giovedì 14 febbraio 2013

IL GIOCO DI PRESTIGIO


 
In economia con il termine aspettative si intende l’insieme delle previsioni avanzate dagli individui, sulla base delle proprie informazioni e delle proprie intuizioni, circa l'andamento delle variabili economiche nel futuro. Sulla base delle informazioni a propria disposizione, quindi, ciascun individuo compirà delle scelte preventive per adeguarsi agli eventi che crede di prevedere: ci sarà una carestia, allora faccio provviste; salirà il prezzo del petrolio, faccio il pieno di benzina oggi, e così via anche e soprattutto su larga scala.
 
 
E' evidente che - sulla base di questa teoria, che in economia é ineluttable come la gravità lo é in fisica - chi dispone di maggiori informazioni o chi é nella condizione di gestire l'informazione si trova in una posizione non solo influente, ma persino dominante.
 
 
Sulla scorta di quanto appena affermato, sono convinto che da cinque anni a questa parte sia in atto uno spettacolo di illusionismo ai danni dei cittadini di gran parte dei Paesi occidentali: scopo di questa messa in scena é la conquista del potere da parte dell'élite finanziaria mondiale.
 
 
Nel 2008 - sfruttando la presunta bolla dei mutui subprime, ossia finanziamenti non garantiticoncessi dalle banche americane a favore di chi acquistava una casa - è stata diffusa artatamente la notizia che il sistema bancario americano fosse a rischio. Pertanto i governanti di quasi tutti i Paesi occidentali si sono sentiti autorizzati  ad adottare provvedimenti d'emergenza a garanzia della solidità delle banche. Tutto ciò con il dichiarato quanto apparente intento di proteggere gli interessi delle nazioni. In realtà era l'inizio della partita a scacchi con cui la finanza intendeva stringere la morsa sulle nazioni più vulnerabili e chiudere i conti una volta per tutte.
 
 
Il primo provvedimento fu una politica di stretta monetaria collegata al vincolo del pareggio di bilancio, ossessione della massoneria finanziaria che regna in Europa; gli effetti diretti di tali provvedimenti protettivi sono principalmente due: l'aumento dell'influenza delle banche nella vita politica e nella guida delle imprese; il ribasso del'inflazione.

Si sa che la riduzione dell'inflazione ha come conseguenza la crescita della disoccupazione. Ciò significa un mercato di approvvigionamento della forza lavoro con prezzi al ribasso, in quanto l'offerta di forza lavoro é decisamente superiore alla richiesta. Infatti l'aumento della disoccupazione è anche un modo per diminuire i salari e aumentare le ore di lavoro al fine di accrescere la produttività, dato che ci saranno molte persone a competere per un posto miserabile e il datore di lavoro, potendo derogare al contratto nazionale, detterà le condizioni.
 
La stessa questione del debito pubblico é divenuta argomento pressante per i governanti dei paesi nel momento in cui i tassi di interesse sono cresciuti ad un livello tale da rendere insostenibile il finanziamento di tale debito. Ma la riduzione del debito pubblico ha comportato la contrazione della spesa pubblica, dei consumi, dei posti di lavoro, la riduzione dei servizi offerti ai cittadini dello Stato, fino a mettere perfino in discussione il concetto di Stato, riducendolo ad un mero Ente contabile, ratificatore di decisioni prese altrove da organismi non democraticamente eletti.


La soluzione più pratica e più efficace per ristabilire un equilibrio sarebbe (stata) la riduzione dei tassi di interesse da parte delle banche, in modo da rendere meno oneroso il suddetto pubblico. Ma nessuna banca ha scelto questa via. Per queste ragioni le Nazioni e - soprattutto - i loro popoli sono soffocati da una tenaglia mortifera.


E qui si svela il prestigioso gioco d'illusionismo che é stato messo in scena: la crisi non esiste, non é mai esistita.


E' un perverso meccanismo che ha fatto leva sulle decisioni degli operatori economici come reazioni a possibili eventi, paventati nel 2008. Ma l'evento temuto era il crollo del sistema bancario mondiale, causato dalla sopravvenuta fragilità dopo l'esplosione della bolla di cui si é parlato ad inizio articolo.

 
Peccato che le banche siano solide, estremamente solide: in realtà non hanno mai corso nessun rischio. Meccanismi rodati da decenni di mutua assistenza, di interazioni fra di esse talmente fitte al punto da rendere il sistema bancario un vero e proprio cartello, le ponevano in una situazione di estrema sicurezza anche di fronte a sconvolgimenti ben peggiori della crisi dei subpreme.

 
Anzi alla fine di questo spettacolo di illusionismo sono l'unica entità ad essersi rafforzata, mentre intorno tutto crolla. Potere delle aspettative.

1 commento:

  1. Estremamente interessante e profonda la tua trattazione...
    Mi iscrivo al tuo blog con piacere , mi piace sempre scoprire nuovi amici interessanti, e spero tu anche ti voglia aggiungere al mio http://rockmusicspace.blogspot.it/..
    Grazie e buona giornata!

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