martedì 5 giugno 2012

Lo sport preferito dalle Dittature


{breve dissertazione a carattere storico a riguardo di come lo sport perda sempre la partita contro il denaro e la politica}

Fra pochi giorni, venerdì 15 giugno, si giocherà la prima partita dei Campionati Europei di Calcio 2012. Io amo il gioco del calcio; credo che - a prescindere da snobismi di vario genere - sia estremamente coinvolgente e spettacolare. Trovo che sia entusiasmante sedersi e seguire quante più partite, per vedere campioni di ogni parte del continente e scuole e stili di gioco.
Senonché, quest'anno la manifestazione continentale viene organizzata da un Paese, l'Ucraina, dove la leader dell'opposizione al Governo - Yulia Tymoshenko - é rinchiusa in una cella, con la colpa di essere una dissidente del regime. Le accuse effettive sono di abuso di potere ed evasione fiscale, ma sono il paravento kafkiano di una sentenza di carattere politico.

In queste occasioni sarebbe bello vedere una reazione di coerenza da parte delle Federazioni centrali dei vari sport, tanto per dimostrare che lo sport non é - quantomeno nell'ideale di fondo - uno strumento di propaganda. La Germania ha protestato, ha minacciato il boicottaggio, ma ha poi deciso - con metodo doroteo - di non mandare rappresentanti politici, pur inviando la propria Nazionale di calcio (un po' come fece l'Italia alle Olimpiadi di Mosca, che inviò tutti i nazionali, ma sotto la bandiera del Coni, anziché dell'Italia, per protestare contro l'invasione del'Afghanistan da parte dell'Unione Sovietica).

Purtroppo la realtà dei fatti ci dimostra quotidianamente che lo sport é ormai uno strumento di marketing e null'altro: e non importa se quest'attività di marketing vuole propagandare un prodotto commerciale, un partito politico o la credibilità di un regime.

Già nel 1936, le Olimpiadi furono il veicolo per amplificare il messaggio di potenza roboante del neonato regime nazista: Adolf Hitler organizzò delle Olimpiadi monumentali e poco importa se quel piccolo guastafeste nero di Jesse Owens mandò un segnale dubitativo a proposito della superiorità della razza ariana.

Da lì in avanti é stato un susseguirsi di manifestazioni roboanti per addomesticare folle già ottuse, con la complicità o la connivenza di Dirigenti delle Federazioni Sportive addomesticabili o allineati alla pragmatica causa della realpolitik.

Alcuni esempi? Eccoli.

Nel 1978, in Argentina, il Generale Galtieri metteva il silenziatore agli oppositori, facendoli letteralmente sparire. E mentre le madri dei desaparecidos si chiedevano che fine avessero fatto i loro figli, le nazionali di calcio di tutto il mondo partecipavano con beata incoscienza ad un Campionato del Mondo fatto per permettere ai Generali di mostrare la faccia buona del regime. Competizione in cui, oltretutto, l'Argentina primeggiò grazie anche ad alcuni episodi che definire dubbi é un eufemismo.

Nel 2008, la città di Pechino organizzò i primi Giochi Olimpici in terra cinese. Sì, la Cina: quella Nazione che detiene il record delle esecuzioni capitali, quella Nazione che non ha ancora fatto chiarezza sui fatti di Piazza Tienanmen, quella nazione che ha invaso il Tibet e che fucila i monaci contrari all'invasione. Ma per il mese di Agosto del 2008, nessuno ci pensò. Prima di tutto la Cina é una potenza militare, meglio non romperle troppo le scatole e accomodarsi sugli spalti dello splendido Stadio Nido d'Uccello e godersi l'ordine marziale delle comparse. Inoltre la Cina - pur essendo l'ultimo baluardo del comunismo più bieco - é un mercato pazzesco per tutti i beni delle industrie occidentali ormai asfittiche: meglio tenersi buoni i nuovi partner con gli occhi a mandorla e pazienza se qualche perdigiorno invasato con le idee di libertà e di giustizia marcisce in carceri inumane. Gli affari sono affari.

Ad aprile di quest'anno, in Bahrein si é corso il Gran Premio valido per il mondiale di Formula Uno: la Formula Uno, la più grande macchina da soldi mai inventata in ambito sportivo. In Bahrain c'erano focolai della primavera araba, che il sultano mal digeriva. E come digestivo usava (usa tutt'ora) l'esercito e i carri armati, per disperdere - o smembrare, come preferite - gli oppositori.
Jean Todt, Monsieur Formula Uno, intervistato sulla eventualità di non correre il Gran Premio, rilasciò la seguente dichiarazione:

'Dobbiamo penalizzare il 90% della popolazione perche' il 10% e' contro il Gran Premio? La mia risposta e' no. Purtroppo da parte dei media c'e' attenzione, a torto o a ragione, per la minoranza'

Parafrasando: "Chissenefrega se il 10% della popolazione viene massacrato: noi abbiamo un business da portare avanti e non sarà certo qualche centinaio di giovinastri perdipiù musulmani a fermare questo giocattolo per ricchi: la minoranza ha sempre torto, e noi abbiamo un business da difendere". Come se la corsa di 22 macchine ultratecnologiche fosse un valore assoluto, al di sopra perfino della vita umana!
Torniamo in Sud America, qualche decennio prima: nel 1976 Augusto Pinochet diffondeva terrore nel nel Cile con le sue brigate della morte. Ma c'era una Coppa Davis da conquistare, e i tennisti italiani furono mandati a furor di popolo a prendersi l'insalatiera d'argento. Gino Palumbo, Direttore appena nominato della Gazzetta dello Sport, sostenne con vigore la tesi della partecipazione all'incontro, perché lo sport non deve essere strumentalizzato. Da sempre la Gazzetta dello Sport ha dato voce alla retorica più ipocrita e qualunquista del popolo italiano.

E proprio qui sta il senso di questo mio post: siamo sicuri che - sostenendo la tesi dello sport come evento a sè stante e non strumentalizzabile - si difenda davvero l'idea nobile dello sport stesso?

E se invece queste fossero proprio le opportunità offerte dalla Storia per ribadire il concetto di Sport come momento di gioia e di gioco, di rispetto delle regole e di onestà?  Se queste fossero proprio quelle opportunità che cerchiamo per fermarci davanti a fatti che riguardano la vita di molte o di poche persone, per rispetto della loro sofferenza e per protesta contro l'ingiustizia cui sono soggette?

Lo sport é sport, gli affari sono affari.

Lo sento ripetere in maniera estenuante: ma intanto in Cina, in Bahrain, in Ucraina e in chissà quante altre parti del mondo chi dissente viene imprigionato o ucciso. Anche grazie anche a comportamenti ipocriti di chi dirige lo sport. E che avalla certe logiche discriminatorie a sostegno di comportamenti utilitaristi da parte degli Stati Nazionali e delle Comunità Internazionali: in Siria si massacrano i ribelli tanto quanto in Libia. Ma la Siria é protetta dalla Cina, mentre la Libia era indifesa, con un regime pericolante: per cui si é scelto di bombardare la Libia, far giustiziare Gheddafi e di chiudere invece un occhio con Assad.

Così come si é scelto di compiere azioni militari contro il regime di Milosevic, presidente jugoslavo ormai al crepuscolo, che si rifiutava di concedere l'autonomia al Kosovo; e allo stesso tempo si é scelto di non intervenire contro la Cina, che da decenni tiene il Tibet sotto il giogo di un'occupazione assurda quanto crudele.

Questi distinguo sono uno schifo, cari lettori!

Siamo piccole formiche, ma qualcosa dobbiamo pur fare. Io, nel mio piccolo ho deciso di non seguire i Campionati Europei di calcio, per non sentirmi complice di una Nazione che accetta di tenere imprigionata un ex capo di governo semplicemente per aver espresso le proprie opinioni. E' un gesto minimo, ma é quello che tutti potremmo fare: prima o poi gli sponsor potrebbero accorgersi che gli affari non sono solo affari, e che il marketing può venir coltivato anche rispettando le vite di ciascuno.

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