domenica 22 luglio 2012

CRONACHE DELLA RIVOLUZIONE [IMMAGINARIA]


Oggi, 21 luglio 2012, dopo che nelle predenti settimane erano state registrate timide proteste e manifestazioni di piazza e agitazioni fondamentalmente isolate, i tumulti sono scoppiati in modo consistente alle prime ore del giorno, e hanno via via addensato in modo massiccio ampie fasce della popolazione.

Ancora si ignora quale sia il focolaio da cui ha preso inizio questa rivolta che - ora dopo ora - sembra farsi sempre più estesa e violenta: alcuni dicono dalle fabbriche di Pomigliano d'Arco e Termini Imerese, in un'azione combinata delle rappresentanze sindacali, pianificata a tavolino nei giorni precedenti; altri sostengono che il tutto sia nato all'ingresso delle università milanesi, in particolare l'Università Statale di via festa del Perdono e della Bicocca (é esclusa per certo l'Università Commerciale Bocconi, nella quale le abituali attività didattiche e proseguono regolarmente); infine una terza teoria, forse la più accreditata, attribuisce la responsabilità iniziale ai centri sociali.

Le ragioni dell'insurrezione sono molteplici: le notizie dei moti dalla vicina Spagna, l'intenzione della Francia di imporre un'aliquota fiscale del 75% sui redditi superiori al milione nello stesso momento in cui il Presidente del Consiglio Mario Monti sostiene che l'imposta patrimoniale non sia necessaria, la messa in cassa integrazione di un alto numero di operai della Fiat, la crisi economica perdurante unita ad una sperequazione della ricchezza che ha ormai raggiunto livelli inaccettabili.

Certo é, in ogni caso, che la rete - intesa come internet - abbia svolto fin dalle prime ore un ruolo fondamentale nella diffusione prima delle informazioni necessarie ad organizzare la rivolta, e successivamente a mantenere gli aggiornamenti sullo stato delle azioni. Infatti, visitando i siti dei diversi cosiddetti social network é possibile avere un quadro di insieme estremamente aggiornato della situazione.

La furia dei rivoltosi, figlia dell'indignazione ed insieme della disperazione e della necessità di cambiamento, é trasversale sia nelle adesioni, sia negli obiettivi colpiti. Nella Capitale, così come nelle principali città italiane, da Napoli a Milano, da Torino a Venezia e Palermo, gli studenti si sono mescolati con gli operai, i disoccupati e i lavoratori che hanno abbandonato il proprio posto per partecipare alla rivoluzione; sì, perché di questo si tratta: di una vera e propria rivoluzione. Di essa possiede la furia devastatrice, nonché la promiscuità di obiettivi e di classi sociali interessate.

Ghigliottine sono state innalzate in molte piazze: da Piazza del Popolo a Roma, a Piazza del Plebiscito a Napoli, a Piazza San Carlo di Torino, ma anche in molti altri capoluoghi di provincia le forche sono in corso di preparazione, mentre le sassaiole contro obiettivi simbolici (come banche, sedi di Società Finanziarie e di numerose aziende farmaceutiche e anche automobilistiche) si moltiplicano. Per non parlare delle barricate, che ormai impediscono il traffico nelle principali arterie cittadine.

I due casi al momento più più eclatanti e drammatici si sono verificati a Milano e a Roma.

Nel capoluogo lombardo é stata organizzata un'efficace spedizione presso la vicina Arcore, dove un manipolo di rivoltosi é riuscito abilmente a penetrare dentro le mura di Villa San Martino, con lo scopo (raggiunto) di prelevare l'ex Presidente del Consiglio, Cav. Silvio Berlusconi. Il Leader del Popolo della Libertà, sorpreso nel corso di un baccanale con giovani studentesse e sodali di partito, é stato tradotto vestito solo di una tunica da senatore dell'antica Roma - a bordo, pare, di un'Apecar - fino a Piazzale Loreto, luogo evocativo della storia della Liberazione milanese, dove lo aspettava una folla inferocita, che aveva eretto una mastodontica ghigliottina; condotto al patibolo in evidente stato confusionale, ha salutato la folla urlante, forse convinto di trovarsi alla convention del suo movimento; davanti al cappellano, resosi infine conto di essere invece alla fine dei suoi giorni, ha dichiarato (o almeno questo é quanto ci viene riportato): "Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per il bene della Nazione. Ora finirete nelle mani dei comunisti, ve ne accorgerete, mi rimpiangerete!" La sua testa é ora in possesso di uno dei capi brigata, che l'ha trasferita in luogo ignoto.

La sorte di Elsa Fornero si é invece compiuta in Piazza del popola a Roma: sorpresa da un gruppuscolo di rivoluzionari nei pressi di Palazzo Chigi dove si stava recando per definire gli ultimi aspetti della riforma del lavoro, riforma che avrebbe previsto la facoltà del datore di lavoro di non erogare ai lavoratori lo stipendio a fine mese, il Ministro del Welfare e del Lavoro é stata inizialmente presa a male parole, poi malmenata, infine condotta da un corteo che via via andava formandosi fin sotto al Pincio, dove - senza processi nè tanti convenevoli . é stata decollata.

Faccendieri, uomini di finanza, top manager, uomini politici e boiardi di stato, tutti braccati dal popolo in sommossa, stanno cercando rifugio in luoghi sicuri; ma le notizie che ci pervengono segnalano numerosi arresti ed esecuzioni sommarie.

Il Presidente del Consiglio si trova attualmente a Bruxelles per un impegno presso il Parlamento Europeo; si é comunque detto disponibile a rientrare a patto che i disordini cessino e la vita torni alla normalità. Tuttavia sembra che questa sommossa si adestinata ad estendersi, per intensità e portata.

Chi vi scrive é sceso in piazza un'ora fa, cercando di cogliere dal vivo impressioni ed opinioni. Ciò che appare evidente é il fluire di una rabbia sopita da decenni che si libera in modo fragoroso e disordinato.

La novità di quest'azione sta nel fatto che gli obiettivi sono scelti e logici: non vengono colpiti i funzionari, o semplici simboli del potere, ma i veri responsabili della situazione in cui versa il Paese.

Il Parlamento é circondato, i Parlamentari asserragliati dentro, con poche speranze di uscirne vivi. L'esercito non si é schierato a loro protezione, mentre ha spiegato le proprie forze davanti al Quirinale, a protezione del Presidente della Repubblica.

Il vostro corrispondente, nuotando controcorrente nel flusso di gente che scorre nelle vie di Milano é riuscito ad intercettare alcuni fra quelli che sembrano essere le guide ideologiche dell'azione rivoluzionaria.

Uno di essi ha dichiarato: "Non siamo interessati al potere fine a sè stesso. Quello a cui miriamo é rovesciare l'ordine attuale, azzerare la classe dirigente che ci ha guidati fino ad oggi, ricostituire una società dove tutti abbiano le medesime opportunià, creare un meccanismo che impedisca la concentrazione delle ricchezze. Equità é una parola che abbiamo sentito pronunciare troppo a lungo, senza vederla mai applicata. Ora si rende necessaria questa svolta cruenta. E pazienza se dovremo ricorrere alla violenza, perché l'obiettvo che ci poniamo é il benessere della maggior parte della popolazione e se per arrivare a questo occorre il sacrificio di quelli che fino ad ora ci hanno vessati, pazienza, accetteremo con serenità il loro sangue sulla nostra coscienza".

Come vedete un movimento giacobino che ha già trasormato le strade di Milano in una specie di riedizione delle storiche Cinque Giornate vissute dal 18 al 22 marzo 1848, quando a fuggire sotto la spinta dei rivoltosi furono gli Austriaci del Generale Radetzki.

Ora tutta l'Italia si unisce in questo impeto di cambiamento radicale, che - mi dicono - stia minacciando anche la Città del Vaticano, dove migliaia di giovani si stanno accalcando nel tentativo di cacciare Papa Benedetto XVI da San Pietro.

Come potete immaginare la situazione é estremamente fluida. Dopo decenni di immobilità il popolo sembra essersi reso conto della propria forza devastatrice e la sta getando in campo in un drammatico esperimento di drastico rinnovamento.

Come evolverà, quali successi otterrà e che impatto avrà sulla situazione civile italiana, non sappiamo ancora dirlo. é necessario restare in osservazione e aspettare.

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