martedì 4 dicembre 2012

BERSANI E UNA (ATTESA) RIVOLUZIONE GIA' ABORTITA




[affinché una vittoria alle primarie non si risolva in una catastrofe per il paese]


Il miglior commento sull'esito delle primarie - che hanno incoronato Pierluigi Bersani come candidato ufficiale del Centro Sinistra - lo ha fatto un mio contatto di Facebook che sul suo profilo ha scritto:

"Finalmente Renzi ha fatto qualcosa di sinistra: ha perso"

Se é vero che queste primarie - come ho sentito da molte parti - hanno avuto il merito di suscitare attenzione e partecipazione, dando alla base - iscritta o meno ai partiti della coalizione - la percezione di avere voce in capitolo, dall'altra mi é sembrato che l'oggetto del dibattito fra i vari candidati sfiorasse appena i temi caldi che richiedono attenzione e soluzione urgente dal governo che verrà.

Ha vinto Bersani al quale si può riconoscere prima di tutto una militanza di lunga data; secondariamente ha capacità e competenze anche economiche: ricordo di averlo visto anni fa a Ballarò in un confronto con Tremonti, e mi era piaciuto. Anzi devo dire che prima di divenire il Segretario del Partito Democratico mi sembrava molto più carismatico di quanto appaia ora: evidentemente guidare il carrozzone variegato del PD deve aver fiaccato notevolmente la sua lucidità.

Ha inoltre la grave colpa di aver coinvolto il suo movimento politico in una connivenza ambigua e perniciosa con il Governo Monti, che ha fin qui sostenuto.
Ora Bersani ha davanti una grande chance per riscattarsi: si troverà a guidare la grande coalizione del centrosinistra, dopo una kermesse propagandistica di grande risonanza come le Primarie. Di fronte avrà l'Armata Brancaleone del Centrodestra, che fra polemiche, riorganizzazioni, falsi leader e false primarie per sostituire un vero leader al crepuscolo, ha dilapidato un consenso quasi bulgaro.

Per vincere gli basta comportarsi come un grande leader di sinistra: deve rivolgersi ad un popolo devastato da quattro anni di crisi economica, di sperequazione, di disoccupazione crescente, di ingiustizie sociali e fiscali, di soprusi imposti ottusamente dall'Unione Europea. Un popolo impaurito e sfiduciato.

Deve rivolgersi agli italiani e, sostanzialmente, spiegare che il partito Democratico é un Partito di sinistra e che di quella parte ha i valori storici nel suo dna: lavoro, equità, giustizia.

Gli basterà esordire rassicurando gli italiani; garantendo che la sua Italia manterrà le caratteristiche di stato sociale che rappresentavano - al di là di ogni sarcasmo - il lato migliore di questo Paese e un motivo di vanto. Credo che si sia in molti ad essere stanchi di ascoltare che si deve rinunciare alla sanità pubblica, alla pubblica istruzione, ai trasporti pubblici, all'energia pubblica, all'acqua pubblica e così via perché non ci sono soldi. Stanchi di politiche miopi e di mesti ripiegamenti arrendevoli, di rassegnazione di chi ci governa davanti alla propria incapacità di attuare politiche di rilancio.
Occorre coraggio, per vincere, coraggio per dire basta alla politica arroccata sulla difensiva dei tagli alla spesa pubblica. Sarebbe bello sentire un leader affermare che per questi servizi oggettivamente propri di uno Stato con la S maiuscola i soldi vanno trovati e si possono trovare. Sarebbe bello vedere un leader con ancora degli ideali e la volonta di fare qualcosa di memorabile che vada oltre la quadratura dei conti.
La riforma del fisco é la chiave, in tre facili passaggi: aumento degli scaglioni verso l'alto con aliquote incrementali; riduzione dell'iva dal 21% al 20% per i beni di consumo comune e creazione di una nuova aliquota per i beni di lusso che si può aggirare intorno al 25%; introduzione di una patrimoniale spinta che colpisca quella parte di ricchezza conservativa e improduttiva e che rappresenta la parte più vergognosa di un Paese in grave difficoltà. In questo modo non si deprimono i consumi e si rastrellano i fondi necessari a finanziare lo stato sociale. Inoltre si eviterebbe la vergognosa concetrazione di ricchezza in mano a pochi: fatto scandaloso, soprattutto in momenti come questi in cui la disoccupazione e la povertà stanno estendendosi a grandi fasce della popolazione.

L'equità si raggiunge inoltre con un accurato sistema di controllo per combattere sia l'evasione fiscale, gli appalti e i concorsi truccati, senza contare l'assegnazione di pensioni di invalidità non dovute.
L'equità si raggiunge inoltre ponendo un tetto (molto basso) alle pensioni di chi - durante l'attività lavorativa - ha avuto redditi molto elevati: la redistribuzione della ricchezza é la regola fondamentale per la salute di una Nazione.

Si parlava di coraggio, prima: il coraggio di imprimere una svolta all'andazzo neoliberista che da un po' di tempo contagia tutti i leader politici di primo piano, Il coraggio di ricollocare il Partito Democratico in un'area di sinistra che non indichi solo i seggi del Parlamento dove troveranno posto i Deputati e i Senatori eletti nelle sue fila. Ma che indichi - al contrario - l'abbandono delle posizioni stile new labour che hanno imperversato negli ultimi vent'anni per abbracciare di nuovo progetti progressisti contro il conservatorismo delle banche e della grande industria. Senza che si pensi che queste politiche progressive debbano nuocere al Paese, ovvio!
Invece - purtroppo - Bersani ha già messo le mani avanti e ha dichiarato che "non é il momento di raccontar favole", facendo abortire qualsiasi aspettativa che contrastasse l'arroganza del capitalismo.
Naturalmente un affermazione come questa ha scatenato subito la serva voce del conservatorismo, ossia il Corriere della Sera. Stamattina il quotidiano del potere [qualunque esso sia] ha pubblicato un fondo di Antonio Polito in cui - con cinico pragatismo - si elogia Bersani per il realismo condensato nell'affermazione che ho citato. E' inevitabile, dice Polito, continuare sulla strada segnata da Monti; ce lo chiede l'Unione Europea, cui si sono inchinati i tedeschi e persino Hollande, che tanto aveva illuso l'elettorato: scordiamoci le politiche monetarie, scordiamoci le politiche a tutela dell'occupazione, scordiamoci tutto e allineiamoci dietro a Monti.
E' incredibile il conformismo di pensiero che sta contagiando i commentatori, come se dopo Monti ci fosse per forza il diluvio. Triste riconoscere che ormai nessuno ha più la forza e gli attributi per opporsi alle tesi di un teorico dell'economia che - di fronte ai grandi problemi di questa epoca - non ha saputo reagire che con rigidi e sterili provvedimenti da manuale.
Prima o poi qualcuno avrà il coraggio di guardare il Professore e di affermare che il re é nudo.
Nel frattempo, avanti con i tagli alla spesa pubblica, avanti con lo smantellamento del patrimonio dello Stato, avanti con politiche che creano disoccupazione. E quando il bilancio sarà in pareggio ci accorgeremo che lo Stato sarà morto. E il re, nudo.
Da Bersani ci si aspetta molto. E' dinnanzi ad un bivio. Può fare scelte coraggiose: seguire il neokeynesiano Fassina (tanto irriso dal saccente Polito) e quindi smentire Monti con politiche di sinistra. 
Oppure, può fare la solita cosa di sinistra: perdere. Ma in quel caso non perderebbe solo lui e il suo partito: perderemmo tutti.

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