sabato 2 giugno 2012

LA SOCIETA' LIQUIDA




Zygmunt Bauman, é un sociologo polacco che ha introdotto il concetto di società liquida: la società liquida é la conseguenza di una grave crisi economica che sgretola i punti fermi e le certezze accumulate in decenni di prosperità. In questa fase di incertezza totale prende il sopravvento quella che lui chiama l'industria della paura che - smantellando tutte le certezze - offre all'individuo smarrito l'opportunità di integrarsi nella società moderna, attraverso l'omogenizzazione, l'assorbimento. Nel momento in cui ogni individuo si sente uguale all'altro si sente più tranquillo.

Stiamo parlando della società in cui attualmente siamo costretti a vivere. La crisi economica originata dalla bolla finanziaria alla fine del 2008, che - con cicli susseguenti - é arrivata fino ad oggi, ha sbriciolato tutti quelli che erano i punti fermi sui quali poggiavano le nostre aspettative e le nostre prospettive future: il lavoro fisso, la pensione, la stabilità dell'Euro, la solvibilità degli Stati Nazionali appartenenti all'Unione Monetaria, la stessa granitica certezza - diffusa fra i più - che l'Unione Europea fosse la soluzione migliore per gestire l'instabilità finanziaria.
Bauman va oltre e spiega qual'é lo strumento più rapido per poter giungere a questa omogenizzazione rassicurante: l'acquisto. In fasi di incertezza l'individuo trova la tranquillità nel momento in cui si sente accettato nel proprio ruolo di consumatore. Quindi si tende a percepire la propria esistenza come ricca di valore solo se é caratterizzata dall'acquisto o dalla possibilità di esso. L'individuo viene quindi identificato come una merce, un target commerciale, che dev'essere spogliato di certezze e di spirito critico e ridotto a mero homo acquirens (passatemi il latino maccheronico che mi serve per rendere l'idea).
E' chiaro l'impatto omologante e spaventoso di questo tipo di società? 
Odio passare per paranoico, ma credo che negli ultimi anni noi tutti siamo stati oggetto e vittime di una poderosa quanto impercettible offensiva da parte degli eserciti dell'Industria della paura. Fa molto JRR Tolkien, lo so: ma la teoria di Bauman é molto convincente. Credo che chi ci ha governato ai livelli più alti negli ultimi tempi stia giocando il proprio ruolo in un disegno molto più grande. Parlare di corporazioni e multinazionali suona molto sessantottino, lo so. Ma il peso di organizzazioni come banche, grande impresa e grande distribuzione e finanza internazionale é andato crescendo negli utlimi trent'anni, trasfromando le popolazioni in una massa di polli in batteria generati e allevati per consumare.

Credo anche, tuttavia, che ci siano dei punti su cui possiamo riflettere.

Ragionando razionalmente, per esempio, possiamo renderci conto che essere integrati nella grande famiglia degli ultraconsumatori non sia il metodo più efficace per superare l'incertezza. Si tratta di neutralizzare questa forma di isteria collettiva silenziosa e quasi impalpabile, governabile da chi ha interesse a farci comprare. Per riuscirci, occorre fare un'analisi della situazione reale e orientarsi ai valori più solidi, quelli che sono alla base delle società più robuste e antiche. Sto parlando di solidarietà, mutualismo, onestà, modestia, spiritualità e distacco dalla materialità di tutti i giorni. Rivisitando i nostri obiettivi e il nostro modo di vivere possiamo scoprire nuovi modi di vita che non ci tengano soggiogati al nostro potere di acquisto o agli stessi beni oggetto della nostra bramosia compulsiva.

Inoltre una società liquida é una società in evoluzione, in movimento: e ogni evoluzione può essere letta con paura, ma anche con curiosità ed entusiasmo. Una situazione in evoluzione, oltre a sbriciolare le nostre certezze, abbatte anche numerosi paradigmi. I paradigmi sono quelle convinzioni al limite del luogo comune, che ci impediscono di vedere la realtà da differenti punti di vista. Sono una gabbia del pensiero, una museruola delle idee. Abbattuti i paradigmi, c'é l'opportunità di offrire una differente chiave di lettura per interpretare le nostre esistenze. Il posto di lavoro fisso non c'é più? Troviamo il modo di organizzare il nostro tempo in attività che ci permettano di esprimere la nostra vera personalità, senza magari impedirci di garantirci il reddito che ci serve per la sussitenza. Il reddito pro capite tende a diminuire? Rinunciamo al superfluo e magari riusciremo a vivere con un reddito minore, con maggior tempo libero e con un ritmo di vita rallentato: la qualità della vita deve per forza passare dal possesso di beni inutili?
Infine, se proprio vogliamo accettare la nostra dimensione di consumatori, almeno contiamoci: il libero mercato, la concorrenza perfetta, si basa sull'assunto che tutti gli operatori abbiano sul mercato dimensioni così insignificanti da non poter influenzare individualmente l'equilibrio del mercato: questo evita - per principio - l'attività speculativa. Solo scelte libere ma coincidenti di domanda ed offerta stabiliranno il prezzo.
Vi sembra che attualmente siamo in un regime di concorrenza perfetta?
I consumatori, sì, sono individualmente ininfluenti sulla fissazione del prezzo d'acquisto. Ma le aziende produttrici e distributrici dei prodotti giocano sporco, imponendo il prezzo attraverso accordi e logiche commerciali tese a falsare il naturale andamento della concorrenza perfetta.
Pensiamo a cosa fanno le compagnie petrolifere riguardo al prezzo della benzina. O alle compagnie telefoniche, le assicurative, le banche. Per finire alle semplici società della grande distribuzione organizzata, con i prezzi omologati su tutto il territorio nazionale a prescindere dalla Ditta sotto cui esercitano la propria attività commerciale, che sia Esselunga, Coop o Auchan.

Agiscono come un unico macrooperatore, il cui impatto sul mercato é tutt'altro che individualmente ininfluente. E si rivolgono al consumatore considerandolo come isolato da ciascun altro; perché é così che siamo, di fronte al mercato: sparigliati e disorganizzati. In tanta incertezza, le grandi aziende hanno un granitico punto fermo sulla quale impostano il proprio orizzonte temporale a medio lungo termine: l'isolamento di ciascun consumatore dai propri simili.

Ma se ad un certo punto la massa dei consumatori si organizzasse in modo costruttivo e pensante, cosa succederebbe? Essa rappresenterebbe un interlocutore influente che non potrebbe essere più affrontato con la logica del divide et impera, dell'inseguimento in campo aperto della preda isolata e smarrita. Se, in virtù di questa nuova strutturazione, il macroconsumatore - ossia l'insieme dei consumatori uniti e pensanti - si orientasse su un certo prodotto o su un certo marchio, a danno degli altri, gli equilibri sul mercato si modificherebbero. Si modificherebbero eccome!

Quali strumenti potrebbe avere l'individuo per divenire un consumatore evoluto? L'intelligenza, prima di tutto: che però é una dote innata, non si acquisisce. In seconda battuta, l'informazione. E nell'era di internet l'informazione gira più facilmente e raggiunge una grande porzione della popolazione. Ecco che la rete può diventare lo strumento di aggregazione del consumatore, al fine di creare il macroconsumatore che può - con una spallata - abbattere le barriere al libero mercato.

La società é liquida: facciamo in modo che sia liquida anche per chi vende e non solo per chi compra, e poi andiamo a vedere cosa succede.  Il senso di tutto ciò é proprio la rivincita nei confronti di chi ci vuole far comprare in maggior quantità, come psicofarmaco per curare il vuoto lasciato dalle sicurezze dissolte.

Senza contare che un popolo di disoccupati e di senza reddito non può essere contemporaneamente un popolo di consumatori. E questa é l'arma a doppio taglio di chi opera per avere una società liquida.

6 commenti:

  1. Molto interessante...ma credo che sia un impresa impossibile quella della "creazione" del macroconsumatore. O sbaglio?

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  2. Davvero molto interessante.Siamo lontani dalla realizzazione manca lo strumento "intelligenza di massa" anche se abbiamo raggiunto quello dell"informazione di massa". Chissà è giusto non disperare...

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  3. Bel post. Come quando Beppe Grillo diceva di boicottare la Esso e acquistare tutti benzina da altri per far calare i prezzi. Ma il popolo non è unito. Questo è, e sarà sempre il vero problema. Ognuno pensa a se e Dio per tutti. Oppure applicano la legge del più forte. Se capita che due persone passino in una via, loro due sole, magari anche in pieno giorno, magari in paese con pochi abitanti, di sicuro non si saluteranno ne si faranno cenno e passeranno avanti come nulla fosse, come se avessero paura dell'altro che gli passa a fianco. Una volta c'era più solidarietà, più cuore, più animo. La persone sono divenute aride. Se vedono una persona che giace a terra priva di vita non si preoccupano per ciò che è successo: scattano una foto col cellulare e la mandano agli amici.
    Molti hanno subito un lavaggio del cervello che tramandano ai propri figli, questo mi spaventa.
    Lavoro in un ristorante ed è come un piccolo stato. Li vedi tutto il marcio che può esserci una grande società di persone, ma nel piccolo.
    L'unione fa la forza. Fortunatamente ancora qualcuno che ragioni con la propria testa fuori c'è.
    Grazie per aver creato questo blog. Dovrebbero esserci più persone attive come te. Continua così

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  4. Società liquida è stato il libro che ruotava intorno a uno dei tanti esami che diedi di sociologia... me lo sono divorata, mi ha fatto entrare in crisi, l'ho fatto mio. Analisi puntuale di ciò che ancora oggi è valido. Ovviamente il professore o l'assistente di turno, ora non ricordo, non mi fece neanche una domanda in merito...

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  5. Grande Bauman ed il concetto di "società liquida" è sicuramente il modo più esatto di definire il mondo odierno!
    Considera la "vita" un contenitore che, nel tempo, assume forme diverse, in cui noi (liquidi) ci adattiamo senza provare neanche a scalfirlo!
    Bel post!
    Lo condivido molto volentieri.

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  6. La società liquida mi fa pensare anche allo slogan "Milano da bere", che inneggiava se non erro alla leggerezza, alla superficialità delle mode e dei costumi. Siamo in un'epoca, dove tutto si svolge velocemente, come acqua che scorre e che non riusciamo a contenere con le nostre mani, ci sfugge e purtroppo però trascina con sé spesso, anche ciò che c'è di buono. I bambini di oggi sono sempre più tecnologici, passano da un sito ad un altro, fanno le loro ricerche tramite google, non perdono il tempo che perdevano i bambini di 30-40 anni fa, sui vocabolari e le enciclopedie. Sicuramente internet ha portato un progresso inimmaginabile, però le fonti non sono mai sicure. Viviamo di insicurezza, di ansie e di paure, infatti sono aumentati gli attacchi di panico, i deficit di attenzione e iperattività e il narcisismo, che viene talmente sollecitato da apparire normale... Cerchiamo almeno di restare svegli e attenti, non facciamoci ingannare, chiediamoci sempre il perché delle cose, insegnamo ai nostri figli l'amore per la lettura e forse avremo ancora la speranza di un futuro migliore.... Bruna

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