sabato 24 agosto 2013

STATO DI (DIS)GRAZIA

 
 
Sto viaggiando fra Livorno e Milano a bordo di un Intercity che già alla partenza accumulava ben 90 minuti di ritardo. Oltre a provocarmi un'incontenibile frustrazione, questo fatto mi offre lo spunto per   pensare che vivo in uno Stato in cui le infrastrutture (fra cui, o soprattutto, le ferrovie) sono scadenti; in cui la disoccupazione sta crescendo in modo esponenziale; in cui il debito pubblico sta cavalcando in modo fondamentalmente improduttivo; uno Stato in cui non si trova modo di arginare l'evasione fiscale e la concentrazione della ricchezza sta assumendo sproporzioni inaccettabili; uno Stato con una legge elettorale che nega di fatto agli elettori una libera scelta.
 
Uno Stato di degrado, quindi.
 
In tutto ciò, qual è il principale cruccio del Governo in primis e di tutte le principali istituzioni del suddetto Stato? Decidere se concedere la grazia ad un farabutto che è stato condannato non per un reato di opinione, no; né per un reato politico.
 
Il Signor Berlusconi è stato condannato in via definitiva per evasione fiscale. Senza contare che in numerosi precedenti processi è uscito indenne per la semplice prescrizione del reato, senza una sentenza di completa assoluzione. Senza contare che è stato condannato in primo grado ad una pena di sette anni nel cosiddetto Rubygate.
 
Se fossimo in uno stato degno di questo nome, con un Capo di Stato e un Capo di Governo pieni di dignità e orgoglio, la questione sulla grazia a Silvio Berlusconi verrebbe liquidata in due minuti, con una grassa risata.
 
In Italia è il principale argomento di dibattito tra le forze politiche. Questo basta a definire i nostri orizzonti.

1 commento:

  1. ... Se fossimo in uno stato degno di questo nome non saremmo in Italia...
    Io amo il mio paese, tanto, purtroppo, però, dobbiamo ammettere che siamo solo ridicoli pressapochisti.
    sinforosa

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