martedì 1 maggio 2012

Adesso basta cazzate!


Oggi é il primo maggio, la festa del lavoro o la festa dei lavoratori. Questa festa in origine celebrava le vittorie sindacali del XIX° secolo e in particolare la battaglia che fissava l'orario di lavoro in otto ore quotidiane.

Se ci pensate, é stata una gran bella conquista, dato che in precedenza - e mi riferisco a ciò che accadeva nel XVIII° secolo e in gran parte di quello successivo - il lavoratore doveva fornire la propria manodopera dall'alba al tramonto.

E' quindi, prima di tutto, una festa dei sindacati. Tuttavia, con il passare del tempo é diventata una passarella per chiunque, che sia uomo politico o uomo della strada, abbia voglia di esprimere la propria opinione in materia di lavoro, anche in senso lato, molto lato.

La prima considerazione che mi viene da fare é che il Primo Maggio ha perso la propria valenza sindacale - almeno in Italia - perché da tre decenni i sindacati hanno svestito i panni di rappresentanti dei lavoratori per diventare uno strumento politico, una specie di braccio armato della protesta di piazza, al servizio di questo o quel partito. Il fatto che - progressivamente - i lavoratori stessi abbiano contratto la propria partecipazione e adesione al sindacato, la dice lunga sulla considerazione che i sindacati italiani hanno presso i propri rappresentati (teorici) in Italia negli ultimi trent'anni. Con questo non voglio minimamente discutere sul valore ideale del movimento sindacale, nè sulle conquiste raggiunte negli anni. Voglio solo affermare che - da un certo punto in poi - i sindacati hanno organizzato cortei per questo o quel partito, contro i governi non graditi ai partiti ai quali facevano riferimento.

L'atteggiamento opportunista di Cisl e Uil nella trattativa di Pomigliano é solo l'ultimo esempio a sostegno di quanto affermo.

In ogni caso, veniamo ad oggi.

Elsa Fornero é Ministro del Lavoro e del Welfare: questo, di per sè é già un paradosso, se si pensa a quanto poco questa signora abbia fatto per il lavoro, per i lavoratori, e per il loro benessere. Fondamentalmente si é messa a disposizione dei capricci di una cricca di industriali senza vie di uscita alla propria inettitudine, cercando di offrire loro il jolly con cui salvare le proprie aziende, dando loro una soluzione miope per tirare a campare sulla propria incapacità di fare azienda.

L'abolizione dell'Art. 18 é divenuto così una specie di toccasana, la panacea di ogni male. Abolito l'Art.18, il mercato sarebbe diventato una specie di Eden per imprenditori volonterosi, giovani disoccupati e lavoratori di tutta Italia. L'Art.18 sarebbe la ruggine che impedisce il funzionamento di quella perfetta macchina definita mercato del lavoro, e l'abolizione metterebbe a disposizione degli imprenditori le risorse necessarie, grazie alla cosiddetta elasticità, e offrirebbe ai lavoratori stessi una serie infinita di opportunità, tutte a tempo di fatto determinato; ma in fondo cambiare é bello, no?

Questa storia dell'Art.18 ha valicato i confini italiani, ed é rimbalzata in tutta Europa: ogni parruccone ben pasciuto sprofondato in qualche poltrona ben remunerata dell'Unione Europea ha pontificato su questo argomento, sostenendo che esso é la causa della crisi economica che soffoca il Vecchio Continente, la cuasa dell'aumento dello spread, della crisi greca. Perfino il neoeletto premier spagnolo Rajoy ha esortato Monti a cancellarlo, altrimenti l'Europa sarebbe colata a picco.

Credo che sia il momento di dire "Adesso basta cazzate!", perché ne abbiamo sentite troppe.

Elsa Fornero da una delle tante tribune improvvisate in questo Primo Maggio ha detto:

 "Non è un bel primo maggio sia per l'assenza di lavoro che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri"
Certo che non é un bel Primo Maggio! La disoccupazione é in crescita, il lavoro nero non é debellato e le morti sul lavoro sono casi all'ordine del giorno.


Il Ministro Fornero potrebbe contribuire a migliorare la situazione se prendesse provvedimenti seri per debellare queste piaghe che rovinano la vita di milioni di individui.


Rinunciando, magari, ad affermazioni demagogiche tipo quella - che ripete in modo ossessionante - secondo la quale la sua riforma del lavoro aiuterà i giovani: se il Ministro intende dare il lavoro ai giovani togliendolo a chi appartiene ad altre fasce di età, non risolve il problema, ma lo sposta. E' il caso che si metta - lei e il Consiglio dei Ministri al quale appartiene - a studiare strategie per creare posti di lavoro, magari chiedendo nuovi sforzi agli imprenditori, strappandoli dai loro capricci e alle loro cattive abitudini.


Notizie di oggi parlano di nuovi morti sul lavoro (ben due): eppure la normativa in materia di sicurezza sul lavoro é ben fatta. Quello che manca sono le ispezioni metodiche; inoltre credo che le sanzioni - quando venissero rilevate violazioni - debbano per forza essere più severe. Le pene pecuniarie devono costare all'impresa più di quanto costi mettersi in regola, in modo che all'imprenditore convenga mettersi in regola piuttosto che aspettare la verifica e pagare la sanzione.


Certa é una cosa (e finalmente per una volta mi trovo d'accordo con Raffaele Bonanni): non sarà l'intervento di uno o di pochi a risolvere i nostri problemi. Solo con l'attvità coordinata di tutte le parti si creeranno le condizioni equilibrate che non penalizzino gli imprenditori, ma sviluppino lavoro per tutti.


Il difficile - in questo paese - é trovare la coesione.

 

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