mercoledì 15 maggio 2013

PILLOLE DI DEMAGOGIA


Non nego che - a pelle - il nuovo Presidente del Consiglio Enrico Letta mi piaccia più di chi lo ha di recente preceduto; non ci vuole molto, è vero: nè Mario Monti tantomeno Silvio Berlusconi generano pensieri rassicuranti per chi vorrebbe un po' di equità e di giustizia e un mondo libero dall'avidità della finanza.

Tuttavia non riesco a scrollarmi di dosso lo scetticismo che mi accompagna da quando è iniziata questa avventura governativa, figlia di una sconclusionata tornata elettorale. Mi sembra che tutto abbia un'aria di preconfezionato, di volutamente accattivante. Una rassicurante coperta cucita con un'abile operazione di marketing politico, da stendere sull'opinione pubblica per garantirle sonni tranquilli in vista di operazioni ancora una volta scomode e sbilanciate a favore della solita classe dominante.

Vedo troppa demagogia nei programmi e nelle azioni recenti di questa coalizione coatta. A partire dal mirabile discorso tenuto alla Camera dei Deputati dal Presidente del Consiglio incaricato, durante il dibattito per la fiducia in cui ho riscontrato retorici riferimenti ai giovani, al futuro da garantire loro, all'equità, allo sviluppo. Idealismo a basso costo, cibo precotto per bocche affamate da anni di cinismo.

Un tema su tutti si è sviluppato nei giorni successivi all'insediamento a Palazzo Chigi: la restituzione dell'IMU, quasi a certificare che il vero Presidente del Consiglio sia proprio Silvio Berlusconi che rappresenta l'indelebile peccato originale di questa maggioranza e che fortemente ha voluto questo provvedimento populista.

L'Imu e la sua restituzione sono un falso problema. Di tutte le imposte è quella che impatta meno sulle finanze dei cittadini, ed è anche quella - diciamo così - più democratica: chi ha una casa prestigiosa in un quartiere elegante paga una somma più elevata di chi è proprietario di un brutto appartamento in una zona periferica. Tassare la casa non è il provvedimento più astruso, dato che colpisce in minima parte chi un patrimonio è riuscito - anche se a costo di sacrifici - ad accantonarlo. C'è anche chi non può permettersi la casa di proprietà. 

Restituire questa imposta significa favorire ancora una volta i ceti più elevati: è evidente che a chi ha versato in misura maggiore (perchè ha la casa migliore) verrà restituito in misura maggiore; questo aumenterà la sperequazione della ricchezza all'interno del Paese.

La vera battaglia da combattere è per l'aumento degli scaglioni sui redditi più alti; è per l'introduzione di una patrimoniale; è - infine - per una revisione dell'IVA, una revisione che crei una nuova aliquota sui beni di lusso, e riduca al 20% l'imposizione sugli altri beni.

La restituzione dell'IMU non cambierà la vita delle famiglie e in compenso costringerà lo staff di Saccomanni a trovare altre fonti con cui alimentare la macchina dei servizi statali. O obbligherà lo stesso Ministro a proporre ulteriori tagli: e questo sarebbe il vero danno per i cittadini.

Ma a quel punto gli stessi cittadini saranno ottenebrati dalla demagogia, e non si accorgeranno di nulla.




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