lunedì 4 marzo 2013

GRILLOFOBIA

In un articolo stranamente ispirato, qualche settimana prima delle elezioni, Concita De Gregorio esortava Bersani e gli altri leader PD a voltare le spalle al palco di Beppe Grillo sotto cui - metaforicamente, é ovvio - si assiepavano quotidianamente, e a guardare invece la folla che assisteva ai comizi del fondatore di M5S.
Questa esortazione, felice tanto quanto inascoltata, metteva a nudo quello che é il vero limite del Partito Democratico, lo stesso limite che ha trasformato in vittoria di Pirro quello che sei mesi fa si annunciava come uno strepitoso trionfo elettorale del PD: l'incapacità della sinistra moderata di individuare e rappresentare le esigenze di quel folto elettorato senza patria nè tutela che non si riconosceva nelle linee guida dell'Unione Europea, che non apparteneva al ceto elevato, che non condivideva gli interessi di banchieri e di industriali o liberi professionisti, che non voleva più dover assistere alla fiera dei privilegi della casta, che voleva tutelare il proprio diritto al lavoro dagli assalti dei potentati identificatisi in Mario Monti.
Bastava raccogliere il mal di pancia di questa grande componente dell'elettorato, cavalcare una politica di sinistra, offrire soluzioni meno arzigogolate di quelle portate avanti in campagna elettorale, e vincere, sottraendo voti a Grillo e alla stessa Lega Nord, che ha paradossalmente fatto campagna elettorale parlando di aliquota al 75% sui redditi più elevati con cui finanziare un livello soddisfacente di servizio pubblico. Mentre al contrario Fassina, sì la mente economica del PD, parlava di congelamento degli aumenti salariali, mentre Bersani si affannava a rincorrere Monti come se fosse il Messia, mentre il PD tutto - ad ogni comizio o tribuna elettorale - si riempiva la bocca con l'Unione Europea, contendendo allo stesso Mario Monti (che un giorno inseguiva e il giorno dopo contrastava) il millantato gradimento di Angela Merkel.
Così, in questa assenza di argomenti cari alla sinistra tradizionale, Grillo e i suoi adepti del Movimento Cinque Stelle, con una campagna elettorale aggressiva, ficcante e concreta, si sono portati a casa un quarto dei votanti.
Ora i (pre)giudizi sul M5S si sprecano, in una ridda di banalità e snobismi da far accapponare la pelle: si farnetica sul fatto che Grillo sia un comico - come a dire che in democrazia un comico non possa fare politica; sull'inesperienza dei parlamentari a 5 Stelle - avvalorando involontariamente la teoria secondo cui sia meglio tenerci la sflza di gattopardi che da decenni popola le stanze del potere; sulla loro giovane età, che sembra renderli dei dilettanti.
E via così, in una serie di interminabili luoghi comuni che fanno perdere di vista la realtà dei fatti: che é quella di una Nazione in attesa di una svolta, di un rifiuto del conformismo ideologico filoeuropeista, liberale e liberista, al quale da decenni abbiamo dovuto piegarci senza vedere miglioramenti per le nostre esistenze.
A me Grillo non piace: l'ombra-Casaleggio; il comportamento ottusamente autoritario tenuto nei confronti di alcuni grillini che hanno espresso serenamente idee non in linea con i diktat del fondatore; l'aggressività di una certa parte della base che vive la politica come una specie di guerra santa; tutti questi elementi mi lasciano dubbioso su questo partito appena entrato in Parlamento. Parte della base é composta da fanatici aggressivi e di invasati. E altresì vero che i grillini che ho conosciuto direttamente o indirettamente sono persone pignole e preparate, che vivono la politica in modo cosciente e che cercano di portare avanti un'idea innovativa basata su pochi punti. E chiari.

Non per niente, ora, il PD - una macchina burocratica pesante e antica per quanto di recente costituzione - sta ora facendo propria la battaglia sull'abolizione dei finanziamenti pubblici, tanto per fare un esempio. Non la sta portando avanti spontaneamente; usando una figura abbastanza usata, sta chiudendo le porte della stalla quando i buoi sono già scappati.

I buoi sono l'elettorato; quello - almeno - che non ha stupidamente votato per Berlusconi, per il quale c'é un discorso da fare, ma non in qauesto post. Tornando ai voti dati ai grillini, si tende a bollarli con superficialità come voto di protesta.

E certo, é un voto di protesta! Ma non per questo deve avere meno valore! In ogni dove una mente un po' lucida avrebbe potuto cogliere il malessere di gran parte della popolazione. La disoccupazione, il precariato crescente, il calo dei consumi, l'imposizione fiscale, i problemi delle periferie e quindi dell'ambiente sono punti che avrebbero dovuto essere esplorati in modo approfondito, anziché ammiccare a Berlino e Bruxelles come un qualunque partito liberale. 

Bastava raccogliere questo malessere, appropriarsene e difenderlo senza ipocrisie nè slogan facili, e costruire una politica seria.
Il PD non lo ha fatto ed ora guarda inebetito e un po' invidioso l'entusiasmo fragoroso di questi giovani Deputati e Senatori. Ora funzionari ed elettori del PD cercano di mascherare l'invidia e lo stupore di questa débacle; perché, non raccontiamoci favole: per il PD questa é una débacle in grande stile; quando Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e quando in seguito ha fatto cadere il governo Monti, il PD aveva la vittoria in mano; cosa abbia fatto da lì al giorno delle elezioni é un mistero; minimizzano il valore politico di M5S, insinuano dubbi sulla qualità degli eletti; fanno gli schizzinosi sulla base schierata con Grillo, come se la base elettorale del PD fosse composta in assoluto da menti elette. Approcciano cioé ogni avversario con lo stesso atteggiamento altezzoso che li ha portati sempre alla sconfitta.

Sottovalutare l'importanza del mandato che i grillini hanno ricevuto da un quarto degli elettori é una cretinata che potrà nuocere non solo al PD ma al Paese stesso. Ci pensino, e decidano se vogliono fare l'ennesimo partito di destra - perché recentemente é quello che hanno fatto con un comportamento snob e schizzinoso da intellettualoidi dell'aria fritta - o se finalmente vogliono sporcarsi le mani con delle battaglie sociali.

6 commenti:

  1. La foto che hai messo mi fa rabbrividire...a me questo sembra un pazzo scriteriato...con il quale purtroppo si deve fare i conti.
    Che Dio ci aiuti.
    Dimenticavo. Bellissimo articolo.

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  2. Invece sono il cambiamento!

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  3. Bella la foto scelta: è quella l'espressione che grillo fa ai fotografi quando lo riprendono. La faccia del pazzo, così come volgiono farlo apparire. L'alrticolo è ben fatto, sobrio e distaccato.
    Da ricordare a chi fa finta di non capire che Grillo utilizza due, o forse più, registri stilistici e mette in scacco chiunque lo voglia interpretare e capire con un metro di giunizio unico ed univoco.
    Grillo èd m5s sono il cambiamento.

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    1. Sono d'accordo. E chi invece sfrutta l'evidente posa e la chiama verita' o e' stupido o e' in malafede.

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  4. Bellissimo articolo. Un'analisi profonda e finalmente non di parte. Da anni sento i miei amici e conoscenti "impegnati" deprecare Berlusconi e adesso Grillo. Da anni sento che pero' la sinistra, amata da tutti noi nella giovinezza, ci ha deluso, de deludendoci si e' lasciata scappare di mano l'enorme potere che aveva sulle nostre coscienze e sulla cultura contemporanea.
    E' sfuggito alla sinistra proprio il paradosso che, giudicando le masse incomprensibili e stupide non le ascoltava piu' e non le interpretava.

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    1. a me i discorsi urlati di Grillo mi sembrano solo spicciola retorica...ad ogni modo aspetto con ansia il cambiamento.

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