domenica 7 aprile 2013

NON HO ALTRA SCELTA CHE RINCORRERE


Francorchamps, Ardenne. Adoro il cielo quando é gonfio di nuvole colore del piombo. Quando é così basso che sembra schiacciare tutto sotto un gravare di pioggia. I colori si fanno saturi e il verde di queste colline sembra ancora più intenso. Boschi senza soluzione di continuità, scuri tanto da sembrar neri, mi sfuggono dietro le spalle, incidendosi nello specchietto retrovisore contro il verde brillante dell'erba. L'asfalto si srotola davanti a me, tortuoso e morbido come un elegante tappeto che percorro con disinvoltura, come se conoscessi questa strada da sempre.
Ho sempre avuto un debole per le macchine inglesi. Rettifico: ho sempre auvto un debole per l'Aston Martin, dalla prima volta in cui vidi Goldfinger, film che mi fece innamorare della DB5, a prescindere dalle fantasmagoriche diavolerie a disposizione di James Bond, che da bambino mi tenevano incollato al seggiolino di legno del cinema.
Quella che sto guidando ora é decisamente più recente, confortevole e molto meno charmante. Ma - tra i tanti pregi che mi rendono piacevole questo viaggio verso il Nord - ha anche un favoloso impianto stereo, per cui mi sembra che Miles Davis sia sul sedile di pelle accanto al mio e gli altri componenti del suo quintetto siano seduti dietro.
Non ho fretta, nessuno mi aspetta a Spa, lascio che la strada mi porti sinuosa e imprevedibile per salite e discese improvvise, mentre la musica riempie il mio abitacolo.
All'improvviso una freccia mi infila subito prima di un tornantino quasi cieco che piega a sinistra; una staccata fenomenale, le luci degli stop si illuminano secche all'ultimo, quasi abbagliandomi in quel primo pomeriggio di velluto grigio: una Lotus verde oliva, con due fasce gialle dal muso alla coda; non riesco a vedere chi ci sia alla guida.
Sono fatto così, non mi si può cambiare: non ho fretta, mi sto rilassando nel percorso, ho tutto il tempo che voglio e una musica fantastica a farmi compagnia; ma non mi infilare prima di un tornante cieco, perché allora mi scaldo. Chi cavolo crede di essere quel tipo?
Scalo e inizio a schiacciare, il tizio cerca di andare via, ma io gli sto dietro, curva dopo curva, un tornante dietro l'altro, fra allunghi e scalate. Intanto dagli altoparlanti sta uscendo Around the midnight, ideale accompagnamento per una rincorsa frenetica.
La Lotus scivola sinuosa fra i prati, si infila morbida nelle strettoie incorniciate da abeti, inchioda e riparte; il ragazzo ci sa fare, tira le marce come se fuggisse dall'oltretomba. Ma io gli resto dietro, non senza fatica, ma resisto. Non so perché, ma resisto, mentre il motore ringhia sommesso sotto Miles Davis. Sono fatto così.
Ancora pochi chilometri e siamo a Spa: prima di tuffarmi in una vasca calda, devo restituirgli la staccata, questo é poco ma sicuro. Quella curva morbida a metà salita, sul versante orientale della collina fa al caso mio; non abbandono il paraurti posteriore della Lotus, all'ultimo mi sfilo, quinta-terza, il mio cavallo di battaglia, sterzo tenendo il volante con la sola mano sinistra, la destra sul pomello di radica del cambio, i piedi leggeri sui pedali, quasi una danza fra le due auto, poi quarta e ancora quinta, senza guardare il contachilometri; un'occhiata allo specchietto per vedere la Lotus sfilare via. Ma quello é ancora lì e spinge e sul falsopiano successivo si scosta e in allungo, poco prima di un gomito a destra mi passa; ciao ciao, dedicati all'idromassaggio dell'albergo che é meglio, Simone.
Si prende cento metri di distanza, meglio lasciar perdere. Ma non del tutto, voglio almeno vedere chi é questo fenomeno. Tanto per salutarlo, magari proporgli una birra e quattro chiacchiere. Così tengo la distanza, senza perderlo.
Pochi chilometri e la freccia verde entra in Louveigné, rallentando visibilmente. Due semafori, una svolta a sinistra, poi la macchina si ferma davanti ad un locale, fuori dal centro abitato: un vecchio edificio ben tenuto, tetti spioventi e rivestimenti esterni in legno nero, fiori ai balconi.
La portiera si apre rivelandomi quello che proprio non mi aspettavo, ma che tutto sommato non mi dispiace scoprire. Due gambe bellissime, affusolate ed eleganti, si allungano oltre lo sportello. E poi una massa di capelli castani, e mossi, mossi come il mare nelle sere d'inverno. Come i miei pensieri in questo preciso istante. La ragazza si muove con la stessa grazia di un felino con cui la Lotus scivolava sull'asfalto. Rapida, eppure armoniosa, fasciata in un abito grigio che non fa altro che evidenziarne il corpo seducente. Mamma mia, mamma mia.
Entra nel locale. Come obbedendo ad un riflesso condizionato, anche io salto giù dalla Aston Martin e la seguo. Gocce di pioggia sulla mia giacca di pelle nera. Il cielo promette sempre peggio.
L'interno é una nuova sorpresa. Arredi anni 80, decisamente datati; nella penombra divanetti e tavolini, specchi, neon rosa. Non vedevo questa roba da tantissimo tempo. La musica è una banale lounge music, dal ritmo blando, che richiama atmosfere un po' esotiche. Forse. Comunque, chissenefrega, devo ritrovare la ragazza. In quella penombra non é facile, e il locale non é esattamente deserto.
Mi accomodo davanti al bancone, con un gomito sul ripiano, il busto e il collo in torsione , le pupille acuminate a frugare fra quei volti e quei corpi, per cercare lei. Non é più una questione di orgoglio. Non mi ricordo nemmeno più le staccate sui tornanti. Devo conoscerla. Esatto: devo.
Finalmente la ritrovo. Nell'angolo sinistro dell'ampio ambiente semi illuminato da faretti intermittenti. E' in piedi, si sta passando una mano dalle dita ossute e lunghe fra i ricci. Sorride, e mi sembra che quel luogo molto retrò si stia illuminando senza preavviso.
"E' bellissima", mi sorprendo a dire a mezza voce.
- Qui est-ce qui est? - dico senza preludi al barista.
- Qui? - risponde lui ruvido.
- La fille là bas.
- Je ne sais pas - risponde biascicando. Poi aggiunge svogliatamente che ogni tanto viene qui con delle amiche e uno o due amici, beve qualcosa, balla poco e poi se ne va.
Sbuffo, guardo l'ora. Mi rendo conto solo adesso che Spa e da tutt'altra parte. Senza togliere lo sguardo dalla ragazza - quell'abitino grigio le dona da morire, ma temo le donerebbe qualsiasi cosa, persino un saio - decido di ordinare un Martini cocktail. Massì shakerato, non mescolato, alla maniera di James Bond. Quando sento il barista dirmi che é pronto, mi giro per prenderlo. Chido gli occhi per gustarmi il gin ghiacciato che mi scivola in gola. E' uno schiaffo che mi piace ogni volta, quello ricevuto dal primo sorso.
Riapro gli occhi e me la ritrovo davanti.
Sono certo che sia lei e non un'allucinazione dovuta all'alcool precocemente entrato in circolo, perché sento la sua voce e il suo profumo. Non é soltanto profumo, ossia un'impersonale essenza che una qualsiasi femmina si può spruzzare addosso. No: quello che mi arriva alle narici é un profumo unico, l'odore della sua pelle, delle sue labbra. Più inebriante del Martini secco.
E la sua voce é qualcosa che mi turba. Mi parla della rincorsa, sorride. Mi chiede se sono abituato a rincorrere la gente o se oggi era una situazione perticolare.
Le restituisco il sorriso, un po' disorientato e impacciato. Tutto sommato, al di là della mia spavalderia, non pensavo proprio di avere occasione di parlarle. Le guardo i piedi, poi le chiedo come ha fatto a guidare con quei tacchi. Lei arriccia le labbra, fa spallucce.
- Sei con le tue amiche?
- In realtà stanno andando via - mi rivolge uno sguardo che sembra volermi esplorare. Mi sento totalmente esposto. Questi occhi mi sezionano, e il peggio é che mi piace la senzazione che provo.
- Fermati qui con me.
Ancora quello sguardo di tre quarti. Secco come le sue staccate, ma non duro. Non definitivo.
- Ti prego.
- Va bene, mi fermo.
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Sono passate tre ore, fuori la notte é buia, piovosa, fredda. Ma non ci faccio nemmeno caso. Mara - sì, mi ha detto il suo nome - é qui con me. E mi ascolta e mi guarda con questi occhi di velluto caldo, talmente penetranti che mi sembra inutile nasconderle qualcosa di me. Lei parla poco, é guardinga, ma conversa, senza mettermi a disagio. Riesco a farla sorridere e le labbra lucide, ogni volta che si allargano nella luce del suo sorriso, mi fanno morire dal desiderio di baciarla. Lei lo ha capito. Benissimo, anche. Da più di un'ora l'ha capito. Si gira un ricciolo ditro all'orecchio, china il capo verso una spalla e non smette di guardarmi.
- Voglio baciarti, Mara.
- Lo so.
Rido, disorientato da questa risposta.
- E quindi?
Scende dallo sgabello e si dirige all'uscita, sorridendo.
- E quindi raggiungimi!
Mi alzo anch’io, scuoto il capo, butto dei soldi sul banco e mi preparo mentalmente ad una nuova corsa tutta staccate e accelerazioni, nella notte delle Ardenne, con lo sguardo piantato sulle luci posteriori della sua Lotus.
Ho già capito che se voglio questa ragazza dovrò rassegnarmi a rincorrerla. Sono fatto così, ma questa volta so perché.

1 commento:

  1. Bellissimo!!!!!caspita sei proprio bravo.

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