giovedì 18 luglio 2013

DALL'ITALIA CON AMORE

 
Se Ian Fleming, il padre di James Bond, fosse ancora vivo, certo con esiterebbe ad ambientare in Italia un'avventura della più celebre spia cinematografica.
 
In Italia e ai giorni nostri.
 
Sì, perché non ci manca davvero niente: nell'arco di pochissime settimane abbiamo assistito a sorprendenti rivelazioni a proposito di banche dati cedute alla CIA ad accordi segreti con dittatori dell'asia centrale, a operazioni segrete per tradurre la moglie di un dissidente nello Stato da cui era scappata.
 
Recentemente la lettura di un quotidiano è più intrigante della lettura di un romanzo di LeCarré. Soprattutto se si considera che questi eventi sono reali. Di poco reale, tuttavia, è l'atteggiamento di chi - avendo le responsabilità di certi avvenimenti - tende a negare l'evidenza, affermando di non essere a conoscenza di certe manovre delle forze dell'ordine o minimizzando la portata dello scandalo del traffico delle anagrafiche delle banche dati italiane verso gli Stati Uniti.
 
Il candore dei quotidiani davanti a questa scoperta mi lascia in imbarazzo: davvero eravamo convinti di non essere spiati e - per certi versi - manovrati dagli Stati Uniti? Se questa fosse la convinzione diffusa, mi troverei a vivere nel paese incantato.
 
Gli Stati Uniti hanno determinato - attraverso i propri servizi segreti - la politica italiana dagli anni sessanta in poi.
 
Numerosi episodi sorreggono questo fatto, qui di seguito solo alcuni:
 
1 - la cancellazione dei tracciati radar sopra Ustica nelle ore precedenti il disastro aereo; in quelle stesse ore, infatti, erano in corso operazioni aeronavali della Marina americana.
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2 - la strategia della tensione orchestrata dal Sisde sotto la regia dei Servizi Segreti americani, compresa l'attività di disturbo delle indagini della Magistratura Italiana sulla strage di Piazza Fontana;
 
3 - la sorprendente fine delle Brigate Rosse subito dopo che una frangia intraprendente ha deciso di sequestrare un alto graduato dell'esercito americano: il Generale Dozier.

4 - l'operazione che ha portato all'arresto dell'imam Abu Omar, eseguita dalla Polizia italiana sotto il coordinamento di un'agente della CIA.
 
Essendo nutriti da decenni di filoamericanismo, non ci rendiamo conto che - dal giorno dello sbarco di Anzio in poi - noi dobbiamo subire la presenza più o meno invasiva della CIA o di altre organizzazioni segrete a stelle e strisce: siamo in un punto inevitabilmente strategico, a metà strada fra Europa Occidentale, Medio Oriente ed Europa dell'Est; grazie a questa posizione geografica abbiamo potuto godere di appoggi e aiuti economici; a causa di questa stessa posizione dobbiamo subire interferenze e ingerenze.
 
Dall'altra parte, in modo incoerentemente rocambolesco, riusciamo ad intrattenere relazioni pericolose con dittatori invisi all'Intelligence statunitense: da Gheddafi a Putin, per finire con Nazarbayev.
 
La storia italiana illustra un nuovo significato al termine diplomazia.
 
L'ambiguità del colpo al cerchio e alla botte che era stata una prerogativa di Giulio Andreotti - capace di intrattenere eccellenti relazioni con i leader mediorientali pur garantendo la massima fedeltà agli americani - si è ora mutata in arte dell'equilibrismo con Silvio Berlusconi e la sua folta truppa di tirapiedi, fra i quali - al momento - spicca Angelino Alfano, lo yesman del Ministero degli Interni che dichiara di non essere stato informato dell'operazione in stile militare con cui è stata catturata e rimpatriata Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente del regime kazako, in Italia con regolare visto ed ora fatalmente destinata a probabili angherie che il regime di Nazarbayev le infliggerà in puro stile sovietico.
 
Alfano sta attraversando questa tempesta con la serenità dell'estraneo, nemmeno fosse lui il rettore supremo della Polizia che ha compiuto questa operazione illegittima; forte dell'appoggio di Berlusconi - un moderno Mr. Largo nonché vero tessitore di questa trama in salsa ex sovietica (paradossale per un nemico dichiarato del comunismo) - che ha parlato di baggianate da magistrati burocrati, e di quello di Enrico Letta che - pur di tenere in piedi il suo Governo inconcludente, farebbe di tutto.
 
Questioni di interessi economici, si dirà: ma nessun interesse economico dovrebbe autorizzare uno Stato che si dichiara democratico a consegnare un essere umano al boia; oltretutto è incostituzionale, sempre che la Carta Costituzionale abbia ancora un senso per chi ci guida.
 
La ragion di stato comincia ad esigere un prezzo troppo elevato. Da troppi anni. E questo atteggiamento servile ha finito per renderci definitivamente schiavi.

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