giovedì 20 settembre 2012

EUTANASIA DI UNO STATO




(Quando il pareggio di bilancio uccide il welfare state e un'intera economia) 

Se c'é un merito che si può ascrivere al Governo di Mario Monti é quello di aver creato le condizioni per sollevare un dibattito sul concetto di Stato: infatti, se si analizzano i provvedimenti presi negli ultimi nove mesi, le affermazioni informali, le dichiarazioni d'intenti e i programmi dei Ministri di questo esecutivo, ci possiamo rendere conto che l'idea da essi concepita é radicalmente distante dai valori che hanno guidato i membri dell'Assemblea Costituente nel lontano 1948.

In particolare, la zoppicante riforma del lavoro e la recente spending review rappresentano la sterzata impressa dal Rettore della Bocconi alla ben più radicale riforma dello Stato in termini neo-liberisti o, peggio ancora, post-liberisti.

Le scelte sono chiare, non lasciano spazio a dubbi: lo Stato ispirato da ideali socialisti e cristiani, orientato ai valori dell'assistenza, della generosità, dell'aiuto, deve essere rapidamente sostituito da uno Stato il cui ruolo é molto più contratto.
Le ragioni a supporto di questa scelta post-liberista risiedono nella necessità di raggiungere il pareggio di bilancio, requisito fondamentale per illudersi di far parte di un simulacro di famiglia allargata detta Unione Europea, dalla cui appartenenza non ci é ancora ben chiaro quali benefici il singolo cittadino possa trarne.

Più che una spending review, questa sembra una resa incondizionata, un barbaro massacro delle classi più basse - quelle che inevitabilmente sono costrette a fare affidamento sull'appoggio e l'assistenza pubblica, per sopravvivere.

Con la contrazione proposta da Monti & Fornero, nuova coppia di burattini i cui fili sono tesi dalle lunghe dita dell'alta finanza internazionale e della grande industria, sembra che lo Stato Italiano si limiti ad essere una specie di revisore dei conti, un rigido garante dell'equilibrio tra entrate ed uscite pubbliche. Questa ottusa focalizzazione - che perde di vista le ragioni di questa missione per focalizzarsi sul mero risultato contabile - sta soffocando la nostra Nazione, precedentemente ammalorata da decenni di gestioni opportuniste di una classe dirigente che del welfare state aveva fatto lo strumento principe di propaganda elettorale, rendendolo così inefficiente.

Nel 2012 ci troviamo con tassi di disoccupazione elevati come non lo erano da circa vent'anni, con una crisi economica che non mostra prodromi di soluzione, con un impoverimento spaventoso della popolazione, che quindi si aspetterebbe di ricevere un aiuto dallo Stato. 

Tuttavia - contrariamente alle aspettative - lo Stato si disimpegna e chi lo guida é intenzionato a delegittimare il proprio ruolo sociale, rimangiandosi le promesse di equità fatte in sede di insediamento nell'autunno 2011.

E allora ecco i tagli alla sanità,  i tagli alla scuola pubblica e la propaganda a favore di quella privata, le revisioni del sistema pensionistico che grava sui meno abbienti, la riformetta del mercato del lavoro che riduce i sussidi di disoccupazione e facilita i licenziamenti invece di agevolare le assunzioni, il rifiuto di introdurre una patrimoniale che colpisca le ricchezze elevate, un aumento indiscriminato dell'Iva dal 20% al 21%, che colpisce i consumi dei livelli medio bassi, lasciando esenti da sacrifici coloro che avrebbero potuto contribuire in modo maggiore senza veder intaccato se non minimamente il proprio eccessivo benessere.

Monti ha spiegato che questi sacrifici erano necessari per sanare i conti: forse il giorno in cui i conti pubblici avranno raggiunto lo zero, il Presidente del Consiglio si riterrà soddisfatto, senza accorgersi dell'effetto tabula rasa che avrà impresso al nostro Paese, senza spiegare perché ha scelto di far gravare questi sacrifici su una sola parte sociale.
Nel 1933, Franklin Delano Roosevelt raccolse i cocci degli Stati Uniti dopo 4 anni di depressione economica seguita al crollo della Borsa di New York. Se ne andò - in tutti i sensi - nel 1945, lasciando in eredità a Truman una Nazione la cui economia aveva ripreso a funzionare alla grande.

Per dare via al suo programma economico e politico (il famoso New Deal) si avvalse delle teorie economiche di un grande economista che adesso viene deriso da più parti, John Maynard Keynes. Keynes può essere definito l'economista del coraggio: proponeva spesa pubblica e di conseguenza politica monetaria, come iniezione ricostituente nelle vene della malridotta economia statunitense. Così facendo, riassorbì una moltitudine di disoccupati, risollevò l'industria e traghettò l'America fuori dalla Grande Depressione, pur facendo debito pubblico.

E' possibile coniugare conti sani con l'esistenza di un sistema di servizi pubblici: il segreto sta nell'efficienza con cui lo stato gestisce i servizi, e nelle modalità con cui si approvvigiona per fornirli.

Se negli anni passati la sanità, la pubblica istruzione, gli alloggi popolari, i trasporti, gli ammortizzatori sociali, i sussidi di disoccupazione, le pensioni di invalidità, la pubblica informazione e chissà cos'altro, non fossero stati gestiti con logiche perverse, per scopi di potere o arricchimento personale, il welfare state non sarebbe bersaglio di chi - non essendo fruitore di questi servizi per questioni censuarie - vuole eliminarlo per creare una nuova spaccatura fra classi, e in quella spaccatura cavare una nuova ricchezza da non condividere. Invece con una vera rivoluzione fiscale, che di rivoluzionario avrebbe solo l'equità, tutte queste cose si potrebbero salvare, anziché arrendersi al cinismo miserando di un rigido contabile che non riesce a vedere il nobile ideale di aiutare i più deboli.

Ma se ad uno Stato togliamo le scuole, gli asili, gli ospedali, i trasporti, le case popolari, i trasporti pubblici, gli strumenti per aiutare chi é senza lavoro, cosa rimane? Se uno Stato non provvede a far sì che chi sta meglio aiuti chi sta peggio, cosa rimane? Rimane uno Stato disumano indifferente ai bisogni dei più, ma con un bilancio in pareggio.


"Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio,
ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità"
(G. B. Shaw)

1 commento:

  1. Che altro aggiungere che tu non abbia già detto?
    Condivido appieno il tuo pensiero e lo scritto,indipendentemente dalle proprie idee politiche, credo che ognuno di noi senza farsi condizionare dai paraocchi dei partiti, dovrebbe ragionare e decidere che certa gente ci sta mandando al fallimento totale,solo che chi non ha nulla non ha neppure di che fallire, si dovrebbe poter decidere e mandare a casa chi ci sta portando alla rovina,non se ne può più, chi ha pochissimo viene affamato, chi ha tanto resta con "il tanto" cosa vuoi che sia per loro le briciole che gli tolgono?Anzi che neppure gli vengono chieste, le briciole, io a questo punto della mia vita ringrazio la mia mamma che prima di morire nel 94 mi fece giurare che sarei tornata in Luxemburg, ove vivo e sono cresciuta, me ne andai per non lasciar tornare da soli i miei genitori,ma nel 95 sono tornata qui, fu dura dopo 20 anni ricominciare daccapo, ma oggi ringrazio Dio e mia Madre per averlo fatto, credimi pure, mi costa dirlo,mi sento Italiana fino al midollo,non ho mai voluto cambiare nazionalità ma santo cielo che vergogna, questa gente dovrebbe andare in giro mascherata come a carnevale credi pure, sono basita ogni giorno di più,grazie per avermi invitata qui da te, un sorriso e buon pomeriggio, buona serata e buon week-end visto che ci siamo ok? ciao a presto spero ;-)

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