giovedì 14 giugno 2012

LA MEMORIA CORTA DELLA GERMANIA


Quando i fumi del secondo conflitto mondiale cominciarono a diradarsi, rendendo evidenti i mucchi di macerie e di cadaveri, i vuoti lasciati dalle migliaia di vite umane dissolte nelle battaglie e negli stermini di massa, nonché i traumi a livello psicologico e sociale causati dalla follia che per circa un decennio aveva governato l’Europa, alcuni leader illuminati cominciarono ad interrogarsi su quali strumenti le Nazioni potessero adottare per impedire che l’assurdità di una nuova guerra ripiombasse sul Vecchio Continente. Fu così che nacquero i primi accordi fra Stati, miranti alla cooperazione e al controllo incrociato.
Per la prima volta dopo oltre cento anni di storia, la Comunità Internazionale procedeva ad accordi multilaterali per scopi pacifici e di sviluppo  e non per scopi bellici o militari, come invece era successo per la Triplice Intesa, la Triplice Alleanza, la Santa Alleanza, il Patto d’Acciaio, il Patto Atlantico e così via.
Di questi accordi, uno dei più significativi, sebbene ad impatto limitato, fu la CECA – Comunità Europea Carbone e Acciaio. Era un accordo fra Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo per garantire la trasparenza dei livelli di produzione di acciaio in ciascuna Nazione aderente: solitamente, infatti, l’impennata dell’attività dell’industria pesante è indice dell’impegno bellico di una Nazione (la crescita dei volumi di produzione dell’acciaio nella Germania Nazista dei cinque anni precedenti all’ingresso in guerra seguì un’escalation esponenziale, per esempio).

Lo scopo ultimo, quindi, era impedire che uno stato si rafforzasse a discapito e minaccia degli altri Paesi.
La rilevanza della CECA risiede prima di tutto nel fatto che le sei Nazioni aderenti sono le medesime che successivamente costituirono il nucleo originario del Mercato Comune Europeo padre della CEE e dell’attuale Unione Europea. Secondariamente, ha rilevanza perché viene usato il termine Comunità per definirla.
Comunità è una bella parola. Indica una comunione di beni, di persone e di finalità. In cui, compatibilmente con le proprie potenzialità, ciascun appartenente ad essa ha pari dignità. Significa che l'interesse individuale scende di rilevanza rispetto al bene comune.
Una vera comunità non concepisce l'egemonia di un membro, quando questa egemonia non é un traino bensì una zavorra. Una vera comunità rigetterebbe il comportamento attuale della Germania.

Trascuriamo le dissertazioni di carattere economico, le lotte ideologiche pro o contro il monetarismo: non ho titoli, nè preparazione (tantomeno la voglia) per imbastire da questo blog un convegno di politica economica.

Voglio solo fare notare che la Germania dimostra di non avere memoria e di non sapere imparare dal passato.
Nel 1919, la Francia per rivalersi dell'invasione subita all'inizio del 1914, pretese delle sanzioni estremamente restrittive nei confronti della Germania. Queste sanzioni misero rapidamente in ginocchio l'economia tedesca, già scossa da quasi sei anni di guerra e isolata dal resto d'Europa; la crisi economica condusse il Reich prima a Weimar e poi alla nascita di un sentimento nazionalista diretto contro il resto d'Europa, sentimento che trovò un facile sfogo nel Nazismo.

Oggi, Angela Merkel - novella Fuhrer - intende dominare l'Europa non più mediante lo schieramento della Luftwaffe e della Wermacht, ma a colpi di Bund.
L'apparente incapacità della cancelliera alemanna di riuscire a vedere le sofferenze di greci e portoghesi e italiani é pericolosa, perché rischia di innescare una specie di deflagrazione sociale, alimentata dall'antieuropeismo sempre in crescita e dal sentimento di rivincita che - presto o tardi - animerà gli appartenenti agli Stati travolti dal default. Con tutto quello che questo comporta. Una riedizione della Repubblica di Weimar replicata su vasta scala non é quello che serve in questo momento. A livello sociale, prima ancora che economico. Ma già qualche segnale si sta manifestando: per esempio la vittoria dell'estrema destra in Grecia. La crescita del Partito di Marine Le Pen in Francia. Questi dati di fatto dovrebbero farci pensare.

Tight ship policy é uno stile di governo aziendale, che si studiava anni fa sui libri di organizzazione aziendale. Significa stretta politica di vascello, ossia un tipo di guida che si adatta alle condizioni esterne. Esattamente come se si portasse una barca a vela, od un vascello, appunto: variando le condizioni del mare e del vento, si variano la rotta, le vele e così via.

Frau Angela non dev'essere mai andata in barca a vela, evidentemente: a prescindere da quello che succede sui mercati finanziari o nelle economie mondiali, la signora di marmo chiede rigore. Nessuno strappo alle spese, investimenti solo se coperti da entrate. Certo, questo va bene in codizioni ottimali. Una buona azienda copre i costi con i ricavi e non fa investimenti se non riesce a finanziarsi. Ma attualmente ci troviamo tutti in un circolo vizioso e se non proviamo a romperlo, sarà la catastrofe per milioni di persone (perché a me é delle persone che interessa: le logiche nazionali o supranazionali mi stanno poco a cuore: ma vedere la gente senza lavoro, senza un tetto e senza speranze, dispiace). E la spesa pubblica é l'unico strumento disponibile allo stato attuale delle cose per poter creare lavoro.

Inoltre, abbandonare gli stati in difficoltà, lasciandoli soli con i propri debiti é contro il concetto di unione, ed espone - come sta già succedendo - questi Stati agli attacchi degli speculatori. All'interno dell'Unione Europea dovrebbe esserci un patto espresso di solidarità tale da far sì che gli stati in difficoltà siano sostenuti dagli altri. Negare questo obbligo quasi morale, significa fare una specie di leghismo elitario, per cui ognuno pensa per sè. Ma allora dov'é il senso di creare una comunità?

Forse, invece, Angela Merkel, sta solo approfittando cinicamente della congiuntura sfavorevole, per rafforzare la sua Germania a spese delle altre fragili economie. E' chiaro che se il Bund (il cui suono mi sembra sempre più lugubre) é forte, gli invesitori convoglieranno i capitali verso i Titoli di Stato tedeschi a danno di quelli italiani o spagnoli. Persino un bambino capirà che questo avvantaggerà in modo sproporzionato i tedeschi e priverà di fondi le altre Nazioni, che saranno così stritolate dai debiti e ancora più soggiogate alle scelte di Berlino.
Pericoloso, vero? Una nazione, che in passato ha già dimostrato tutto il proprio sciovinismo, si trova a determinare incontrastata gli equilibri finanziari di un Continente.
Comunque la si veda, non sono questi i valori di una comunità.

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