martedì 2 luglio 2013

HITCHENS E UN NUOVO DECALOGO PER I TEMPI MODERNI


Christopher Hitchens é un controverso autore e giornalista inglese morto nel 2011; spesso le sue posizioni si sono rivelate estremamente provocatorie e gli hanno procurato numerose critiche e una indubbia fama di polemista al vetriolo.

Nel 2013 è uscito un suo saggio intitolato I dieci comandamenti, nel quale Hitchens esamina il decalogo dell'Antico Testamento, lo definisce obsoleto e ne propugna uno nuovo, a carattere prevalentemente etico, adeguato ai tempi moderni, infestati da squali dell'alta finanza e mercificatori del corpo femminile.

Distaccandomi per un istante dalle posizioni del polemista di Portsmouth, sarei orientato ad affermare che se è vero che il Decalogo di Mosè rappresenta, più che altro, lo statuto di una tribù di nomadi e pastori che si stava costituendo come Stato in transito verso la Terra Promessa, esso non è completamente privo di una certa valenza organizzativa.

Non avrai altro Dio all'infuori di me, Onora il padre e la madre, Non nominare il nome di Dio invano: erano i principi che istituivano e garantivano il rispetto della autorità.

Non dire falsa testimonianza, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare la cosa e la donna d'altri, Non commettere adulterio: questo gruppo introduceva le regole necessare per mantenere l'igiene e la pacifica convivenza fra i membri delle tribù che rappresentavano in nuce il futuro Stato di Israele (a proposito di considerazione del corpo femminile, il Dio degli Ebrei considerava la donna al pari delle greggi e degli oggetti: una revisione sarebbe stata necessaria ben prima di Hitchens).

Ricordati di santificare le feste è un abbozzo di tutela del lavoratore, in quanto in esso viene anche garantito il giorno di riposo per tutti.

Abbandonato il Monte Sinai, conveniamo con Hitchens che in quest'epoca occorra un nuovo decalogo che rappresenti un codice etico per l'uomo moderno.

Etica: che parola oscura, a lungo pronunciata con circospezione, come se parlare di valori morali rappresentasse un rischio attuale di emarginazione. Trattare di etica non significa essere dei bacchettoni. Significa individuare un minimo comune denominatore di ciò che può essere universalmente riconosciuto giusto e di ciò che è sbagliato a prescindere da altre condizioni.

L'etica permette, mediante un'analisi di carattere deontologico, di distinguere i comportamenti umani in moralmente leciti, rispetto ai comportamenti moralmente inappropriati e quindi dannosi per la comunità e i propri simili. Il tema dell'etica è vasto e delicato, perchè la morale tende ad evolvere parallelamente alla vita degli uomini.

E' tuttavia curioso che - approcciando il proprio ruolo - nessun leader di uno stato moderno abbia mai pensato di compiere il primo passo definendo un codice etico; indicando cioé su quali basi di carattere morale intenda governare.

Si parla subito di liberismo, socialdemocrazia, stato sociale; si parla di permanenza o uscita dall'Unione Europea, di politica monetaria, di riforma fiscale, di occupazione. Ma nessun leader moderno ha mai pronunciato un discorso programmatico incominciando dai valori morali scelti per governare.

E così ci ritroviamo in una Nazione dove l'impoverimento dei valori precede quello economico. Dove corrompere funzionari, truccare gare d'appalto, devastare l'ambiente, togliere tutela ai deboli, rifiutare l'aiuto a chi ne ha necessità, sono semplici strumenti per raggiungere un obiettivo dettato da logiche prettamente economiche.

Ciò che sta succedendo in questi giorni ha del paradossale. Un leader di maggioranza viene condannato in primo grado a sette anni di carcerazione per una serie di reati sgradevoli. E - mentre il resto della coalizione a cui appartiene affronta questa sua condanna con indifferenza e fastidio - Silvio Berlusconi gioca d'attacco, minacciando una crisi di governo se non viene riformata la giustizia a lui scomoda.

Se Enrico Letta avesse un'etica forte, non accetterebbe il ricatto di questo pregiudicato: gli chiederebbe di dimettersi e di farsi definitivamente da parte fino al chiarimento di una sentenza in giudicato. Anche a costo di aprire una lunga crisi di governo.

Perché essere stritolati dalla crisi economica, dal Bund forte, dal Nazispread è comunque meno umiliante che sottostare ai ricatti di un delinquente che abusa del potere per i propri fini personali.

Occorre rimuovere senza remore il sistema Berlusconi, che non è caratteristica esclusiva del boss di Arcore, ma è una filosofia diffusa in tutto il Paese: una filosofia fatta di mezzi arroganti e senza scrupoli per arrivare al denaro. Una filosofia che nel proprio DNA porta l'assenza di quel decalogo moderno che dovrebbe parlare di rispetto per gli altri e per le regole. Una filosofia poverissima, che non riesce a dare valore a null'altro che alla ricchezza.

Accettare questa politica senza morale né coraggio toglie la dignità alla nostra Nazione. E, persa quella, non ci sarà manovra economica che ci riabiliti.

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