sabato 17 novembre 2012

SAVE A PRAYER ('TIL THE MORNING AFTER)



Spesso, di recente, soprattutto in riferimento alla situazione economica e politica italiana, ho sentito parlare in termini profondamente negativi degli anni ottanta.

Ho concluso la mia adolescenza in quegli anni e nello stesso decennio ho iniziato l'università: di quel periodo ho ricordi meravigliosi. Ovvio, é facile pensare con nostalgia ad anni in cui gli ormoni ti pompano a mille, le prospettive ti sembrano illimitate, e - a causa dell'incoscienza dell'età - non vedi nubi all'orizzonte: la tua principale preoccupazione - a parte quel fastidio chiamato scuola - consiste nell'occupare il tuo tempo a rincorrere delle ragazzine o a sperimentare droghe leggere, alcoolici e maldestri comportamenti emulativi per sentirsi già adulti. Su questi presupposti é probabile che la valutazione indulgente che ne faccio sarebbe non dissimile per qualsiasi altro decennio, esclusi - forse - quelli dei conflitti bellici e delle barbarie conseguenti.

Mi piace però pensare che non sia stato tutto da buttare.

Sono stati anni bellissimi, vissuti da adolescente. Le ragazze avevano grossi fiocchi colorati nei capelli vaporosi, si coprivano la faccia di strani cosmetici che davano loro un aspetto perennemente abbronzato e labbra lucide. Indossavano piumini sgargianti, calzettoni scaldamuscoli sopra i pantaloni, cucivano toppe fiorate sulle tasche dei loro jeans e si annodavano pizzi ai polsi. Lo so, detto così, ora, suona ridicolo e parecchio pacchiano. Probabilmente lo era. Però venticinque anni fa faceva un effetto differente.

Era l'epoca post glam, new wave, new romance e chi più ne ha più ne metta. Sembrava che l'amore potesse invadere il mondo insieme all'allegria, trasfigurandolo sotto un'onda di colore e di romanticismo.

C'era spazio per tutti, in un paradosso di eterogenea (e non sempre pacifica) convivenza che aveva come unico filo conduttore il tentativo di omologazione.

Lo era l'essere paninaripunk oppure skinhead, o dark, o rockabilly; la gente andava in giro con il bomber, il moncler, il chiodo, il kefiah, le Timberland o le Dr.Martin's. Ma questa urgenza di omologazione - riflessa come sempre succede soprattutto  sul look - si ripartiva in mille rivoli che generavano varietà, differenziazione.

La musica, quella tanto vituperata oggi, era l'adeguata colonna sonora e specchio fedele di questo relativismo variopinto, stravagante e un po' cialtrone: c'erano i Duran Duran e gli Spandau Ballet e gli Wham, gli Smiths e i Cure. Ogni gruppo incarnava un'anima, un look e una (sotto)cultura. Adam & The Ants aveva aperto il varco e dietro di lui si erano infilati tutti.

Il Romanticismo con i propri impeti e ideali non poteva che generare Beethoven e Chopin. Gli anni 70, con i travagli culturali e politici non potevano che esprimere i contautori alla De André o alla Guccini. Gli anni ottanta inevitabilmente partorirono i Duran o gli Spans, ma perchè farne loro una colpa? Erano anni di riflusso, dopo un ventennio di forti cambiamenti, tensioni e scontri, la musica impegnata lasciò il passo a qualcosa di più lieve. Non poteva non esserci una svolta dopo la dissoluzione delle spinte ideologiche, e la conseguente avanzata neoliberista e la messa in discussione del socialismo reale. E questa svolta é arivata, investendo ogni ambito.
Non furono peraltro anni privi di travaglio: gli strascichi dei tormenti degli anni settanta, con le esplosive contestazioni degli operai e degli studenti, il brigatismo rosso e la crisi economica, proseguirono almeno fino al 1982. La strage di Bologna, gli assassini di Tobagi e di Ambrosoli e il terribile pasticcio di Ustica sono cicatrici importanti dei primissimi anni ottanta.

Di contro, ci fu un florido periodo di espansione del prodotto interno lordo (inevitabile dopo periodi di contrazione) quando ancora l'assenza dell'Euro permetteva una naturale oscillazione delle monete nazionali ed un conseguente riallineamento delle economie. Questo ebbe come riflesso (o fu effetto, va ancora capito) un periodo di serenità. E' lecito affermare che a volte si tradusse in comportamento da cicale, ma che non sia l'alibi per giustificare tutto ciò che stiamo vivendo adesso.

Semmai si può affermare che questa economia in crescita, unita alla congiuntura economica tendenzialmente favorevole e ai modelli provenienti dagli Stati Uniti, il neoliberismo di cui parlavo prima, ha sprigionato un leviatano che ha imperversato per tutta Europa devastando - oggi lo realizziamo - il Vecchio Continente: lo yuppismo e lo strapotere del mondo della finanza. Un'ombra perniciosa che si é progressivamente allungata sull'Europa arrivando ad oscurare il Continente.

Se i paninari e punk sono stati modelli di riferimento per adolescenti, Gordon Gekko (il personaggio interpretato da Michael Douglas in Wall Street, un film di Oliver Stone ambientato nel mondo della finanza spregiudicata) ha definito i parametri etici di riferimento di un'intera generazione di neo manager che venivano sedotti dal fascino diabolico della finanza e delle operazioni di borsa. La carriera e il successo diventavano il fine ultimo, da raggiungere in modo spietato e spesso con pratiche illecite.

Ciò diede il via - o si accompagnò - ad un processo di decadenza morale e culturale che si manifestò con l'esibizione di satus symbol anche pacchiani a testimonianza del successo e del livello di benessere raggiunto; lo sviluppo di un individualismo edonista e l'esplosione del culto per le apparenze; la nascita delle televisioni commerciali come veicolo di diffusione rapida di una sottocultura ottundente al fine di trasformare lo spettatore in un consumatore spersonalizzato, a cui offrire un'identità attraverso il consumo.
Inevitabile che da questo relativismo la politica ne uscisse contaminata e degradata. L'ossessione per il denaro diede alla testa a chiunque si occupasse di politica, distorcendo il ruolo e la concezione di potere.
Questo ha guastato una generazione di politici che (so che mi attirerò molte critiche) aveva delle qualità e che si é incarnata nell'ultimo vero statista italiano, Bettino Craxi, il cui valore come leader é stato inficiato da un'inclinazione all'accumulo illecito.
Avendo perso la battaglia, come dico spesso, quella generazione di politici - salvo alcuni gattopardi che si sono mestamente riciclati - falciati dalla ghigliottina mediatica del Tribunale di Milano, non ha diritto ad un giusto processo presso il Tribunale della Storia. Hanno perso, e quindi verranno ricordati solo per i propri errori. Alla luce delle recenti vicende di corruzione, insipienza politica e incapacità di rispondere alle esigenze della Nazione, i leader dei partiti di quegli anni giganteggiano nel confronto con questi. Altrettanto corrotti e tuttavia inadeguati a ricoprire ruoli guida.
 

Nel 1989 - infine - cadde il muro di Berlino, portando con sè aspettative di libertà e delusioni che in seguito ebbero ripercussioni su tutto il mondo, alterando equilibri senza che nel frattempo si fossero trovate risposte alle tante domande ed esigenze di chi stava oltre la cortina di ferro. Questo turbò ulteriormente degli equilibri che erano già in corso di disfacimento, che l'Unione Europea - che negli anni ottanta era in fase di studio - non ha saputo ancora ristabilire.
L'ottimismo di allora era sicuramente miope, ma non é altrettanto miope il pessimismo privo di aspirazioni che ci guida in questo presente?

2 commenti:

  1. ottima analisi degli '80s; ma quegli anni non li ho di certo amati, a parte la spiensieratezza dei 15-20 anni. ero e sono sempre stato schivo alle mode ed alle visioni miopi di politiche sprecone e del pensiero unico, che proprio con l'uccisione delle utopie dei 70s' ha continuato l'omologazione culturale iniziata con il boom economico. sempre in direzione ostinata e contraria, allora come ora. ciao.

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  2. Mi viene, subito, da dire che Craxi,con tutti i lati oscuri della sua figura (che non sto qui a considerare e giudicare), ha fatto la fine del capro espiatorio, il fantoccio che a carnevale viene incendiato come metafora del "cattivo" da eliminare per propiziare l'avvento del bene; o forse solo l'eterno feticcio su cui scaricare i nostri sentimenti distruttivi...doveva pagare, ma non da solo, e non in quel modo...poi, la figlia, ha fatto il resto!!!:)
    Gli anni '80, io non li conosco...nel 1989 avevo 6 anni, però, li ho intravisti in film e company e, forse, sono stati, appunto, il necessario risvolto dei "pesi" anni '70...io, per indole, mi sarei centrata meglio negli anni '70 credo, però, ritengo che ogni epoca abbia un suo perchè, forse, persino la nostra...forse nel fatto che, come fu per il Medioevo,alla crisi assoluta, segue la rinascita...speriamo, speriamo;)

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