mercoledì 1 maggio 2013

QUANDO IL LAVORO DIVENTA SOLO UNA POSTA DI BILANCIO



La sala congressi dell'elegante albergo nel centro di Milano é piena di giovani sbarbati in giacca e cravatta. Tutti hanno un blocco per gli appunti, una penna blu e lo sguardo attento e concentrato sul relatore.

Il relatore si chiama Guido Mariani, da molti chiamato Guidocazzo Mariani per il frequente utilizzo di questa espressione, intercalare al suo vivace ed interessante eloquio.

Guido Mariani sa quello che dice, Guido Mariani ci sa fare. Guido Mariani é brillante, simpatico, arguto e sa mantenere l'attenzione su di sè. E dice spesso cazzo.

Guido si ferma alla lavagna e con un pennarello nero a punta grossa scrive due numeri: 2013 e 130. Poi chiarisce il senso delle due cifre: duemilatredici é l'anno in cui viviamo, centotrenta sono gli Euro che, in India , un ingegnere neolaureato guadagna ogni mese. Impiegato presso un'azienda europea che ha optato per una politica retributiva non restrittiva; ripeto: non restrittiva, nel senso che questo giovane laureato, per svolgere in India il lavoro qualificato che gli si richiede, avrebbe potuto essere retribuito anche solo con 100 Euro al mese.

In Italia, un neolaureato al corso di laurea più difficile e prestigioso ha o avrebbe uno stipendio di ingresso di circa sette volte maggiore, aggirandosi intorno ai 900 Euro.

Allontanandoci dal seguito della dissertazione di Mariani, che verteva su altri temi, resta evidente il peso di questo mismatch geografico, trasformato dagli opportunisti imprenditori del ventunesimo secolo in leva con la quale speculare per massimizzare il proprio profitto ai danni dei lavoratori.

Trasferendo le produzioni - tanto per proseguire con l'esempio di Mariani - in India l'imprenditore occidentale riesce a danneggiare in un solo colpo sia il lavoratore italiano che resta disoccupato, sia quello indiano che viene retribuito sette volte meno per svolgere le stesse mansioni del lavoratore europeo.

Infine, il bene prodotto nel terzo mondo a costi decisamente ridotti ritorna sul mercato occidentale e qui rivenduto a prezzi elevati: in questo modo, il consumatore paga a prezzo pieno un bene che - a causa della dislocazione geografica - viene a costare al produttore un settimo del costo originario.

In questo modo il margine di profitto é dilatato e finisce tutto nelle tasche dell'imprenditore, mentre il lavoratore italiano si impoverisce a causa della disoccupazione e quello indiano non si arricchisce come dovrebbe a causa del salario minimo; anche il consumatore italiano é sistemato, perché paga sette quello che é costato uno. Questa logica speculativa tende ad appiattire tutto verso il basso: crea povertà ad Occidente e non genera ricchezza nel Terzo Mondo costantemente sfruttato.

Tutte le grandi aziende (da Nike, a Fiat, a Vodafone), in un modo o nell'altro, stanno adottando questa strategia da anni. E' cannibalismo allo stato puro. Un cannibalismo che nasce dalla miope presunzione dei manager che guidano le aziende, i quali sono convinti che il lavoro sia solo ed esclusivamente una posta di bilancio, con la medesima valenza di una materia prima, di un bene di consumo.

Nessuno di questi ben remunerati manager ha la percezione della responsabilità sociale che grava sull'impresa. Un'impresa non produce solo beni, non genera solo profitti in capo ai soci o agli azionisti. Attorno alle imprese gravitano anche gli interessi di migliaia di persone che vi prestano lavoro e che in virtù di ciò possono permettersi una vita. L'impresa, l'azienda definisce il tessuto sociale del luogo dove si colloca ed eleva o abbassa la qualità della vita di quel territorio. Le regioni dove c'è disoccupazione tendono ad abbruttirsi e a trasformarsi in luoghi di sopravvivenza, cosa ben diversa dalla vita.

Abraham Maslow - uno psicologo americano - propose nel 1954 un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una “gerarchia di bisogni” disposti a piramide in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione per fare emergere quelli di ordine superiore.

Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza, cibo, alloggio, medicine, ecc.; al gradino immediatamente successivo c'è il bisogno di sicurezza, ossia la certezza che la soddisfazione di questi bisogni materiali sia ripetuta nel tempo; e così via fino a raggiungere il vertice della piramide costituito dal soddisfacimento dei bisogni immateriali come il senso di appartenenza, il rinconoscimento e l'autorealizzazione.

Ridurre i lavoratori a semplici beni strumentali significa negare l'evidenza che anch'essi abbiano diritto ad una vita. Significa sgretolare la piramide di Maslow alle fondamenta; significa - ancora - negare a chi presta la forza lavoro la possibilità di poter ambire all'autorealizzazione. Significa, quindi, privare l'essere umano della propria essenza, trasformandolo in un oggetto animato il cui valore e le cui prospettive vengono negoziate secondo logiche puramente economiche.

Ma l'economia non é la legge attraverso cui regolare la vita.

L'imprenditore, per il semplice fatto di godere del privilegio di potersi permettere questo ruolo, dovrebbe sentirsi investito della responsabilità verso chi questo privilegio non l'ha avuto.

Ci sono due parole di origine anglosassone che definiscono la sfera degli interessi che ha come centro l'impresa: shareholders (soci o azionisti) e stakeholders (portatori di interessi). I bilanci delle grandi multinazionali dedicano numerose pagine introduttive all'elencazione dei portatori di interessi, proprio a dimostrazione che i detentori delle quote non sono gli unici ad essere coinvolti nella vita dell'azienda: quello di Coca Cola co. é esemplare per come viene redatto da questo punto di vista.

Fra i vari stakeholders, oltre alle banche, ai fornitori, allo Stato, agli Enti, ci sono anche i lavoratori e la comunità dove l'azienda ha la sede. Una comunità dove la disoccupazione dilaga, e la precarietà diventa la regola, é una comunità che si disgrega, che perde identità, che si abbandona ad una deriva che non é solo emotiva, ma é culturale e morale. E porta all'annullamento, come un gorgo che trascina tutto in sè.

Comprese le aziende che rimarranno prive del proprio interlocutore unico: il consumatore.

Nessun commento:

Posta un commento