mercoledì 31 ottobre 2012

LA MARCIA SU ROMA, NOVANT'ANNI DOPO


Il 28 ottobre 1922 da tutta Italia, ma principalmente da Milano e dalla campagna emiliana, sciami di fascisti fecero convergenza sulla Capitale per mostrare i muscoli sotto il palazzo del Quirinale che ai tempi ospitava i Savoia. Il giorno successivo, lo stesso Re Vittorio Emanuele III conferì a Benito Mussolini l'incarico per formare il nuovo governo, dando di fatto inizio a quello che sarebbe stato poi definito il Ventennio Fascista.

Sono sempre i vincitori a scrivere la storia: quindi riguardo le cause e gli effetti,  oltre alla realtà di quei due decenni scarsi di dittatura non avremo mai un idea precisa, poiché i fatti storici vengono sempre filtrati dalle opinioni e dall'orientamento politico di chi li riporta: e chi può narrare i fatti, senza mediazione con lo sconfitto, é chi sopravvive allo scontro.

Sarebbe il caso di avanzare alcune considerazioni su quel periodo, per cercare di ripulirlo da ideologie, controideologie, nostalgie, dietrologie e prevenzioni. Il tutto, senza scadere nell'apologia, nel fanatismo e nella retorica.

Si può valutare un'esperienza politica sulla base della morte e della violenza che essa ha causato? Oppure è più costruttivo valutare gli eventi soppesandone le cause e contestualizzando i fatti, rapportandoli cioè all'epoca in cui si sono svolti e valutando tutti gli elementi rilevanti?
Se dovessimo giudicare ogni epoca misurando il sangue versato dal regime di turno - si salverebbe ben poco: la Prima Repubblica Italiana, per esempio, nata dallo scempio compiuto sul cadavere del tiranno caduto, è proseguita bellamente fra stragi di stato, morti misteriose, brigatismi di vari colori controllati dai governi allo scopo di mantenere il potere; per non parlare dei delitti mafiosi. Non é un bel quadro.
Inoltre, pesare eventi di quasi cento anni fa sulla scorta dell'esperienza maturata successivamente, rischia di condurre a conclusioni errate, che sarebbero un pessimo strumento per chi deve affrontare il futuro cercando di evitare gli stessi errori.

Inutile considerare il Fascismo come un'anomalia politica tutta italiana. La storia politica ed economica degli anni venti e trenta ci presenta l'Europa come un continente devastato dalla Guerra Mondiale e che si trovava ad affrontare la ricostruzione e la crisi economica.
L'autoritarismo era l'orizzonte logico, in quel contesto e in quell'epoca: Karl Polany, nel suo saggio intitolato - Cronache della grande trasformazione - rappresenta i totalitarismi degli anni venti e trenta del secolo scorso, e i regimi politici che li hanno generati e creati (fascismo, nazismo e comunismo) come inevitabili conseguenze del liberismo selvaggio che da duecento anni stava imperversando sul Continente, creando una frattura all'interno della popolazione sotto forma di sperequazione economica. Il Capitalismo old style come origine dei totalitarismi. Il dirigismo di stato come diga per arginare il dilagare del capitalismo. Interessante prospettiva.

Per di più la prima Guerra Mondiale aveva aggravato le condizioni della parte meno abbiente del popolo.
Da un lato, i contadini e gli operai venivano costretti al fronte da cui tornavano  traumatizzati e disoccupati. Da un altro, le sanzioni post belliche imposte alla Germania aggravarono ulteriormente la situazione, innescando una crisi economica senza precedenti che ha avuto il suo elemento più identificativo nel crollo di Wall Street. Tali sanzioni, oltre a provocare - come detto - ripercussioni economiche in tutto il mondo industrializzato, crearono anche i presupposti per un sentimento revanchista presso l'orgoglioso popolo tedesco: tale sentimento si dimostrò l'humus ideale per il totalismo in stile teutonico tanto pernicioso negli anni a venire.

In Italia la situazione era di poco diversa. La vittoria nella guerra (ammesso che una guerra si vinca) e i contraddittori patti post bellici dai quali l'Italia usciva con benefici minimi se non nulli, avevano acceso il vittimismo popolare e l'animosità dei reduci di guerra che si sentivano doppiamente defraudati.
Nelle campagne le brigate comuniste - esaltate da ciò che era recentemente successo in Russia - picchiavano duro, sequestravano mezzi di produzione, occupavano campagne e città. Le notizie di ciò che era accaduto a San Pietroburgo rimbalzavano per l'Europa sventolando la minaccia bolscevica in ogni capitale.
L'esigenza miope di ordine, il terrore che l'Italia si trasformasse in una piccola Russia, spianò la strada a Benito Mussolini. Sostenere però, come ho letto di recente, che il fascismo ha avuto un'estrazione e un'ispirazione borghese é quanto di più surrettizio, falso e antistorico.

Il fascismo ha una matrice popolare, populista e socialista. Ha fatto presa prima nelle classi inferiori per poi espandere la propira influenza anche presso la borghesia. Ma è la borghesia ad aver cavalcato il fascismo non il contrario. Il regime - come chiunque vuole governare in Italia - ha dovuto scendere a patti con essa, e con la Chiesa Cattolica. Questo l'ha trasformato da movimento rivoluzionario a movimento conservatore, con tutto quello che ciò comporta. Ma in più comizi Mussolini dichiarò che il nemico principale del fascismo era la borghesia che, con i suoi costumi laschi andava ad indebolire l'Italiano, che egli voleva - al contrario - marziale.

Resta il fatto che l'impostazione concettuale alla base del fascismo è a matrice sociale e che l'anima originaria é rivoluzionaria.
E anche lo Stato che ne uscì, uno stato con una logica - per quanto molti possano storcere il naso - con un'organizzazione, con un fine ultimo ben definito e non del tutto astruso, se si pensa che gran parte delle strutture statali sono arrivate intatte fino a noi.

Ho letto da qualche parte che la Marcia su Roma non fu vera gloria. Quest'affermazione è perfino banale nella sua verità assoluta. La Marcia su Roma fu un'esbizione puramente scenografica che non influì minimamente sulle decisioni del Re: la nomina di Mussolini era già stata decisa e preparata in precedenza; i tumulti dei mesi precedenti, le trattative fra le parti, un certo orientamento della maggioranza della popolazione verso questo movimento nuovo e in linea con il sentimento popolare dell'epoca, le paure dei Savoia di finire come i Romanov portarono Mussolini a Palazzo Chigi. Non certo la passeggiata più o meno bellicosa dei fascisti.

Cosa ci resta di quel periodo?

Potremmo dire che ci restano solo le notizie sulla forte limitazione delle libertà individuali, la carcerazione o eliminazione fisica degli avversari politici, la vergognosa alleanza con Hitler, la discesa in guerra e le leggi razziali. 


Non dimenticherei, come ho già detto, l'approccio ideale ad un concetto di Stato come entità da rispettare e difendere, che si è poi manifestato in chi ha saputo traghettare l'Italia dal dopoguerra al boom economico. Non dimenticherei le politiche di stampo assistenziale, più o meno recentemente defninite paternalistiche da chi vuole uno Stato assente: certo, i treni per le vacanze e le colonie estive, per esempio, ispirano tenerezza al giorno d'oggi. Mi chiedo, però, quale beneficio avessero queste vere e proprie istituzioni sulle famiglie di operai del 1934.

La concezione di un sistema pensionistico o di un Ente chiamato Istituto per la Ricostruzione Industriale continuano ad apparirmi degni di considerazione anche sotto il regime ultraliberista di Mario Monti. Il Governo attuale vuole affrontare la crisi giocando in difesa: taglia pensioni e cerca di salvare le banche con manovre stravaganti. Mussolini cercò di affrontare la crisi giocando d'attacco: creò l'Inps e l'IRI per salvare le banche sull'orlo della bancarotta. Concependo, oltretutto, istituti di carattere sociale come l'Inail, vera direttrice di una politica indirizzata ad introdurre concetti di sicurezza sul lavoro culminata nel D.Lgs. 81/2008, di recente attuazione. Senza contare che il Codice Civile e il Codice Penale che tutt'ora - pur se novellati, e modificati - vigono nel nostro Paese si devono alla gestione politica di quegli anni.

Un'idea di Stato, un progetto con un percorso ed un fine ultimo.

Chi irride la retorica Mussoliniana, confrontandola con il modo attuale di fare politica, per stigmatizzare quel regime, non si accorge che è passato un secolo, e che le pose di Mussolini, la battaglia del grano, l'anglofobia, e tutto il resto stanno al 1930 come i girotondi, le campagne elettorali in pullman, o le berlusconate stanno al 2012.

Infine ci é rimasto un antifascismo dogmatico e bellicoso, che grava in modo penalizzante sull'Italia da settant'anni, portando divisioni manichee e incapacità di fare autocritica.

Archiviare quell'esperienza semplicemente come un lungo segmento di storia influenzato da un incosciente buffone con manie di grandezza, c
ontinuare a ridicolizzare ciò che è stato di quegli anni, assegnare tutte le colpe a una sola parte e prendersi tutti i meriti, demonizzare qualunque azione venuta dal Fascismo,  negare la figura di Mussolini come statista, impedisce una corretta analisi e ostacola un processo di crescita civile e sociale.

Reiterare la sterile retorica antifascista, come gran parte della sinistra si ostina a fare, non porta altro risultato che creare ulteriori divisioni in un Paese già bravo a contrapporre parte a parte, a stabilire il giusto e lo sbagliato.

Individuare invece un ruolo che la sinistra potrebbe avere per evitare di rinnovare esperienze simili a quella di novant'anni fa, evitare di appiattirsi sui desideri dell'alta borghesia attuale e ricuperando la propria natura socialista e popolare, priva di snobismi e di distinguo finalizzati al semplice raggiungimento del potere, sarebbe il modo migliore per essere antifascisti.

L'alternativa degradante e pericolosa sarebbe altrimenti quella di sfilare ogni 25 aprile verso Piazzale Loreto, ciascuno con il proprio fardello di retorica, ripetendo slogan insultanti contro l'avversario politico di turno.

Proprio come facevano le camicie nere nella Marcia su Roma.

2 commenti:

  1. Che dire? Il quadro mi sembra più che completo... Mi ricordo il tempo quando ero affascinata dalla biografia di C. Marx, dalle sue idee sull'uguaglianza, dalle sue teorie sul come dovrebbe essere il mondo... e non sono per niente teorie sbagliate! Purtroppo si sono rivelati materialmente impossibile da realizzare ed ogni regime basato su di esse non ha fatto che trasformarli in armi micidiali come il socialismo, il comunismo o il fascismo, rivolte sempre contro le masse che avrebbero dovuto invece gioirne. Lo stesso succede oggi: cambiando le parole, i modi, i personaggi non cambia nulla per il popolo - resta immutabile solo la fogna dentro la quale e spinta, più in fondo, più in fondo possibile... ... ...

    RispondiElimina
  2. Allora, in primis, gran bel post: interessante, chiaro, esaustivo etc.
    Mi verrebbe da dire molte cose...vedrò di dirne alcune:)
    Condivido che la facile condanna a posteriori sia anacronistica, leggendo di Piazzale Loreto mi torna alla mente il concetto antropologico dello smembramento rituale del corpo del capro espiatorio, sul celato "corsi e ricorsi storici" (derive che in un certo senso ciclicamente tornano) mi viene alla memoria Primo Levi che disse (a proposito dell'olocausto) "Fu un evento isolato, una follia collettiva, un atto disumani, e questo rassicura le nostre coscienze; oppure fu qualcosa di tremendamente umano?!?"...poi (somiglio, purtroppo, a Joice in questo...non ho pensieri ordinati, scusa!!!:D), ho molto apprezzato "La grande trasformazione" (ottimo riferimento), inoltre, molto semplicisticamente: pure il Fascismo fece del bene, pensa che nella mia Isola mandò al confino molti mafiosi!!! E, ancora, non fu un movimento di matrice borghese ma umana nell'accezione più ampia del termine: l'uomo, da sempre e per sempre, trascinato dal leader carismatico, l'uomo che desidera sfogare gli istinti peggiori, l'uomo che deve credere a qualcosa etc...Però, è pure vero che anche io sono uomo (vabbè donna, è uguale) e, onestamente, benchè condivida le tue riflessioni e senta molto le mie, a pelle, non posso negare che, pensare al Fascismo(ma a qualsiasi estremismo in genere...ma specie al fascismo), un pò, la pelle me la gela...è un limite, un limite che si chiama istinto!!!
    Complimenti ancora:)

    RispondiElimina