mercoledì 17 ottobre 2012

MARIO MONTI FOREVER!!



Sembra che in questa fase crepuscolare della Seconda Repubblica gli uomini politici non siano più interessati all'esercizio del potere; anzi, non vogliono proprio più governare. Circa un anno fa, la nascita del governo tecnico guidato da Mario Monti ha rappresentato uno spartiacque fra passato e futuro, modificando l'approccio della classe politica nei confronti dell'elettorato.
Se nelle precedenti legislature i partiti letteralmente si scannavano per poter piazzare i propri esponenti nei ruoli chiave dell'esecutivo, mettendoci in qualche modo la faccia e rischiando la figuraccia con l'elettorato, negli ultimi mesi abbiamo scoperto una nuova frontiera della delegitimazione di questa istituzione bistrattata chiamata Parlamento: sono finiti i bei tempi in cui Craxi, De Mita, Andreotti e Berlusconi sgomitavano per potersi sedere sulla poltrona di Presidente del Consiglio, in cui i partiti, anche quelli con il minor riscontro elettorale, volevano dettare legge, pretendendo ministri se non addirittura il Primo Ministro.

Il fatto che sia così frequente sentire parlare di ministri tecnici indica un'imbarazzante ignoranza generalizzata di quello che dovrebbe essere il ruolo del governo: il Governo, se espresso da una maggioranza eletta, dovrebbe dare un indirizzo politico alla nazione che é chiamato a guidare. I tecnici - ogni ministero é stracolmo di tecnici di grande qualità - servono a realizzare quelle che sono le linee guida del governo, quali che siano. Nel momento in cui i tecnici prendono il posto dei politici, significa che ci troviamo in assenza di un indirizzo preciso, ed é la condizione in cui ci troviamo attualmente, dove le idee scarseggiano e l'appiattimento é diffuso.

Stiamo respirando una rarefatta atmosfera che possiamo anche definire solennemente "sospensione della democrazia". Più ci avviciniamo alle elezioni di fine legislatura e più assisitiamo ad un florilegio di paradossi. La figura che funge da collettore finale di tutti questi paradossi é il Professor Mario Monti che, forte dell'impalpabilità della sua azione di Governo nel portarci fuori dalla crisi economica, forte ancor di più dell'investitura arbitraria ricevuta circa un anno fa, senza un effettivo riconoscimento popolare, rischia di diventare l'unico vincitore - probabilmente senza nemmeno avere la necessità di candidarsi - della prossima tornata elettorale.

Il paradosso che ruota intorno a Mario Monti ha una molteplicità di aspetti che - ancora una volta, nel corso della Storia -  rende l'Italia una Nazione non normale. Proviamo ad esaminare le molte facce dell'assurda vicenda politica che ruota intorno alla figura del Rettore della Bocconi.

E' arrivato a Palazzo Chigi come una specie di Coriolano con la missione di abbassare lo spread e rimettere in sesto l'economia italiana, per poi ritirarsi dalla scena e riprendere a fare quello che faceva prima (cosa faceva prima? Non l'ho mai capito tanto bene).

Lo spread si é dimostrato indifferente alle sue misure, in compenso l'economia continua ad agonizzare. Ha elevato le imposte sul carburante, l'Iva, respinto l'idea della patrimoniale, allungato l'età pensionabile, bloccato gli aumenti ai dipendenti pubblici, tagliato la spesa pubblica partendo dalla sanità, proposto una riforma del lavoro per consentire di falciare liberamente i lavoratori dipendenti, concesso finanziamenti alla scuola privata, e attuato una spending review fantasma tutta mirata a contrarre i servizi pubblici a vantaggio dell'iniziativa privata. Il tutto sostenuto da partiti di destra e di sinistra (già questo é grottesco).

Se questa manvora fosse stata proposta dal duo Berlusconi-Tremonti, qualcuo avrebbe gridato alla rivoluzione, accusato Berlusconi di essere dalla parte dei più ricchi; ci sarebbe stata una rivolta di piazza, accompagnata da sberleffi europei, con decapitazione finale dei due. Invece Monti riceve consensi e considerazione. Sono perplesso: questi provvedimenti avrei potuto prenderli io stesso, con la mia misera laurea in Economia e Commercio. Avrei - mi sbilancio - fatto di meglio.

Detto questo, ora finalmente ci si prepara alle Elezioni, e la parola d'ordine é "partecipazione popolare". Le primarie a sinistra e i dibattiti sulla leadership a destra lasciano intendere che i partiti o i movimenti politici abbiano intenzione di riprendere a svolgere il proprio ruolo, proponendo un candidato rappresentativo della propria linea ideologica. Le piazze si stanno riempiendo di Gazebo, quasi si faticia a camminare sui marciapiedi, tanti ce ne sono.

Poi, però Bruxelles sussurra che Monti premier é più che un auspicio per l'Unione Europea.
E Marchionne fa outing dicendo che Monti dovrebbe fare il premier a vita. Gli ambienti dell'alta finanza e alcune frange di industriali, lo implorano a continuare.

A questo punto le forti personalità attualmente ai vertici dei partiti si fanno prendere dai rimorsi e - smentendo tonnellate di parole sprecate in questi mesi di campagna pre-elettorale - senza accorgersi del ridicolo che li sta sommergendo, concordano nel dire che Monti sarebbe il premier ideale anche per la prossima legislatura.

Quindi, le legnate che si stanno menando a sinistra sul terreno delle primarie sono un paravento per nascondere una scelta già compiuta; e i balletti fra Berlusconi, Alfano e i colonnelli di Alleanza Nazionale, un teatrino noioso quanto inutile.

Molto rumore per nulla, signori: Mario Monti sarà il prossimo Presidente del Consiglio, a prescindere da quale croce metterete sulla vostra scheda elettorale. Monti il non eletto, Monti l'imposto dall'Unione Europea, dalle banche, dalla Fiat, guiderà un Governo che riscuoterà la fiducia da un Parlamento eletto con il Porcellum e le sue liste bloccate.

Con tanti saluti alla partecipazione popolare: perché questa é la morte della democrazia.

Tutto ciò, in un certo senso mi porta sollievo: ero indeciso su quale partito votare. Ora so che non ha importanza. Vincerà Mario Monti!
Ma allora, perché non aboliamo queste elezioni politiche? Sarebbe il primo provvedimento efficace all'interno della spending review.

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