ai tempi ero molto timido e invece di ridergli in faccia balbettai qualcosa come "No. Non so". Lui mi incalzò "Insomma, sei di CL?" Io gli dissi che no, non ero di CL, al che lui mi intimò con un tono di chiusura definitiva "Allora tu non puoi entrare" e mi accompagnò fuori.

Tu non puoi entrare.

Da lì capii molte cose, forse troppe per un episodio così banale.  Le strade del Signore sono infinite, ma quella dei cattolici é una sola; o sei come loro, oppure non puoi entrare.

Una specie di circolo chiuso, per accedere al quale devi essere assolutamente corrispondente alle regole dell'uniformazione. La diversità di qualsiasi specie, anziché costituire un elemento di arricchimento, viene guardata con disprezzo; nessuna integrazione, nessuna accettazione.

Da quel giorno ho cominciato ad osservare con curiosità i cattolici scoprendo in essi una specie di compiacimento nel ritrovarsi fra giusti, all'interno di quel circolo chiuso, così rassicurante e raccolto. Guardavo i loro sorrisi, le loro strette di mano, le loro parole sussurrate, i gesti e gli sguardi e mi sembrava di sentire qualcosa come "Noi siamo i giusti, chi é fuori é sbagliato".

Ho il sospetto che questi cattolici siano più che altro una specie di massoneria di Dio. Una sorta di congregazione palese tenuta insieme da solidi principi condivisi e manovrata ad arte per il solito scopo: denaro e potere (non é una novità, lo so). Ed ogni contatto con realtà differenti viene visto come una minaccia perché rischia di indebolire proprio quelle convinzioni che tenono uniti i vari membri della massoneria di Dio. Un minimo dubbio sarebbe letale: ecco perché occorre serrare il cerchio, minacciando se é il caso anche le fiamme dell'inferno.

E lo fanno proprio adesso, in un momento storico e di malessere sociale, nel quale le spiegazioni, le parole, i ragionamenti lucidi, gli approcci elastici e moderni sarebbero una manna: senza che questo scardini e snaturi i principi di quella religione. Il popolo non ha più bisogno di dogmi e minacce, ha bisogno di spiegazioni, di idee. Il paesello si é allargato, e la gente del borgo ha altri modelli e confronti oltre a quelli imposti dal Vescovo. Non che quelli cattolici debbano per forza essere sbagliati o peggiori di altri. Dico solo che non é più il momento delle imposizioni, non é più il momento delle separazioni fra giusti e sbagliati.

Il Vangelo ha sempre aperto le braccia a tutti, perché Don Antonio Reig Pià non se ne é accorto?

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