giovedì 11 aprile 2013

SELLING ITALY BY THE POUND



"Can you tell me where my country lies?" chiede Peter Gabriel in Dancing in the moonlight knight, uno dei brani più significativi dell'album Selling England by the pound, quando ancora il gruppo inglese contava di cinque elementi ed era la bandiera del Progressive rock britannico. Il testo di questo brano, composto dallo stesso Gabriel, é una poderosa quanto ironica denuncia contro la situazione dell'Inghilterra dei primi anni 70, svenduta libbra dopo libbra ai meri interessi economici e finanziari presenti all'interno del Grande Regno d'Oltremanica.
 
Oggi, nel 2013, esattamente 40 anni dopo quel disco, io mi sorprendo a parafrasare il leader dei Genesis e a chiedere: "C'é qualcuno che sa dirmi che fine ha fatto il mio Paese?"
Per usare un eufemismo, ho la vaga impressione di vivere in una situazione di democrazia sospesa.
 
L'attività parlamentare é nulla, se trascuriamo l'elezione dei presidenti di Camera e Senato, elezione il cui valore é più simbolico che concreto, visto che non essendosi ancora coagulata una maggioranza, l'attività legislativa delle camere procede a regimi ridottissimi.
 
Di avere un governo nuovo non se ne parla proprio; troverei al contrario mostruosamente contro natura una qualsiasi alleanza fra due o più delle quattro componenti politiche che sono riuscite a far eleggere propri rappresentanti. Infatti, con una nonchalance spudorata, nessun leader conduce trattative serie, se non quei contatti sporadici e artificiosi che ricordano levantine contrattazioni bollate da Prima Repubblica, ma che sembrano non essere mai mancate nemmeno nelle Repubbliche successive: voto la fiducia al Governo che tu presiedi in cambio di un appoggio per un mio candidato al Quirinale.
 
L'idea di mettere mano al Porcellum, seppur sbandierata da quasi tutti i novecentoquaranticinque privilegiati vincitori del reality show denominato Elezioni Politiche 2013, non viene assolutamente presa in considerazione in modo serio. Tantomeno votare una legge sull'ineleggibilità di condannati. O di una che regoli il conflitto di interesse.
 
E questi sarebbero - come é noto a quasi tutti gli osservatori dotati di intelligenza - gli unici atti concreti e dignitosi che questo Parlamento dovrebbe fare, prima di suicidarsi in quanto inutile a sè stesso e alla Nazione.
 
Il Presidente della Repubblica uscente, stanco e visibilmente scocciato dalla pochezza culturale, umana, morale e politica con cui, per sette lunghi anni, si é trovato quotidianamente ad interloquire, è ormai privo di risorse; ha cavato dal cilindro l'ultima carta, molto simile ad un due di picche quando la briscola é coppe: il Gran Consiglio dei Dieci Saggi, la cui inutilità é certificata non solo dalle parole di uno di loro, Valerio Onida, ma dalla stessa immobilità con cui stanno affrontando la situazione politica. D'altronde, cosa potrebbero fare?
 
Contemporaneamente, i Parlamentari del Movimento Cinque Stelle, partiti carichi di buoni propositi, lancia in resta e squilli di trombe, all'assalto di questa politica da cambiare, si sono per ora distinti per astensionismo, mancanza di unità e continue genuflessioni alla loro guida spirituale, il Grande Imperatore del Disimpegno, il cui fine dichiarato é ormai quello di disgregare fino alle molecole questo Stato, per poi costruire una nuova Entità misteriosa, che ricorda molto alcuni brani di Orwell.
 
E ancora: il giovane rampollo di casa PD, Matteo Renzi, passa di trasmissione televisiva in trasmissione televisiva, come un qualsiasi venditore di pentole o coltelli prodigiosi, a diffondere il proprio verbo fatto di aria fritta, un vuoto pneumatico di vaghe idee politiche, che hanno però molta presa su tutti quelli che non dovrebbero votare il PD.
 
In tutto ciò, la stampa ufficiale non dà cenni di vita. I due più grandi quotidiani nazionali si limitano a congetture, a ipotesi prospettiche, a birignao della finta informazione; le televisioni si orientano al gossip, interessandosi essenzialmente del look della nuova Presidente della Camera, o dell'agriturismo dove Grillo ha raccolto i suoi in ritiro spirituale.
 
E nel frattempo Mario Monti, uscito dalle elezioni con le ossa rotte continua a governare con le sue piccole misure ultraliberiste, scodinzolando fra Berlino e Bruxelles, indifferente all'evidenza che l'elettorato lo ha ignorato.
 
A questo punto, qualcuno sa dirmi che senso ha la democrazia, questa nostra democrazia? Tralasciando per un istante i non trascurabili vincoli imposti da quelli che retoricamente vengono chiamati poteri forti, azzardando un ardito tentativo di ignorare l'influenza che la stampa di parte esercita sull'elettorato, mi chiedo presuntuosamente perché il voto di chi si informa, o partecipa attivamente alla vita politica e sociale di un Paese, debba contare come il voto di chi si sveglia la mattina, apre la Gazzetta dello Sport, scopre che il Milan ha acquistato Balottelli; o di chi legge su Chi che Berlusconi ha una nuova fidanzata, o legge sul Corriere le promesse di abolizione dell'IMU, della chiusura di tutti gli sportelli di Equitalia; e decide di votare per il PDL.
 
So che da un punta di vista della filosofia politica, quello che sto scrivendo é una bestemmia; ma, bando alla demagogia, trovo anche intollerabile che l'ignoranza vada a braccetto con la malafede e la mancanza di coscienza verso un gesto così rilevante come il voto, e così facendo complichi la vita di una - ammettiamolo - minoranza della popolazione che ha cultura, coscienza, senso di responsabilità e spirito per provare ad affrontare in modo costruttivo le contingenze richieste dalla normale gestione di una Nazione.
 
Se i miei dubbi sull'universalità del diritto di voto sono degne di biasimo, allora non c'é che da accettare la stasi che ci rende ridicoli agli occhi del mondo, e tollerare che questa Italia venga venduta pezzo a pezzo alle multinazionali, alle banche, alla grande industria.

Dancing with the moonlight knight

1 commento:

  1. condivido i tuoi dubbi sull'universalità del voto. per quanto sia una posizione impopolare e anche difficile da sostenere... :)

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