venerdì 17 maggio 2013

DICERIA DELL'UNTORE



I percorsi della politica sono bizzarri, a volte: le figure esecrabili vegono confuse con quelle semplicemente discutibili, le alleanze ambigue sono da preferire a quelle chiare. I nemici sono probabili alleati e il male minore non sempre coincide con il meno peggio.
In Italia esiste un personaggio che da vent'anni è protagonista assoluto sulle scene giudiziarie prima ancora che politiche. Che in questi stessi vent'anni ha subito numerosi processi dai quali è uscito indenne non in virtù di un'assoluzione con formula piena, ma semplicemente grazie all'istituto della prescrizione.
Un uomo d'affari spregiudicato che ha costruito la propria ricchezza muovendosi nelle zone d'ombra della legislazione nazionale. Che ha corrotto politici, giudici, testimoni. Che è fortemente sospettato di avere legami con gli ambienti mafiosi. Che nei tardi anni settanta fino ai primi anni ottanta ha attivamente partecipato ai lavori di una loggia segreta - denominata P2 - strutturata e organizzata con lo scopo di sovvertire il regime democratico del Paese.
Quest'uomo, una volta entrato in politica, ha prima di tutto cercato di trasferire nel proprio programma di governo quelli che erano gli obiettivi della suddetta Loggia P2 (indebolimento della magistratura, controllo della stampa, collocazione di uomini di fiducia all'interno delle grandi aziende pubbliche, riduzione del ruolo dell'apparato parlamentare, controllo diretto o indiretto delle principali aziende private, influenza dirigista sul sistema bancario nazionale); in seconda battuta ha organizzato tutta l'attività dei governi da lui presieduti in modo da tutelare esclusivamente i propri interessi privati, sia personali (tramite il tentavio di ottenere l'immunità da qualsiasi provvedimento giudiziario a proprio carico) sia economici (attraverso provvedimenti che garantissero alle proprie aziende una posizione dominante sul mercato).
Questo personaggio, durante la bufera economica che stava travolgendo la nostra Nazione proprio mentre era Presidente del Consiglio, studiava leggi ad personam e trascurava i problemi del paese per dilettarsi con giovani donne alle quali garantiva successivamente cariche istituzionali a livello locale o nazionale. Così come ha garantito cariche istituzionali a figure che non avevano nella trasparenza il prioprio punto di forza. Lo stesso, pur di rimanere in carica ancora il tempo necessario per ultimare il complesso legislativo che gli garantisse a vita l'immunità da condanne penali, non ha esitato a comprare i voti di deputati appartenenti a schieramenti opposti, con promesse di denaro o di incarichi di rilievo all'interno del suo governo.
Questo è Silvio Berlusconi, leader redivivo del Popolo delle Libertà. Nemico dichiarato del Partito Democratico e della sinistra italiana.
Eppure, oggi il PD forma con il PDL l'asse portante della coalizione che sostiene il Governo di Enrico Letta. Di contro, il PD continua a demonizzare, irridere, trascurare ed ignorare il Movimento 5 Stelle come interlocutore per un programma di governo.

M5S è un partito giovane, rozzo e pieno di mille contraddizioni, privo di un'anima che vada in un'unica direzione. Un movimento che probabilmente non avrà futuro. Ma sinceramente non riesco a capire la caparbia ostilità dei leader e della base del PD verso Grillo e sodali. Va bene, Casaleggio è una figura che desta sospetto: probabilmente nel progetto di Beppe Grillo c'è un interesse che trascende quello politico; ma il livore verso i grillini è sproporzionato, soprattutto se congiunto all'appiattimento e alla riverenza sostanziale che il PD riserva al PDL.

Qualcuno vuole dirmi che Casaleggio é più inquietante di Berlusconi?

Perchè questo è il messaggio che si vuole trasmettere, a partire dalla stampa italiana che ha scelto di erigere un muro contro Grillo e al contempo di offrire l'ennesima chance a Berlusconi, che ha definito i grillini "analfabeti della democrazia, burattini i cui fili sono tirati da un'unica mente malata". Sembra la descrizione dei deputati PDL, vero?

E così Grillo e i suoi seguaci sembrano la causa di tutti i mali, un comportamento simile a quello tenuto nei decenni bui del milleseicento, quando si tacciavano dei poveri disgraziati di essere untori causa della peste.

Prendiamo, per esempio, il drammatico caso di quell'uomo disperato che ha sparato davanti a Montecitorio. Colpa di Grillo, hanno sentenziato stampa, Democratici e Pidiellini. E in breve è stata montata una campagna denigratoria contro il M5S, accusato di incitare alla violenza. Dimenticando che in epoche non lontane gli ex comunisti e i berlusconiani hanno stretto alleanze a livello nazionale e locale, con la Lega Nord di Umberto Bossi, il quale, ad ogni comizio non ha mai smesso di incitare il popolo verde alla guerriglia, minacciando la secessione anche con l'uso delle armi. Più volte Bossi ha dichiarato di avere nascoste le armi. Eppure, partecipando alla spartizione della torta, Bossi è stato assimilato e integrato nel sistema. Sono certo che l'M5S non sia la causa dei mali italiani.

Se il PD non riesce a capire qual'è il vero nemico, e continua a demonizzare i 5 Stelle, stringendo alleanze con Berlusconi, la nostra democrazia è attesa da prove drammatiche. Ma forse la realtà sta ad indicare che il PD ormai si è assimilato al PDL e si è trasformato nella più efficace macchina elettorale a disposizione di Berlusconi: un gruppo di burattini i cui fili sono tirati da un'unica mente malata.

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