giovedì 27 giugno 2013

SETTE ANNI




A proposito della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Milano ha condannato Silvio Berlusconi ad una pena di sette anni, la frase che ho sentito ripetuta più spesso - e frequentemente a sproposito, quasi fosse un mantra - è stata "Si tratta di una sentenza politica".
Piero Sansonetti, un acuto ed intelligente giornalista di sinistra si è addirittura sentito in dovere di scagliarsi contro di essa, definendola uno schiaffo volontario e plateale che le Giudici hanno voluto infliggere a Berlusconi per il reiterato comportamento svilente del corpo e della personalità femminile.
Anche io credo che si tratti di una sentenza politica. Solo che credo che l'accezione che si debba dare all'espressione sentenza politica vada rivisto in termini riqualificanti della stessa. L'attributo politico viene da troppo tempo ormai utilizzato con una marcata accezione negativa, inteso come fazioso o di parte; quindi sentenza politica è una sentenza che si vuole considerare come punitiva nei confronti della parte avversaria, una specie di provvedimento vendicativo per chi la pensa diversamente.
Vecchie ruggini di un passato che non vuole scomparire: logiche da Contrada di Palio, dove la sconfitta dell'avversario procura più godimento della propria vittoria. Modalità di pensiero che ereditiamo dall'epoca del Fascismo e della Resistenza, dove tutto era dicotomia fra bene e male.
Esiste un significato più elevato del termine politica, significato che deriva dalle origini stesse del termine: politica è la scienza o arte di amministrare il bene pubblico.
Ecco perchè credo senza esitazione che i sette anni di condanna al piccolo satiro con delirio di onnipotenza siano una sentenza politica nel senso più alto del termine.
Questa sentenza fa politica perchè sanziona, da una sede legittima come può essere quella di un tribunale, alcune norme di comportamento che un uomo adulto oltretutto investito da una carica pubblica non dovrebbe tenere.
Infatti è lecito attendersi- secondo un codice penale tutt'ora vigente - che un qualsiasi settantenne non possa accoppiarsi sessualmente con una ragazza che non abbia compiuto la maggiore età.
Non solo: secondo lo stesso codice penale è lecito pretendere che chi ricopre un'alta carica pubblica (come per esempio, quella di Presidente del Consiglio) non abusi della propria posizione di potere per fare leva sulle Forze dell'Ordine al fine di insabbiare i reati appena commessi o sottrarre al normale corso delle indagini persone amiche (raccontando oltretutto menzogne plateali come quelle della nipote di Mubarak).
E ancora, è lecito attendersi che chi ha guidato un Governo della Repubblica e ha fatto approvare leggi contro la prostituzione scacciando dalle zone nobili delle città centinaia di disadatte senza rappresentanza nè tutela non usufruisca in privato e in modo del tutto incoerente delle prestazioni delle stesse prostitute.
[E' oltretutto classista negare il piacere a chi può spendere solo trenta euro per avere un rapporto sessuale, scomodamente chiuso in macchina, in un vicolo buio, con una nigeriana o un'albanese; e allo stesso tempo concedere lo stesso tipo di piacere a chi può spendere cinquemila euro per volta, nella stanza per gli ospiti di una grande villa in Brianza]
Infine, è lecito attendersi che lo stesso Capo di Stato che va a braccetto con i Vescovi dissertando di moralità, famiglia classica, e omosessualità da combattere, eviti coerentemente e in privato di godere di spettacoli saffici, di rapporti sessuali extramatrimoniali e di tutto il carrozzone di cui invece è stato teatro Villa San Martino negli ultimi anni. Oltretutto mentre la crisi economica mondiale richiedeva disperatamente una guida concentrata e attenta.
Sì, questa è stata una sentenza politica, una sacrosanta sentenza politica che lancia un messaggio che deve rappresentare un viatico per chi si muove nelle stanze dei bottoni: chi ricopre cariche pubbliche sia al di sopra di ogni sospetto, si mantenga nella legalità ed eviti l'ipocrisia della facciata da buon cattolico.
Ognuno è libero di comportarsi come meglio crede, nel rispetto delle leggi e coerentemente con le proprie affermazioni e il proprio ruolo: sentenze come questa possono aiutare a dare una direzione al Paese, sempre che l'appello e la Cassazione non facciano finire tutto a tarallucci e vino. Come al solito.

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