lunedì 18 giugno 2012

VITTIME E CARNEFICI


Noi italiani abbiamo un vizio atavico che ciclicamente ci impedisce di progredire. E' l'incapacità di distinguere correttamente fra vittime e carnefici. E' una mancanza diffusa di senso discretivo, un'ottusità collettiva ed ereditaria, che genera una serie di malintesi e di comportamenti massificati che trasformano ogni questione importante in una specie di caccia all'untore e di contrapposizioni sterili e faziose.

Il caso di Equitalia é di attualità e apre la strada alla demagogia.
Equitalia é un ente che ha in concessione l'attività di riscossione delle imposte, su mandato dell'Agenzia delle Entrate. Quindi svolge un compito importante all'interno del meccanismo con cui lo stato si approvvigiona o - se si preferisce - si finanzia.

Il ruolo di Equitalia é doppio: da una parte rappresenta il terminale con cui lo Stato raccoglie il gettito fiscale volontario, ossia quello derivante dalle dichiarazioni dei redditi; dall'altro opera alla riscossione di quelle imposte su redditi prima sommersi che vengono individuati e fatti emergere dalle ispezioni della Guardia di Finaza e dall'attività di verifica da parte della Agenzia delle Entrate.
Pertanto l'Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza ed Equitalia, rappresentano gli strumenti attraverso i quali il Ministero delle Finanze realizza la politica fiscale, nell'ottica del raggiungimento dell'equità.

L'equità si ha nel momento in cui tutti i cittadini versano le imposte secondo quanto dovuto, evento che - al momento - in questo maledetto Paese non si verifica.
Mettere nel mirino Equitalia, perché nell'ambito dell'attività di riscossione delle imposte si trova ad esigere il dovuto, mi sembra il classico caso di confusione fra carnefice e vittima.

L'artigiano che - accusato e condannato per falsificazione di fatture ed evasione di circa sessanta mila euro - si é dato fuoco davanti alla sede della Commissione Tributaria di Bologna, può suscitare giustamente la nostra pietà per la drammaticità del gesto, ma non deve distoglierci dal corretto punto di vista. Per quanto la tragedia umana sia più evidente e decisamente plateale, dobbiamo riuscire a vedere oltre e renderci conto che gli innumerevoli episodi di evasione fiscale penalizzano molto di più di un singolo individuo: penalizzano un'intera collettività.

Coloro che - una volta raggiunti da una cartella dell'Agenzia delle Entrate per aver evaso migliaia o centinaia di migliaia di euro - si disperano perché non hanno di che far fronte ad una richiesta immediata di regolarizzazione, sono gli stessi che magari poco prima si vantavano con gli amici di essere più furbi degli altri per essere riusciti ad occultare il grosso dei propri profitti. E che investivano le imposte non versate acquistando beni di lusso.

L'evasore é un delinquente, non é un poveretto strangolato dal fisco: sottrae bene pubblico - il gettito fiscale destinato a soddisfare gli interessi della comunità - per scopi egoistici ed individuali.

Proviamo pensare alla sofferenza della Sanità italiana nel reperire fondi per acquistare attrezzature o professionalità adeguate a fronteggiare le necessità di una città; o alle difficoltà del Ministero della Giustizia che non ha personale a sufficienza per portare avanti tutti i processi pendenti e che quindi non riesce a fare chiarezza sulla vita di migliaia di cittadini in attesa di giudizio; ancora, pensiamo alla Scuola italiana, all'impossibilità di offrire un servizio qualitativo in termini di educazione e di formazione; o agli appartenenti alle Forze dell'Ordine che sono sottopagati e in numero insufficiente a garantire la sicurezza dei cittadini.

Ci sarebbero altri esempi, meno altisonanti, certo, ma altrettanto importanti come la qualità e l'efficienza dei trasporti pubblici, i lavori di manutenzione di strade ed infrastrutture, la tutela del patrimonio artistico e culturale italiano che é il più ricco del mondo, ma - ahimé e proprio per questo - anche il più oneroso e bisognoso di manutenzione.

 Tutti questi servizi vengono garantiti dallo Stato a condizione che si trovino i fondi per finanziarli. Sottrarre fondi significa sottrarre servizi. L'equazione é finanche banale.
Chi si scaglia - come é successo nell'ultimo periodo - contro Equitalia accusandola di opprimere il Popolo non ha capito niente di come stanno le cose. Il Popolo, se vogliamo usare questo termine vetusto, pomposo e un po' retorico, non é oppresso da Equitalia; semmai é tutelato da essa. Chi opprime il Popolo é l'evasore che soffoca lo Stato in una morsa di egoismo.

E quei politici che stanno cercando di rifarsi una verginità nei confronti dell'elettorato esortando la popolazione all'oiezione fiscale, sono tanto dannosi quanto un evasore, perché distolgono dal rispetto delle regole.

Le regole a me piacciono: oggi una regola può risultarmi scomoda, ma domani potrebbe tutelarmi. E' questo lo scopo di ogni regola: la tutela di ciascun individuo davanti al comportamento indiscriminato di ciascun altro.

Versare le imposte dovute significa inchinarsi ad una regola posta nell'interesse di tutti. Equitalia é un po' come quel saggio che indica la luna: la luna é il bene pubblico; chi attacca Equitalia é come chi - invece di fissare la luna - concentra la propria attenzione sul dito.

1 commento:

  1. Francamente, credo ci sia un problema di fondo. Equitalia sì non dovrebbe fare altro che occuparsi della riscossione delle imposte per garantire i servizi, ma in realtà le cose non stanno semplicemente così. A molte persone che conosco sono state recapitate cartelle per pagamenti considerati non evasi risalenti a ben 15 anni fa, quando mi risulta che si sia tenuti a conservare le ricevute dei versamenti fino a 5 anni dopo l'avvenuto pagamento, ergo queste persone si sono spesso trovate nell'impossibilità di dimostrare di aver pagato, e non si può neanche imputare loro una qualche negligenza: siccome questo problema è frequente, non credo si possa trattare semplicemente di qualche dipendente troppo zelante ma di una vera e propria politica dell'ente. Per non parlare del fatto che spesso Equitalia procede al pignoramento dei beni anche di fronte al mancato pagamento di cifre tutto sommato irrisorie (mi sembra che si parlò di questo anche su Report, un annetto fa). Inoltre, ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco perché non sono sufficientemente informata, mi risulta che Equitalia non sia neanche totalmente pubblica o, quantomeno, che sia un ente-carrozzone in qualche modo (ma, ripeto, su questo non sono molto ben informata). Insomma, sono d'accordo che attaccare le sedi di Equitalia, magari anche provocando il ferimento di qualche impiegato che fa semplicemente il lavoro per cui è pagato, è esattamente come concentrare l'attenzione sul dito, perché bisognerebbe ricercare il colpevole molto più in alto, ma in qualche modo non me la sento di condannare chi lo fa.

    Sabrina

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