martedì 15 gennaio 2013

L'ARMA A DOPPIO TAGLIO


Di Eugenio Scalfari, lo storico direttore e fondatore de La Repubblica, si diceva che portasse sfortuna ai candidati della sinistra: infatti, ogni volta che li sponsorizzava, ne sposava la causa, li supportava tramite il proprio quotidiano, questi perdevano le elezioni.

Di Santoro, al contrario, possiamo senz'altro dire che porti fortuna a Berlusconi.

Premetto che non faccio parte dei nove milioni che hanno avuto la fortuna di assistere al duello televisivo fra Silvio Berlusconi e l'accoppiata Santoro Travaglio. Ho seguito lo scontro attraverso un'esilarante cronaca fatta in Facebook da una mia amica, e leggendo il giorno dopo numerosi resoconti e commenti su quotidiani e siti internet. Naturalmente ho anche origliato divertito i numerosi dibattiti improvvisati al bar, sui mezzi pubblici e tutto il resto.

Mi sono fatto l'idea che Santoro sia caduto nella madre di tutti i tranelli. Credo che la presunzione che alimenta il proprio ego illimitato lo abbia persuaso ad invitare Berlusconi per farlo friggere sulla graticola, convinto che la pubblica esecuzione del gran visir di tutti i farabutti gli avrebbe portato in dote un'audience spaventosa e l'investitura a leader morale di tutti gli antiberlusconiani.

Sicuramente l'obiettivo dell'audience é stato raggiunto: era anche quello più facile da centrare, dato che il battage pubblicitario dei giorni precedenti aveva creato un'aspettativa simile a quella che gli antichi romani devono aver provato ai tempi delle competizioni dei gladiatori nell'Anfiteatro Flavio.

Sugli altri fronti Santoro ha subito una débacle degna di Wateloo. Berlusconi é tornato a casa con una crescita di 4 punti percentuali in tasca e la giusta convinzione di essere uscito indenne da un'imboscata. Inoltre ha sottratto pubblico a Porta a Porta, dove Bersani stava accompagnando fra le braccia di Morfeo quei quattro gatti che hanno preferito Rai Uno a La7.

Game. Set. Match.

Il giornalista rosso ha sottovalutato la capacità del Cavaliere di sapersi destreggiare con naturalezza in una rissa televisiva. Errore imperdonabile: sì, perché Berlusconi ha inventato questo genere di televisione; é stato lui - ad inizio degli anni ottanta - ad aver abbattuto un certo tipo di tv, fatto di compostezza, di eleganza, di misura, di argomentazioni; é stato lui - in nome di una svolta contro il vecchio - ad aver introdotto la televisione del dolore, della rissa, dei sentimenti esternati in modo plateale, degli scontri aventi come unica regola il "niente regole", delle accuse sparate senza fondamento, delle vicende private trasformate in questioni pubbliche. Lui ha trasformato un buon giornalista - Emilio Fede - in uno scribacchino al servizio del partito. Praticamente l'arena mediatica di Servizio Pubblico era il suo terreno preferito, e ci ha giocato con destrezza vincendo per cappotto.
Prima ha mostrato il lato affabile della sua poliedrica personalità, giocando a fare il pagliaccio. Poi si é offerto in pasto a Santoro, recitando il ruolo di vittima sacrificale, l'agnellino innocente sbranato dal lupo, quel cattivone di Santoro il comunista. Poi ha lanciato accuse di parzialità e ha ribaltato su Marco Travaglio la questione giudiziaria.

Niente di nuovo, sia chiaro, tutte cose già viste. Da una parte e dall'altra. Santoro e Travaglio a fargli la predica; lui a respingere platealmente le accuse e a riversarne delle altre sugli interlocutori. Ineccepibile: é riuscito perfino a recitare il garantista, spiegando a Travaglio che in Italia esistono tre gradi di giudizio.

Mi vengono in mente a questo punto due considerazioni.

La prima, nemmeno troppo originale, é che Santoro abbia tanto bisogno di Berlusconi, quanto Berlusconi abbia bisogno di Santoro. Se non ci fosse il Cavaliere, il conduttore di Servizio Pubblico e Anno Zero finirebbe presto i propri argomenti e scivolerebbe nell'oblio dello spettatore. Contestualmente, senza il suo acerrimo nemico, e la schiera di intellettualoidi di sinistra (la Dandini, Nanni Moretti e tutta quella cianfrusaglia radical chic che popola i salotti pseudo intellettuali di Roma farneticando su temi progressisti senza nemmeno capirne granché) Berlusconi non potrebbe giocare la sua partita ideale fatta di contrapposizioni, e quindi non riuscirebbe a catalizzare intorno a sè quella parte dell'elettorato infastidito dagli atteggiamenti schizzinosi dei progressisti snob.

La seconda, un po' più articolata, pone la questione sul ruolo del giornalista. Avere delle idee, delle opinioni politiche, non significa dover alterare artificiosamente l'esposizione dei fatti. Dopo decenni di faziosità pro (spesso) o contro (raramente) il potere, sarebbe opportuno che in italia ci fossero dei giornalisti capaci di documentare, di illustrare, di spiegare ciò che accade, limitando il più possibile l'espressione della propria opinione, lasciando allo spettatore o al lettore il compito di giudicare, di decidere, senza dovergli per forza inculcare un'opinione precotta e predigerita. Sarebbe una prova di maturità e anche di professionalità, che si concretizza poi in un termine: obiettività, la bussola del bravo giornalista.

Questo non perché creda che sia il caso di limitarne la libertà di informazione, ma proprio per la ragione opposta: il giornalismo esercitato in questo modo lede il valore dell'informazione, perché contribuisce solo a fare confusione e a creare convinzioni errate.

Diventando un'arma a doppio taglio.

San Michele l'Arcangelo Punitivo ha voluto usare quest'arma a doppio taglio; voleva abbattere Berlusconi durante un rito dedicato al culto della propria personalità; voleva sacrificare una pagina di buon giornalismo in nome dell'audience. Voleva troppe cose, ma ha finito per nuocere alla causa: quest'arma lo ha mutilato forse irreversibilmente.

2 commenti:

  1. Tutti ci aspettavamo di vedere il fantoccio del diavolo bruciare sul ponte della Maddalena (Borgo a Mozzano in lucchesia)a carnevale: purtroppo è piovuto a dirotto. L'unico messaggio serio e chiaro prima che tutto gettato in farsa è stato quello inerente il fatto dichiarato da Berlusconi che pur avendo maggioranze schiaccianti le correnti interne che si rifanno alle vecchie logiche della prima repubblica impediscono di governare questo paese come si vorrebbe.In tal senso il movimento di Grillo potrebbe rompere questo schema se ottenesse un enorme consenso popolare. ma questo varrebbe per un paese sovrano. Siccome siamo in Europa, e la nostra costituzione oramai non è che un documento storico, tutto cambia. E tutti quei signori che ci appaiono quotidianamente, ogni secondo, si stanno accapigliando solo per non perdere i privilegi derivanti da una posizione di potere effimero e fine solo a se stesso.

    RispondiElimina
  2. Ho visto solo una piccola parte...nulla di nuovo, nulla di sconvolgente...e non mi riferisco a Silvio, spledidamente a a suo agio davanti alle telecamere, ma al povero Santoro privo ormai dello smalto di "Samarcanda" e ridotto a patetico teatrante.

    RispondiElimina