venerdì 20 aprile 2012

Il sottile filo dell'utopia


Il Malawi é uno stato dell'Africa noto per avere uno dei laghi più belli del mondo. Come tutto il resto dell'Africa é caratterizzato da paesaggi naturali di incredibile bellezza.

Ma non é questo l'oggetto del post. L'oggetto del post é il fatto che nel Malawi, così come in molti altri Stati africani, i bambini muoiono ancora per una malattia che da noi viene ricordata quasi con tenerezza perché ci riporta all'infanzia: il morbillo.

Il morbillo, in Europa e nell'Occidente (con il termine occidente intendo quella parte della terra caratterizzata dal benessere diffuso: quindi l'Europa, gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone, l'Australia e la Nuova Zelanda e alcuni dei Paesi Arabi) non esiste più, grazie alle vaccinazioni che hanno progressivamente ridotto il rischio contagio, per cui il virus non ha più potuto riprodursi e diffondersi.

Praticamente, quando un bambino ha circa un anno di età, lo si porta al consultorio e con una piccola puntura gli si garantisce l'immunità da questa malattia che - da semplicemente fastidiosa - può tramutarsi in mortale, come abbiamo scoperto leggendo le cronache internazionali recenti. Tendenzialmente é il Servizio Sanitario Nazionale (almeno nei Paesi dove lo Stato ancora si prende a cuore le vicende dei propri appartenenti) che ne garantisce la somministrazione.

Il problema é che il Malawi non ha sufficienti fondi per garantire alle famiglie questa elementare vaccinazione. Questione di bilancio.

E proprio di questo vi parlo: prendiamo i bilanci dei principali colossi farmaceutici multinazionali. Pfizer, Pharmacia, Bayer, Abbott. Ne cito quattro, tanto per intenderci. Poniamo di mettere un'imposta addizionale dello 0,05% sull'ebitda delle case farmaceutiche: l'ebitda (acronimo anglosassone che significa earnings before taxes, depreciations, amortizations, ossia profitti prima di tasse, svalutazioni e ammortamenti) indica la performance del business vero e proprio di una azienda; prima di interventi che possiamo definire di politica di bilancio, come accantonamenti e svalutazioni vari.

E' sempre difficile ragionare in termini generali, perché si rischia di cadere nella demagogia. Ma - visti i volumi d'affari e gli alti profitti di queste gigantesche multinazionali - sono certo che un'imposizione fiscale così mirata non scalfirebbe minimamente il risultato finale di queste corporations (che solo negli Stati Uniti spendono cifre incredibili per l'attività di lobby); al contrario permetterebbe di costituire un fondo che avrebbe la finalità di fornire medicinali a quei Paesi del Terzo Mondo che non hanno mezzi per provvedere alle campagne di immunizzazione della popolazione.

Per fare due conti, vi dico che Pfizer ha chiuso l'esercizio 2010 con un utile netto (dopo le imposte) di 2,89 miliardi di dollari. Significa che - se l'utopia divenisse regola - solo Pfizer parteciperebbe al fondo con una cifra di circa 145 milioni di dollari (e ho fatto i calcoli sull'utile netto e non sull'Ebitda).

Continuando a camminare sul sottile filo dell'utopia, potremmo pensare di estendere questo tipo di imposizione fiscale alle compagnie petrolifere e alle case automobilistiche, al fine di costituire un fondo da investire nello sviluppo delle energie rinnovabili. L'Ebitda 2011 di Exxon Mobil é di 89 milioni di dollari...

Capite cosa intendo? Non sto chiedendo di dimezzare i loro profitti, non sto parlando di espropri proletari. Basterebbe chiedere a questi giganti di lasciarci le briciole e salveremmo l'intero pianeta. Qui é questione non di miopia, ma di completa cecità!

E stanotte ho voglia di continuare con le idee irrealizzabili. Prendiamo tutti i beni superflui di cui ci circondiamo: I-phone, I-pad, Playstation, tablet e notebooks, bottiglie di champagne, auto di lusso, barche a vela, yacht e così via. Alziamo l'iva di un solo punto percentuale. Uno solo. Devolviamo il ricavato di questa rettifica fiscale a scopi umanitari, precedentemente definiti. Non si deprimerà certo il mercato se alzo di cinque euro il costo del nuovo I-pad, o di mille il costo di una barca a vela di medio valore: chi aveva in mente di comprare, comprerà comunque, no? Ma avremo finanziato un progetto importante, qualcosa che davvero ci farà sentire più importanti, molto più del telefono che abbiamo nella borsetta.

Cosa serve per realizzare questo progetto? Un gentlemen agreement fra capi di stato e CEO delle grandi imprese. Il passo più difficile, certo.

So - inoltre - che molti fra quelli che mi leggeranno staranno cavillando sulla difficoltà di trasferimento di questi eventuali fondi e alla trasparenza della gestione di queste ingenti somme. Ma forse é un alibi; forse basta cominciare ad organizzarsi, a muoversi, affrontando un problema per volta.

Non sarebbe bello poter pensare, per una volta, che la generosità l'abbia vinta?

1 commento:

  1. Non mi trova d'accordo sulle proposte di ulteriori tassazioni, ma non perché non voglia vedere le aziende farmaceutiche guadagnare di meno, ma perché ogni costo aggiuntivo imposto alle aziende si riflette automaticamente sui consumatori.
    I medicinali, già costosissimi in Italia, costerebbero ancora di più. Le associazioni che si occupano di tamponare le malattie e la povertà sul suolo nazionale si vedrebbero costrette a ingenti spese aggiuntive e ad ulteriori tagli al proprio bilancio.
    Un punto percentuale di IVA in più significa un costo maggiore dei beni sul mercato. Finché parliamo di beni di lusso, il mercato non ne risente particolarmente; se parliamo invece di beni di consumo, gli effetti possono essere disastrosi, come lo stato delle aziende italiane dimostra.
    Non voglio farle un trattato di economia, ma le dico che sono proprio questi piccoli "sovrapprezzi" ad aver via via fatto aumentare i costi fissi delle imprese, con conseguente aumento dei prezzi del prodotto finale.
    Infine, deve considerare anche i costi di gestione di questo denaro ricavato dalle tasse che ha ipotizzato. Intendo che un nuovo organo (presumibilmente internazionale) che gestisca questo denaro avrà bisogno di una sede, di tecnici, di apparecchiature logistiche ed informatiche... e tutto ciò costerebbe già un centinaio di milioni di euro. In Malawi arriveranno le briciole delle briciole e non miglioreranno una situazione di endemica povertà e sottosviluppo che avrebbe invece bisogno di slanci interni e non di assistenzialismo internazionale.

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