mercoledì 30 maggio 2012

MERITOCRAZIA E LICENZIAMENTI


Un personaggio di rilievo benché transitorio nella saga di Harry Potter é Dolores Umbridge, sottosegretario al Ministero della Magia. E' una donnetta odiosa, ossessionata dal potere e dalla disciplina. Per un breve periodo diventa reggente del Collegio di Hogwarts, facendosi ricordare per una serie intollerabile di provvedimenti ottusi e miopi, divulgati in modo pedante ed autoritario.

Elsa Fornero, mi ricorda la suddetta Dolores Umbridge. Non c'é argomento sul quale non prenda posizione, anche a causa di una schiera di cronisti che non hanno nulla di meglio da fare che pendere dalle labbra di questa invasata, interpellandola su qualsiasi argomento (oggi per esempio ha protestato contro il terremoto, lamentandosi del fatto che ad ogni scossa cade qualche edificio: riuscisse a licenziare almeno le scosse sismiche avrebbe finalmente reso un servigio degno di questo nome al Paese).

Come la Umbridge, anche Elsa Fornero si sta rendendo autrice di una serie sconcertante di azioni di scarso respiro, quasi tutte miranti a sfoltire gli organici di aziende private ed Enti Pubblici secondo una logica miope e ottusa, al punto che l'attuale Ministero del Lavoro potrebbe venire ribattezzato ipso facto Ministero per la Disoccupazione, visto che tutte le energie di questa professoressa prestata alla Politica si orientano verso questa direzione.

Recentemente, la trista falciatrice dalla lacrima facile ha dichiarato di voler rendere licenziabili anche i dipendenti pubblici, sollevando un'ovazione da parte della folta schiera di uomini qualunque che popolano questa povera Nazione.

La nostra dimostra in primo luogo di non sapere che il dipendente pubblico é già licenziabile: il D. Lgs. 165/2001, art. 21, prevede che il licenziamento sia riservato ai casi di maggiore gravità di inosservanza delle direttive impartite dagli organi competenti e di ripetuto mancanto raggiungimento degli obiettivi. Sono obbligatori la contestazione scritta e il contradditorio (*).

Quello a cui Elsa Fornero pensa é il licenziamento a carattere economico: ossia, se un Ente Pubblico versa in cattivo stato, non licenziamo chi ha provocato tale stato di difficoltà, ma riduciamo gli organici in modo da ridurre l'effetto del costo del personale su un bilancio che fa acqua da altre parti.

Una replica del compitino zoppicante svolto per conto di Confindustria pochi mesi fa e parzialmente bocciato da un'aula parlamentare temporaneamente rinsavita.

Questo si chiama paravento all'inettitudine delle alte cariche della Pubblica Amministrazione, questo si chiama nascondersi dietro ad un dito, questo si chiama offendere l'intelligenza altrui.

Le cronache sono piene di episodi di improprio utilizzo di fondi pubblici da parte di alti funzionari e uomini politici delle amministrazioni locali a scopo autopropagandistico o personalistico. Questo uso improprio danneggia due volte la collettività: da una parte fa mancare il servizio (offrendo così il fianco a gente come la Fornero che non perde occasione per sostenere che certi servizi devono essere erogati dai privati, in modo da poter contrarre la presenza del pubblico nella vita del cittadino italiano) e dall'altra genera buchi in bilancio (che la Fornero con scarsa fantasia vuole tappare con i licenziamenti di personale).
I licenziamenti facili sono una stupida ed improduttiva scorciatoia per salvare il posto a dirigenti incapaci e disonesti, sia del pubblico che del privato.
Non sono contrario ai licenziamenti: credo, tuttavia, che occorra garantire in modo continuo e sacrosanto il criterio del merito per sottrarre alla cinica logica del pareggio di bilancio tutti i lavoratori che ogni giorno prestano la propria opera con ingegno, operosità, serietà e onestà all'organizzazione pubblica o privata presso cui sono assunti.

Giudicare un ente pubblico solo in virtù del pareggio di bilancio (questa parolina magica) significa avere male inteso il concetto di Stato. Signori, lo Stato, certi servizi li DEVE garantire, altrimenti non ha diritto di chiamarsi stato.
L'esultanza con cui da più parti, a partire dai social network, é stata accolta la proposta Fornero di licenziare anche i dipendenti pubblici, mi ricorda i pogrom che insanguinarono la Russia nei decenni a cavallo fra il XIX° e il XX° secolo. Ogni volta che si verifica una crisi economica viene individuata una categoria su cui convogliare l'odio della maggioranza, e in questo momento gli statali sono il capro espiatorio per le facili generalizzazioni. Generalizzazioni idiote, perché si parte dall'assunto che il dipendente pubblico lavori meno e peggio di quello privato. Ho esperienza diretta dei due settori e non mi sembra che ci siano vistose differenze a discapito della valutazione dei dipendenti pubblici. Lavoro in una grande azienda privata, e non mi sembra che ci si ammazzi di lavoro. Le macchinette del caffé e le zone fumatori sono sempre ben fequentate, gli accessi in rete durante l'orario di lavoro, frequenti. Le disquisizioni sul solito rigore dato alla Juventus, all'ordine del giorno.
Per portare avanti la logica dei licenziamenti liberi, occorre prima una rivoluzione culturale. Una rivoluzione culturale che si basi sul merito e sulla effettiva ripartizione delle responsabilità. Sulla richiesta di restituzione dei fondi male utilizzati, sulla revocatoria delle transazioni commerciali aventi oggetto denaro pubblico impropriamente speso.
Ma quando si parla di rivoluzione culturale, qualsiasi progetto, in italia, si arena immediatamente.
Purtroppo questo governo tecnico ha un ristretto orizzonte temporale e ha interesse ad arrivare ad un patetico pareggio di bilancio entro il giorno in cui il suo mandato scadrà. Quello che succederà dopo non riguarda questi ministri, il cui motto dev'essere "il mio mondo muore con me".
E allora via ai provvedimenti senza domani, a logiche a corto raggio. E poi sarà un problema nostro, tutti questi signori torneranno tronfi alle proprie cattedre, ai propri scranni, alle proprie scrivanie, lasciandosi dietro una scia di disoccupazione.
E noi dovremo inventare una nuova Italia che avrà schivato il default, ma che sarà stata travolta dalla mediocrità di questi provvedimenti.



(*) Fonte Wikipedia

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