martedì 24 aprile 2012

THE GUNNER'S DREAM



Roger Waters, il bassista e leader dei Pink Floyd è nato nel settembre 1943 e non ha mai conosciuto il proprio padre.
Eric Fletcher Waters partecipò - nelle fila dell'esercito britannico - allo sbarco di Anzio del gennaio 1944, in cui trovò la morte insieme a migliaia di altri soldati.
Questo evento – che ha inevitabilmente segnato tutto il resto della sua vita – trova riflesso concreto in gran parte dei testi di Waters. Spesso i dischi dei Pink Floyd sono inframmezzati da rombi di aerei da caccia, da esplosioni, da urla disperate, da sibili di bombe che cadono.

Il disco The final cut è il frutto di un travagliato percorso di autoesplorazione e dei traumi lasciati nell’animo dell’Autore dalla perdita del padre. E’ un disco fortemente pacifista, scritto durante la cosiddetta Guerra delle Falkland, ma la cui atmosfera riporta evidentemente alla Seconda Guerra Mondiale. E’ un disco talmente intimo e personale da aver causato lo scioglimento temporaneo dei Pink Floyd, in quanto gli altri componenti del gruppo accusarono Waters di atteggiamenti dittatoriali che riducevano i Pink Floyd ad un complesso di supporto, soggiogato alle esigenze espressive del leader. A sostegno di questa teoria, si può constatare che - sul retrocopertina del disco - David Guilmour figura nei crediti solo come chitarrista esterno alla band e non come componente stesso.
E’ un disco che ha suscitato molte perplessità presso i fan: effettivamente ad un primo ascolto sembra un passo indietro rispetto alle sonorità e alle atmosfere dei dischi precedenti. Venendo dopo il monumentale The Wall ci si poteva aspettare qualcosa di altrettanto gigantesco e coinvolgente. Tuttavia é un disco assolutamente valido e - se letto e ascoltato adeguatamente - intenso.

Il brano che attira la mia attenzione é The Gunner's dream, il sogno dell'artigliere. Parla di un soldato che - dal fronte dove si trova - fra le bombe che gli cadono intorno facendolo sobbalzare, sogna. Sogna una vecchiaia accanto alla donna amata i cui capelli si tingono d'argento, sogna una casetta con il giardino sul retro. Un posto tranquillo dove vivere, cibo a sufficienza.

"His dream is driving me insane" recita ad un certo punto la canzone: "Il suo sogno mi sta tirando scemo". Mi sono immedesimato in Waters, una volta.

[Omaha Beach, costa della Normandia celebre per lo sbarco dell'operazione Overloard, che rappresenta il primo passo con cui le truppe ango-americane diedero inizio alla liberazione dell'Europa invasa dai Nazisti]

Dal muretto che delimita il cimitero dove sono sepolti migliaia di soldati americani, inglesi, australiani e canadesi, guardo giù in fondo alla scogliera, la spiaggia bianca, lambita da un freddo e placido mare color del piombo. Mi sembra impossibile credere che alcuni decenni prima quella stessa spiaggia, così come quelle vicine (Gold, Juno, Sword e Utah), sia stata devastata dalle ferite di una battaglia così furibonda. Guardo le fotografie nei musei che punteggiano tutto il percorso dalle spiagge fino a Caen, e trovo testimonianze della brutalità di quel giorno di giugno del 1944.  Mi aggiro per i cimiteri inglesi, americani, ma anche tedeschi; guardo le date di nascita e di morte, la maggior parte di questi disgraziati aveva fra i 18 e i 20 anni. Penso rapidamente, quasi involontariamente ai ventenni del 2012, con i loro I-phone, e lo scooter e tutto il resto e mi chiedo che colpa avessero questi sepolti nei dintorni di Sainte Mère Eglise per non aver potuto godere della stessa comoda deboscia.

Mi riesce difficile comprendere quali motivazioni muovessero questi giovani a battersi e a dare la vita contro un nemico che nemmeno conoscevano. Erano indottrinati, evidentemente. Tutti. Non sto parlando dei tedeschi o degli americani. Purtroppo i fantaccini che saltavano giù dai mezzi da sbarco e morivano colpiti dalla prima pallottola vagante, così come quelli che stavano arroccati sulla scogliera con una mitragliatrice nelle mani, non sapevano per bene quali interessi ci fossero dietro quelle battaglie.

Frse facevano solo quello per cui erano stati addestrati. O, più semplicemente, pensavano che vincendo quella battaglia ci sarebbe stato un mondo migliore.
Un mondo migliore: é quello che sognavano tutti i soldati al fronte, tutti gli artiglieri e i fanti, i marinai e gli aviatori. Un mondo migliore che non hanno fatto in tempo a conoscere, e che forse non é mai esistito.

Questa sembra una bestemmia, ma ciò per cui combattevano, consapevoli o no, era una grande e assurda utopia. Forse, addirittura una bugia. Il mondo migliore era la crudele e affabile maschera dell'espansione commerciale, l'inizio della globalizzazione del capitale americano, che cominciava a stare stretto nei confini a stelle e strisce.

Pochi di loro sopravvssero, per vedere la grande illusione sbriciolarsi lentamente. I più restano sepolti sotto lapidi di venti centimetri per venti. Passeggiando fra quelle tombe, non si può respingere il nodo alla gola.

Condivido tutto l'odio di Roger Waters per la guerra. Per quanto rappresenti un fenomeno di svolta, e a volte di grande cambiamento e di slancio economico e sociale, trovo che sia un'assurdità senza tempo. Nessuna causa ha valore se deve essere sostenuta con la violenza.

When the Tigers broke free, un brano che Waters ha scritto per la colonna sonora di The Wall - The movie, un film diretto da Alan Parker sulla traccia del disco del 1978, brano che successivamente é stato inserito nella riedizione di The final cut, é un inno contro la guerra e ci riporta in Italia , ad Anzio, il giorno della battaglia.

Chiudo gli occhi, e mi ritrovo a Piazzale Loreto, qualche mese dopo quella battaglia. Numerosi corpi sono appesi a testa in giù, legati per le gambe, offesi e mutilati. Sono i reduci del deposto regime, fra i quali Benito Mussolini, il dittatore arrestato a Dongo, fucilato a Giulino di Mezzegra e portato a Milano per l'omaggio della folla inferocita e sollevata dall'oppressione.

E' il 25 aprile: soldati, partigiani e cittadini comuni festeggiano insieme (non senza aver risolto qualche bega personale nascondendola sotto la maschera della rivolta politica). Immagino il 25 aprile 1944 come un giorno caldo e pieno di sole, come tutti i giorni di festa. Passo fra la folla che scorre da Corso Buenos Aires, da Viale Monza, da Viale Lombardia per radunarsi intorno all'illustre cadavere. Fisso qualcuno negli occhi, osservo il sorriso di altri, provo a captare alcune frasi.

Ne afferro uno per il braccio, ha una giacca logora e una camicia spiegazzata a righe azzurre; porta il fazzoletto rosso al collo e mi guarda stupito, quasi scocciato per essere stato bloccato mentre vuole partecipare alla festa.

"Quale festa?" gli chiedo "una nazione che nasce da una violenza così brutale, per quanto giustificata da decenni di sottomissione, nasce con un peccato originale".
"Ci aspetta il futuro, ora tutto cambierà" mi risponde sorridendo, pieno di certezza. I giganti dell'anitfascismo Togliatti e De Gasperi a breve arringheranno le folle, raccontando nuove bugie e provocheranno nuove fratture. L'omino ha l'espressione frastornata ma sollevata di chi si sta risvegliando da un brutto sogno.
Lo guardo perplesso e scuoto la testa: vorrei parlargli della fine  di Falcone e Borsellino, di Tangentopoli, di Berlusconi, del collasso del Partito Comunista. Lui continua a guardarmi con gli occhi socchiusi di chi non capisce. Scuote leggermente la testa. Gli mollo il braccio, faccio spallucce e lo lascio correre verso il benzinaio di Piazzale Loreto.

Domani é il 25 aprile, e per l'ennesima volta le folle si riverseranno nelle vie e nelle piazze, e canteranno Bella Ciao, e sventoleranno bandiere rosse.
Che cosa si celebrerà domani? La fine di una dittatura? La liberazione dell'Europa dall'invasore tedesco? La fine della guerra?

O forse semplicemente si ricorderà la nascita di un'illusione che si é dissolta tristemente nel corso di quasi sette decenni?

Io domani penserò a quel soldato e ai suoi sogni. Lo ringrazierò e gli augurerò buon riposo.

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