domenica 21 luglio 2013

IL PREZZO DELLA GOVERNABILITA'


 
Se il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo avesse optato per la semplice governabilità a dispetto di tutti i gravi problemi che attanagliavano l'Italia - la guerra, la povertà, la mancanza di democrazia, un alleato trasformatosi in invasore, le leggi razziali che offendevano la dignità di parte della popolazione - avrebbe confermato Benito Mussolini a capo del Governo. A questo punto, forse, la storia avrebbe seguito un corso diverso e ci troveremmo a parlare tedesco.
[Lo so che - nonostante la caduta del fascismo - siamo ancora in un certo senso succubi della Germania, ma questa è un'altra storia]
 
L'inno alla governabilità che si sente suonare frequentemente negli ultimi giorni mi sembra espressione di una visione politica miope e di una opportunista.
 
Premesso che garantire una minima stabilità a questo governo immobile e ostaggio di Berlusconi non offre altra certezza che un declino inesorabile verso il punto di non ritorno, credo che la protezione ingenua e un po' ottusa con cui Napolitano si prodiga nei confronti di Enrico Letta sia - appunto - miope e pleonastica: un Governo va protetto se il progetto che sta realizzando é meritevole di tutela.
 
Ora, osservando quali erano gli obiettivi di Letta al momento dell'insediamento, ci si può facilmente convincere che nessuno di essi verrà mai realizzato: la riforma della legge elettorale, le cause di ineleggibilità, la legge sul conflitto di interessi, la riforma fiscale, quella del mondo del lavoro che non sia una mannaia su chi si aspetta di lavorare per vivere; niente di tutto ciò verrà mai realizzato; i temi rilevanti, quelli che dovrebbero contribuire a sbloccare lo stallo e creare le condizioni affinché il prossimo governo possa seriamente impostare un cammino che ci porti fuori dalla crisi economica, vengono accantonati perché inevitabilmente sono un pericoloso motivo di scontro fra le varie componenti di questa maggioranza eterogenea.
 
Tenere in piedi questo governo significa rimandare a tempo indeterminato il momento della soluzione. Ecco perché penso che la scelta del Presidente della Repubblica -  per quanto in buona fede - sia miope.
 
D'altro canto c'è un'ala della maggioranza che ha tutto l'interesse a mantenere in vita un esecutivo ricattabile, incerto ed inconcludente.
 
Sto parlando del PDL e di Silvio Berlusconi, che da questo caos trae solo linfa vitale: dall'immobilità e dal vuoto legislativo ha storicamente ricavato le opportunità adeguate per arricchirsi e rafforzare il proprio potere. II suo agire non è dissimile da quello degli sciacalli che in tempi di guerra o di catastrofi naturali, passano di casa in casa per razziare e depredare. E questa governabilità solo apparente è l'humus di cui ha bisogno per sopravvivere.
 
Ecco dunque che - fra una velata minaccia, un'insinuazione mafiosa e una bonaria rassicurazione di fedeltà - il piccolo dittatore di Arcore terrà Letta, benché in stato vegetativo, ancora in vita.
 
Una delle circonlocuzioni giornalistiche più di moda in questo periodo è mettere in sicurezza: i giornalisti televisivi, così bravi nel seguire l'onda, fanno a gara per riempirsene la bocca. Si dice quindi che negli ultimi giorni Letta abbia messo in sicurezza il Governo.
 
Dovrebbe tranquillizzarci tutto ciò? Mi sembra che la messa in sicurezza del governo non significhi mettere in sicurezza anche il Paese. Semmai, mi permetto di obiettare, è l'esatto contrario.

Continuo a pensare che la più grave lacuna italiana sia l'assenza del pensiero collettivo: la capacità di pensare ed agire in una direzione comune che porti benefici trasversali, non limitati cioè ad un numero ristretto di individui. Chi ha votato la fiducia ad Alfano, pochi giorni fa, l'ha votata proprio in antitesi a questo pensare collettivo, in onore piuttosto all'interesse di parte. Per non correre il rischio di una crisi di Governo vengono così mantenuti in carica ministri e sottosegretari responsabili di gravi errori.

In questo modo la governabilità non è un valore, ma è una zavorra. E il prezzo di tutto ciò è la debolezza nei confronti dei ricatti di Berlusconi e dei suoi lacché.
 

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