mercoledì 23 maggio 2012

HABEO ERGO SUM



 
"Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile e i tuoi malanni puoi dimenticar.
In fondo basta il minimo, lo stretto indispensabile, trovare quel che occorre per campar"

Questa é la preziosa lezione che l'orso Balù impartisce - nella trasposizione disneyana del libro di Kipling "Il libro della jungla" - al giovane cucciolo di uomo chiamato Mowgli. Cantando e ballando goffamente, il grande orso grigio spiega al piccolo trovatello che la gioia della vita risiede nelle cose semplici, perché non sono gli oggetti - le cose, appunto - a dare la felicità, ma lo spirito con il quale si affronta ogni giorno della propria vita.
Oggi - da troppi decenni, in realtà - siamo bombardati da una serie di sollecitazioni provenienti da più parti, secondo uno schema che assomiglia inquietantemente al controllo sociale: queste sollecitazioni ci invitano ad acquistare, possedere e consumare qualsiasi genere di oggetto o prodotto. La necessità del capitalismo di mantenere in vita il circolo vizioso domanda - produzione - consumo, al fine di garantirsi la sopravvivenza, ha innalzato di parecchi livelli il concetto di stretto indispensabile, fissando un limite minimo che farebbe impallidire il povero Balù.

Insinuando nel potenziale acquirente - con un sottile quanto poderoso lavoro psicologico - un senso di incompletezza o inadeguatezza, il marketing ha contemporaneamente proposto la soluzione a questo disagio: l'acquisto del superfluo che, in quanto soluzione di questa incompletezza, diventa indispensabile. La tristezza curata tramite l'acquisto, la shopping therapy, che idiozia!

Questo ha innescato un perverso meccanismo emulativo che si basa sul fatto che ogni singolo attore sul mercato dei beni si sente coinvolto in una specie di competizione del possesso nella quale occorre acquistare il più possibile per poter primeggiare. Le regole inespresse di questa competizione non codificata ma estremamente evidente, sono chiare e semplici: chi possiede, vince; chi non possiede, perde e viene retrocesso nel limbo della società.
Le conseguenze di questa impostazione sono almeno due: da una parte si riscontra una ridondanza degli acquisti di beni superflui, dall'altra vengono rilevate scorciatoie per l'arricchimento rapido.

In statistica economica, il paniere è un insieme di beni e servizi rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno. Il paniere così composto serve a calcolare gli indici di variazione dei prezzi rispetto ad un determinato periodo. Usualmente il paniere é anche il riferimento dei consumi abituali di una data popolazione.

 
Vi invito a verificare com'é cambiata la composizione del paniere nel corso di questi ultimi quarant'anni. Dai beni di prima necessità, siamo passati agli e-book, alle lotterie istantanee, agli smart phone, alla pay per view.

E se fossimo definitivamente entrati in una spirale perversa dalla quale é difficile uscire?

Il consumismo é riuscito negli anni a provocare una serie effetti collaterali, parimenti devastanti:

1. da una parte ha assorbito gran parte delle risorse del pianeta, sottraendole di fatto ai paesi che stavano ai margini dei paesi industrializzati; un esempio su tutti é l'attività di deforestazione di gran parte del Sud America per fare posto ai pascoli dove crescono i bovini allevati per produrre la carne necessaria a sfamare la popolazione degli Stati Uniti, che consuma un multiplo impressionante del fabbisogno normale di un essere umano.

2. ha creato un mercato del lavoro alternativo, nel terzo mondo, in cui lo stesso tipo di prestazioni vengono remunerate un decimo di quello che sarebbero remunerate in occidente. Quindi, dietro al paravento di logiche commerciali ed economiche, si instaura una vera e propria schiavitù operaia. [La Fiat che chiude a Termini Imerese per aprire in Brasile o Polonia, danneggia contemporaneamente l'operaio italiano che perde il lavoro e l'operaio brasiliano che - per la medesima prestazione -  viene pagato meno, per produrre un'automobile che viene poi rivenduta sul mercato con un prezzo che copre di gran lunga il costo di produzione. Marx direbbe che Marchionne si appropria del surplus dell'operaio brasiliano. Invece per i quotidiani finanziari  Marchionne viene considerato un genio]

3. ha sancito modelli artificiali di comportamento, deformando in modo concreto la personalità degli individi, deformati dall'equazione possiedo quindi sono, ostento quindi esisto. In questo modo l'individuo é stato trasformato in una specie di automa che produce e acquista.

4. ha, infine, relegato in un limbo di biasimo e compatimento, i valori alternativi a questi modelli; la cultura, la semplicità, la solidarietà, la condivisione.

5. ha indotto gran parte della popolazione attiva ad offrire più lavoro, in cambio di una maggior remunerazione da spendere per soddisfare bisogni artificiali. In questo modo il tempo a disposizione si é contratto: l'effetto cappio di questa scelta consiste nell'avere beni e denaro a disposizone, senza avere più il tempo di goderli. Il possesso fine a sè stesso.

Ora, non é che ci restino molte soluzioni. O accettiamo con rassegnazione questa lobotomia a carattere commerciale. Oppure cominciamo a chiederci di cosa abbiamo realmente bisogno e a cosa possiamo rinunciare. Da un po' di tempo me lo sto chiedendo: per ora non ho trovato molte soluzioni, ma il pensiero mi accompagna sempre.

Il paradigma, che - in questo momento storico - ci impedisce di vedere la situazione nella sua totalità, consiste nell'affermazione che non c'é alternativa al capitalismo. Chi vince le guerre scrive la storia, e il capitalismo recentemente ha potuto scrivere la propria versione surrettizia.

Il primo passo é ridefinire il concetto di vita e delle cose che realmente danno un senso ad essa, senza dover ricorrere a feticci che colmino dei vuoti immaginari. Il secondo é restituire al tempo il proprio valore, e di ricominciare a considerarlo una risorsa.

So che suona molto new age, terribilmente new age, e la cosa può anche fare sorridere. Ma se c'é una rivoluzione che vale la pena di essere portata avanti, credo che sia proprio questa.








1 commento:

  1. C'è un problema in tutto questo: se la maggior parte delle persone vive in un certo modo, perché sono figlie del loro tempo, e un individuo inizia a vivere in un modo alternativo, diverso, fintanto che non viene seguito da almeno una decina, ventina, cinquantina, centinaia di persone, verrà considerato poco equilibrato, anticonvenzionale, oppure pazzo... Quanto siamo disposti a vivere, abbandonando le comodità, dovremmo rinunciare anche ad internet per vivere una vita semplice al contatto con la natura, è possibile tutto questo? Posto il fatto che condivido appieno il tuo pensiero, mi chiedo solo se è realizzabile, sarebbe bello se lo fosse...B

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