venerdì 20 settembre 2013

LA PROSPETTIVA DI UNA REALTA'



Il mio amico Saul é veramente un tipo strano. Sembra un profugo proveniente dagli anni sessanta, almeno nel tempo libero; durante il giorno - questo é estremamente curioso - è regolarmente calato in un'irreprensibile e rigorosa divisa da manager: abito di grisaglia, camicia azzurra e cravatta; passa ogni giorno seduto ad una scrivania ad analizzare numeri e cifre, ipnotizzato davanti ad un computer. Non mi nasconde - lo ammette ridendo - che il silenzio nel quale é calato, disturbato solo dal sottilissimo ronzio del computer (una specie di interferenza che si sovrappone ai suoi pensieri), spesso gli ha indotto una sonnolenza difficile da combattere: a fatica ha scacciato la tentazione di impilare un paio di codici sul quale adagiare la testa e schiacciarsi un pisolino. Nel suo lavoro é presumibilmente bravo, ma non lo dà mai a vedere. Chi non lo conosce, non gli darebbe due lire.
- Questo lavoro non mi piace - confessa - é sterile ed impersonale. Mi serve per campare; per campare egregiamente, aggiungo senza false ipocrisie. Ma non é il mio destino.
Quale sia il suo destino nessuno lo sa. Tantomeno lui, che continua ad inerpicarsi in sogni fantastici che riguardano la sua vita e la svolta che prima o poi riuscirà ad imprimervi. Quando esce dall'ufficio, getta la maschera: smette i panni che lo spersonalizzano e indossa camicie di lino o di seta, pantaloni larghi e calza sandali. Accende l'impianto stereo e ascolta la musica che ama di più: il rock degli anni sessanta, ovviamente. Doors e Jimi Hendrix. Cream e Rolling Stones. Beatles e Who.
- Dobbiamo andare a San Francisco, prima o poi. Dovevamo andarci quarantasei anni fa, anzi: ci avresti visti, nella summer of love, Sigma? Droga, sesso libero, grandi opportunità e orizzonti illimitati - dice ridendo convinto, mentre mi stringe la spalla con le sue mani forti come tenaglie.
A volte, come stasera, si stravacca sul divano, con in mano la chitarra e strimpella accordi malinconici, lasciando andare lo sguardo nel vuoto. Ha voluto che lo raggiungessi, per fargli compagnia: "Ho un pacchetto di marijuana appena comprato. In Piazza Vetra c'è uno spacciatore nuovo e l'erba che vende é di quella buona".
Così siamo qui a passarci il primo spinello di una lunga serie, che ci accompagnerà per tutta la serata, e a parlare di musica e di sogni, due argomenti che lo affascinano da quando é ragazzino.
Aspira un po' di fumo, nel suo modo inconfondibile: tira dal rollino di carta, poi apre la bocca per lasciare che il fumo gli esca dalle labbra e resti sospeso in aria: infine lo aspira dalle narici, richiamandolo a sè e chiudendo gli occhi; restando poi in meditazione per alcuni istanti, nell'attesa che il fumo gli arrivi al cervello e lo confonda.
- Sai cosa mi piace della droga? - mi chiede con la voce leggermente arrochita - Che alimenta i sogni, sprigiona la fantasia. Chi dice che fa male, semplicemente non l'ha mai provata.
Allontana con un gesto della mano ciò che ha appena detto e muove le dita su un La minore che suona particolarmente languido.
- Lo so - soggiunge - la droga uccide; ma solo - alza un dito indice come un predicatore improvvisato - se non la sai assumere nel modo giusto.
Ride, con i dentoni che gli spuntano dalle labbra come se fosse un bambino colto sul fatto. Sa di aver detto una cazzata, eppure sembra convinto di quello che ha detto: almeno parzialmente. Scuote la testa, si accarezza la folta barba.
- I momenti migliori della mia vita li ho vissuti con l'immaginazione. Intendiamoci: non ho avuto una vita reale così insignificante. Ma con l'immaginazione ho vissuto esperienze meravigliose. E chi ha il coraggio di affermare che ciò che si é percepito solo con il pensiero non sia reale? Perché il vero deve essere solo ciò che é sorretto dalla materialità? Non é esperienza anche ciò che si é pensato? E'un po' come i miei vestiti: la realtà é il mio abito grigio, quello lì appeso alla gruccia, con la cravatta e la camicia stirata; ma io - il vero io - sono questo. Quale delle due parti é più vera, eh? La maschera o ciò che si cela dietro?
Mi guarda con due occhi blu talmente profondi da sembrare neri.
- Sigma, ti giuro che la mia immaginazione si è applicata in modo così violento da darmi una percezione talmente intensa da rendere la realtà uno stato secondario.
Tira due boccate, poi un'altra ancora. Chiude gli occhi; sorride. Inizia a parlarmi di una ragazza; la sua voce sembra provenire da una dimensione non terrena. E' cavernosa, pastosa, non é la sua voce é qualcosa di diverso. Me la descrive, e sembra che le sue parole stiano modellando dell'argilla come mani che diano forma alla materia. Davanti a me questa ragazza si manifesta, e non sono più sicuro se sia l'effetto dell'erba, della capacità espressiva di Saul o se questa ragazza sia davvero qui, davanti a me, davanti a noi e si muova come il fumo delle candele che Saul ha acceso per rendere meno buia la notte. E così appaiono i suoi folti ricci scuri, le sue gambe lunghissime e i suoi occhi castani che sembrano una voragine per sprofondare nell'anima di questa giovane donna e scrutare nel buio della sua anima tutto tutto ciò che Saul sembra aver visto di lei, molto più di quanto lei stessa sia riuscita a sapere di sè. E le sue labbra, dischiuse sempre in un sorriso capace di sciogliere e scaldare e tormentare e trascinare.
- Vedi, Sigma, io non l'ho nemmeno toccata con un dito. L'ho sfiorata più volte con le opportunità, l'ho sognata, immaginata, rapita per portarla via con me, ci ho giocato, ho scherzato e pianto con lei, ho lasciato che mi scoprisse, l'ho inseguita cercata, scacciata, ripresa e ripersa. Ma é sempre rimasta in un limbo. Eppure - accidenti - lei é stata talmente reale per me. Ho percepito la sua anima e assaporato al sua amerezza...il nome che porta significa triste, richiama l'amarezza. Curioso, non trovi?
Il fumo mi stordisce un po', e questa penombra onirica tende a confondermi le idee. E forse proprio per questo riesco a capire quello che Saul mi sta dicendo: lo seguo perfettamente nelle contorte evoluzioni che assomigliano tanto alle volute di fumo che si libera dallo spinello che tengo fra le dita. Mi parla dell'inquietudine di questa donna, dei suoi freni e delle sue paure.
Poi Saul si sdraia e tace, fissando il soffitto, con un braccio sulla fronte e il labbro inferiore stretto fra i denti.
- Hai mai letto La Tempesta, Sigma? Shakespeare a dire a Prospero: "Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita" - tira l'ultima boccata prima di buttare il piccolo mozzicone nel portacenere - ecco, io credo che ciò che ho provato sia spiegato da tutto ciò.
Si passa le mani nei capelli, mi sorride.
- Sai cosa le rimprovero, Sigma? Le rimprovero di non essere stata sufficientemente coraggiosa da permettere a sè stessa di sognare. Così, sulla base di questo divieto che si è imposto, ha costruito una gabbia di ragione che ci ha sbalzati lontano dalla prospettiva di una realtà.
 
- Non hai paura, Saul, che sia il tuo sognare a sbalzarti fuori dalla realtà, offrendoti un'assuefazione simile a quella che sopraggiungerà quando avremo consumato spinello dopo spinello, tutta l'erba in circolazione?
Ride, e sussurra "Magari".
- Magari, Sigma. Ma sarebbe meglio così. Tanto la realtà dettata dalla ragione mi sembra una limitazione continua. Farsi sbalzare equivarrebbe ad una fuga. E la fuga, si sa, é solo l'opportunità di scoprire nuovi percorsi.
Guardo i suoi occhi chiari e in quella trasparenza riesco a comprendere il percorso che permette alla vita di diventare reale, trascendendo le regole della ragione.
Ma forse é solo l'allucinazione prodotta da uno spinello.

11 commenti:

  1. Bello, mi é piaciuto molto. Che cos'é..? Un tuo nuovo racconto? Complimenti!

    RispondiElimina
  2. Seducente !!!! Ho trattenuto il respiro sino all'ultima riga.
    Chapeau Simone Ripamonti !!!!

    RispondiElimina
  3. solo a me è capitata quella che ha sognato troppo?

    RispondiElimina
  4. Lasciatemi le mie visioni e tenetevi stretto al collo il nodo delle vostre realta'

    RispondiElimina
  5. La magia del sogno è in quel suo sembrare vero. La magia del vero, a volte, è quel suo sembrare un sogno.

    RispondiElimina
  6. Premesso che il racconto è molto bello, io tutto sto contorto labirinto di sogni soffocati dalla realtà, di ragione che piega le fantasie e le illusioni, di fuga come unico mezzo di conoscenza...mi ha creato un pò di confusione...
    Comunque bravissimo

    RispondiElimina
  7. "Volevo regalarti una canzone, ma non so scrivere canzoni e allora ti regalo un sogno, perchè so sognare benissimo"
    S.

    RispondiElimina
  8. che palle con sta storia dei sogni! I sogni si fanno di notte e la mattina se ne vanno, svaniscono. i sogni non si avverano mai,MAI. E per evitare delusioni meglio proprio non sognare. E se per puro culo qualcosa che desideri arriva...bhè non farci l'abitudine che tanto poi mattina arriva sempre!

    RispondiElimina
  9. Dicono che c’è un tempo per seminare e uno più lungo, per aspettare.
    Io dico che c’era un tempo sognato che bisognava sognare.

    Ivano Fossati - C’è Tempo

    RispondiElimina
  10. Questa donna mi scuote nel profondo, mi emoziona, a volte vorrei mandarla a quel paese, ma altrettanto volentieri me la vado a riprendere.
    Ho bisogno che sia nei paraggi.
    Sa ascoltarmi. E’ intelligente. E’ spiritosa.
    E, ciò che più conta: c’è sempre per me.

    Daniel Glattauer

    RispondiElimina