lunedì 16 aprile 2012

Lo specchio degli italiani



Riepiloghiamo un momento la situazione, perché qui gli eventi si susseguono, e non facciamo in tempo ad annotare un episodio di corruzione o di politica poco trasparente che subito ne arriva un altro. Ora persino Roberto Formigoni, Re Roberto IV il Vergine, è finito nella ragnatele delle inchieste giudiziarie per strane vacanze di gruppo e week end su uno yacht sospetto.
La Seconda Repubblica (nome altisonante e per la verità nemmeno troppo originale, ispirandosi alle 2eme République Française, dal 1848 al 1852) sorta dopo quella che si pensava fosse la tempesta purificatrice di Mani Pulite, ha cominciato a scricchiolare da subito, mostrando di non essere composta propriamente da vergini e da cavalieri senza macchia e senza paura.
Questo, in realtà, lo sospettavamo: non si capisce come potesse una classe politica riciclata da quella precedente (coinvolta nello scandalo di Tangentopoli) essere migliore. Soprattutto se si considera che quella classe politica veniva sì depurata da personaggi come Craxi e Forlani, ma integrata da gente come Berlusconi, Dell’Utri, Previti & Co.
Certo, i Partiti travolti dall’inchiesta del 1992 (e anni seguenti) erano stati sostituiti da altri, più o meno con le stesse ispirazioni, e soprattutto con le stesse aspirazioni: la gestione sfrontata ed utilitaristica del potere. Questi partiti avevano innanzitutto una facciata diversa: simboli, colori nuovi, addirittura inni.
Avevano inoltre una struttura e un’organizzazione apparentemente rinnovate: meno partito, più movimento. Infine avevano l’ipocrita facciata di organismi differenti, anzi, migliori di quelli che stavano sostituendo. Il vento del rinnovamento doveva incoraggiarci e rassicurarci.
A Milano, c’è un detto che recita "na lavada, na sugada e la par nanca aduperada": dicesi di una signora dal passato poco edificante che – grazie ad un’accurata operazione di rinnovamento dell’abbigliamento, della pettinatura e del maquillage - si trasforma in un’elegante e rispettabile dama. Possiamo adattare alla perfezione questo adagio per definire i partiti della Seconda Repubblica. 
Dietro ai nuovi simboli e alla profusione di colori, dietro ad un modo diverso di comunicare – meno convergenze parallele, meno linguaggio politichese, meno personaggi grigi e noiosi, più presenze ai talk show di costume e di politica da varietà -  abbiamo ritrovato quasi subito gli stessi logori e volgari comportamenti che avevano spappolato la credibilità della nostra povera Italia, dagli anni sessanta in poi.
Sorvolando rapidamente sul capitolo Berlusconi e sul suo manipolo di gente onesta – capitolo che occupa vent’anni di storia e una rosa di personaggi illimitata: da Dell’Utri e Previti, fino a Tarantini e Lavitola, per parlare di cose dei giorni nostri, e che oltretutto richiederebbe la gestione di un blog tutto per sé - in questi ultimi vent’anni abbiamo visto di tutto.
Il sospetto mi era venuto già nel giugno del 1994, quando lessi un articolo sul Corriere della Sera in cui si descriveva il cambio della guardia nei locali della Roma notturna, con una rinascita di via Veneto, frequentata adesso dai vari La Russa & sodali, ma anche da Veltroni e Casini, eccetera. Quell’articolo mi aveva perplesso: “Vuoi vedere – mi dissi – che questi usano la politica solo come attrezzo strategico per raggiungere quei privilegi che prima erano loro negati?” Cercate di perdonarmi, avevo solo 25 anni e credevo ancora nell’onestà di fondo dell’essere umano, persino di quello nato ed educato sul suolo italiano; ero – in un certo senso – migliore di adesso: la disillusione e il cinismo non facevano ancora parte del mio carattere.
Fatto sta che – nel tempo – ho visto accumularsi una serie di figuracce desolanti trasversali a qualsiasi schieramento politico e a qualsiasi ideologia di superficie. Figuracce per noi italiani, sia chiaro: noi li votiamo, da loro noi siamo rappresentati, noi - di fatto - avalliamo i loro comportamenti e perdoniamo le loro debolezze.
La bufera sulla Lega è solo storia recente; andando indietro nel tempo troviamo il caso Lusi, che si è portato via circa tredici milioni di euro, dalle casse della Margherita di Rutelli (che ora, ineffabile, affida ad una società di consulenza la verifica dei conti per certificare gli ammanchi); spostandoci ancora un po’ a sinistra c’è Filippo Penati – un pezzo grosso del Partito Democratico lombardo e nazionale – inquisito con l’accusa di aver instaurato un meccanismo perfetto di raccolta di mazzette dagli imprenditori che volevano vedersi assegnati gli appalti dal Comune di Sesto San Giovanni [Per chi non è della zona di Milano, dico solo che la zona di Sesto San Giovanni -  con le aree su cui sorgevano le acciaierie ora dismesse, tipo la Falck – rappresenta una delle casse di sviluppo urbanistico potenzialmente più importanti d’Italia]; per finire (e cito solo tre macro-casi, perché tanto la cronaca è sempre aggiornata)  con le curiose vicende dell’appartamento di Montecarlo, su cui il presidente della Camera non si è degnato di fare chiarezza e che è un po’ finito nel dimenticatoio, e – last but not least – dell’appartamento nel cuore di Roma intestato all’ex Ministro Scajola e pagato a sua insaputa da un imprenditore (non stiamo parlando della pizza al bar dell’angolo, stiamo parlando di un principesco appartamento nel centro di Roma, una delle città d’Italia in cui il mattone costa più caro).
Mi resta nella mente il commento di mia moglie a questa vicenda; premetto che mia moglie non segue quotidianamente le vicende della politica, ma una sera mentre il Telegiornale stava trasmettendo le immagini di Scajola che proclamava la propria estraneità a questo evidente caso di corruzione, mi chiese informazioni in merito; le spiegai con poche frasi che quello era un ex Ministro e che – a suo dire – qualcuno aveva pagato al posto suo, senza che lui lo sapesse, l’appartamento in centro a Roma dove lui aveva gli uffici. Dopo quella breve spiegazione, lei mi chiese, seria: “E noi facciamo ancora parlare al Telegiornale uno che ha l'impudenza di sostenere queste cose?”
Credo che la situazione italiana sia tutta in questa domanda di mia moglie: fintanto che accetteremo che in Parlamento siedano personaggi con questa credibilità nulla non potremo pretendere niente. Fintanto che non si tireranno pomodori a chi cerca di farci digerire queste pagliacciate, saremo corresponsabili.
Noi ci specchiamo in questo Parlamento: esso non è altro che un campione statistico della popolazione. Non è – come a molti fa comodo pensare – un serraglio di bestie rare e feroci. E’ semplicemente la proiezione dell’elettorato.
Ecco perché ci troviamo di fronte ad un problema di difficile soluzione. Finché l’elettorato avrà il vizio dell’arricchimento facile, della scorciatoia, della raccomandazione, del privilegio, dell’abuso, non avremo altri rappresentanti che questi. Perché questo é quello che ci meritiamo.

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