lunedì 7 maggio 2012

Imagine


Qualche giorno fa discorrevo con una mia amica riguardo al degrado della situazione italiana. Alla sua domanda “Quanto ci vorrà per uscire da questo pantano?” non ho potuto far altro che risponderle in modo per niente ottimista. Ho quarantacinque anni, e credo fermamente e serenamente che non vedrò soluzione alla crisi del Paese dove vivo. Non sono rassegnato, sono obiettivo.
Ho già avuto modo di scrivere in post precedenti che non è con l’uomo della provvidenza che si risolveranno i problemi italiani. Occorre un lavoro lungo e meticoloso, fatto con pazienza e con seria partecipazione. I cambiamenti radicali sono lenti e faticosi, nessuna rivoluzione, nessun colpo di mano o di stato può invertire questa rotta senza provocare danni anche peggiori di quelli nei quali stiamo affogando. Decenni ad accumulare errori non si possono cancellare con una svolta repentina. Quello che è successo in Russia dopo l’abbattimento dell’Unione Sovietica o anche in Iraq e Afghanistan - con l’abbattimento di un regime e l’imposizione di uno democratico - sono casi estremi, ma anche testimonianze della storia su come (non) si debbano gestire le svolte.
Nessun uomo (o donna, ovviamente), per quanto dotato, serio e preparato (ammesso che ancora ce ne siano) può da solo farsi carico della soluzione di questa prolungata sciagura dell’egoismo e dell’indifferenza; perché – anche fosse il più illuminato di tutti - comunque resterebbe sempre e solamente un uomo solo contro un problema generato da comportamenti sbagliati di molti: occorrono cinquanta milioni di persone che lavorano per l’obiettivo comune.
Quello che ci differenzia dai Paesi europei più evoluti (per esempio le Nazioni scandinave, la Francia, l’Olanda e il Regno Unito di Gran Bretagna) è il fatto che questi Stati hanno investito da moltissimi decenni in un bene che da noi è sempre stato sottovalutato: l’educazione.
Educazione civica, educazione ambientale, educazione alla condivisione, alla solidarietà, alla cooperazione. Educazione al rispetto altrui. L’educazione è un bene immateriale, ma dal peso incommensurabile per il benessere e l’equilibrio di una nazione.
L’Italia post-fascista, questa Italia, nasce nel 1945 alla fine di una sanguinosa guerra civile durata almeno un biennio ed è figlia di tre anime.
Una cattolica, derivante da secoli di presenza costante del Vaticano nelle vicende della nostra politica.
Un'anima social-comunista, in quanto i socialisti e i comunisti sono stati i principali attori della Resistenza che ha contribuito a ribaltare il precedente regime totalitario. Socialisti e comunisti hanno anche partecipato in modo importante (per contributo e per impatto) alla nascita dello Stato, attraverso la redazione della Carta Costituzionale.
Infine quella capitalista, portata dai liberatori americani e inglesi, che hanno giocato il ruolo principale nella caduta del Fascismo e nell’instaurazione di un sistema liberale in gran parte dell’Europa.
Liberismo, cattolicesimo e comunismo non sono privi di valori rilevanti e positivi: la solidarietà, il mutualismo, l’iniziativa individuale.
Eppure da queste tre anime è uscito un brutto pasticcio: il problema dell’Italia, secondo la mia opinione, non è nella coesistenza di queste tre anime, quanto invece nel modo in cui esse si sono fuse a formare la cultura di Stato.
Il cattolicesimo, con il suo percorso peccato-colpa-perdono, è stato rielaborato dall’italiano sottoforma di impunità: interpretazione quantomeno curiosa del perdono, in quanto priva del suo aspetto edificante, ossia la redenzione. La redenzione, tramite l’espiazione è quella che garantisce il perdono. Senza redenzione non esiste perdono. L’espiazione non è la punizione (come - al contrario - vecchi preti ottenebrati dalla superstizione ci hanno insegnato per decenni): è il percorso attraverso il quale si percepisce la portata e l’effetto del proprio errore. Grazie a questa percezione si giunge alla conclusione di voler evitare nel futuro i comportamenti sbagliati; ecco la redenzione.
Il liberismo, fondamento del capitalismo, è stato tradotto nell’italiano maccheronico in libertà di fare i propri comodi al solo scopo di raggiungere il massimo profitto. Ogni regola è stata vista come un vincolo insopportabile e nefando. Mentre spesso le regole sono quelle che danno valore ai comportamenti, perché li guidano, invece di soffocarli. Ne è sorta una malintesa libertà che assomiglia tanto all’anarchia.
Infine il comunismo, mutazione genetica del socialismo, applicata ad una teoria economica definita marxismo. Lo scopo: annullamento della ricchezza altrui, anziché creazione della ricchezza per tutti. Così, in Italia la lotta di classe è diventata lo strumento dell’invidia, della divisione, in un Paese già diviso da cultura e storia.
Per cui adesso ci troviamo in un paese di arroganti, di invidiosi, di opportunisti, di furbetti, dove l’evasione fiscale non è un comportamento da tenere nascosto in quanto reato, ma viene sbandierato quasi con orgoglio, sicuramente con impudenza:
Non vorrai mica che le paghi tutte io le tasse?
E’ una frase che più di un amico artigiano o piccolo commerciante mi ha sbattuto in faccia ridacchiando a proposito delle mancate emissioni degli scontrini fiscali.
Inutile quindi sperare di cancellare con un rapido passaggio di spugna questa situazione: l’emergenza è contro l’educazione, perché i tempi dell’educazione sono lenti.
Occorrono validi modelli alternativi: non certo quelli che ci hanno proposto negli ultimi trent’anni per trasformarci da individui pensanti ad acquirenti potenziali colmi di bisogni inventati. Rendiamoci conto che possiamo vivere bene con un quarto delle cose che acquistiamo. Guardiamo ad altri modelli di vita che non siano quelli americani: la macchina grossa, il cellulare nuovo e ultra-tecnologico, il laptop, gli abiti griffati, l’abbronzatura perfetta, il look non sono i valori primari di un individuo!
Servono buoni maestri, ma al momento i buoni maestri sono isolati, emarginati, ignorati. Questo Paese sta morendo perché si sottovaluta il valore dell’insegnamento, della formazione, dell’educazione in senso ampio. Se uno Stato paga il Capo della Polizia centinaia di migliaia di euro, se un top manager di una banca di affari prende bonus milionari per aver concluso affari capestro con enti pubblici (sì, sto parlando della ristrutturazione del debito del Comune di Milano: chi ha chiuso quelle pratiche ha portato a casa circa 1,5 mln di Euro di premio, in aggiunta a uno stipendio annuo di circa 500 mila Euro), se nelle università i vecchi baroni distribuiscono cattedre e dottorati ai propri portaborse invece di premiare i ricercatori più meritevoli che potrebbero trasmettere la conoscenza, se la Rai dirotta i programmi di divulgazione culturale sui canali minori allora l’Italia non ha prospettive.
So che qualcuno, leggendomi, potrebbe dirmi:
Ma una rivoluzione ci salverebbe; impicchiamo, fuciliamo, ghigliottiniamo tutti i baroni, i top managers strapagati, gli evasori fiscali, i politici corrotti e gli imprenditori corruttori, e l’Italia sarà un posto migliore
Questo sarebbe vero se ci fosse già una generazione pura, educata ad essere migliore di questa che l’ha preceduta. Ma al momento quella generazione non esiste. Non la mia fatta di quarantenni depressi o infantili, non quella che segue, già contaminata dal consumismo.
L’unica soluzione è prendere i più giovani, educarli al rispetto degli altri, dei rapporti umani, della vita intesa in tutte le sue forme, dello Stato, delle leggi, dell’ambiente e della propria intelligenza. Alla generosità e all’eguaglianza. Educarli che il denaro non è un fine, semmai un mezzo. Che la superficie è solo un lato parziale delle cose e delle persone. Educarli a rifuggire qualsiasi conformismo, perché la propria intelligenza merita rispetto. Farli crescere con pazienza e dare loro la responsabilità e la guida di questa Nazione.
Lo so, sembra un’utopia, e forse lo é. Ma non sono cose impossibili a farsi: adesso non abbiamo altra scelta che essere tutti buoni maestri, immaginare questa utopia e trasformarla in realtà.


4 commenti:

  1. Ma chi l'ha educata la generazione che segue?
    Non confondiamo poi RIVOLUZIONE con Forcaioli vari,la rivoluzione parte da un singolo e si espande...
    Devo dire che l'Utopia mi piace, e costruire in quest'ottica è forse il modo più realistico di procedere, molto spesso, più di quanto non appaia.

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  2. premetto che, bando a dei dettagli sono d'accordo,ma in particolare mi toccaquello dove si mette :limposizione di un regime democratico -mi sembra che strida un po'.cio' significa che un comando abbia dei livelli, e allora mi chiedo, chi ha messo quella democrazia? e qual'eè il suo disegnio ? e infine ,posso condividerlo?

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  3. leggo questo post solo ora e lo trovo molto interessante e soprattutto molto vero. Visto che parli di educazione, e magari ti interssa approfondire l'argomento, ti consiglio di leggerti la tesi laurea, a dir poco illuminate, di una educatrice professionale, che molto probabilmente sarà una precaria a 800 euro al mese. http://www.anep.it/biblioanep/modules/news/article.php?storyid=314

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  4. Condivido ciò che dici, è vero l'educazione delle giovani menti alla correttezza, alla lealtà, alla giustizia, alla cultura è ciò che può renderci migliori, purtroppo però, come hanno evidenziato già in un commento, le persone che potrebbero e vorrebbero, fare tutto ciò, sono sottopagate, sfruttate, anche se meritevoli e avendo un peso minimo, inascoltate. E tutto questo lo dico per esperienza diretta... Gli insegnanti fanno un lavoro affatto semplice, e con grandi responsabilità, gli educatori e gli assistenti educativi, svolgono un lavoro ancora più complicato e sempre meno pagato. Ritengo inoltre che al governo, le cariche debbano essere affidate con criterio, a persone esperte che hanno lavorato nel campo almeno per qualche anno, non a persone improvvisate, o provenienti da altri ambiti, specialmente dallo spettacolo. Anche questo sarebbe un passo necessario da attuare. E introdurrei anche l'obbligo di una valutazione psicodiagnostica individuale, che scongiuri l'evenienza che posti di potere, vengano gestiti da persone poco equilibrate o con disturbo narcisistico di personalità e deliri di onnipotenza, disturbo borderline, dipendente, antisociale..... B.

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