giovedì 24 ottobre 2013

HIC ET NUNC



A: Quanto tempo può stare sottoterra
un uomo, prima di diventar marcio?

B: Dipende. Se non è marcito prima
(e tutti di carogne putride ogni giorno
ne abbiamo veramente una caterva,
che si riesce appena a seppellirle),
ci vorranno, che so, otto-nove anni.

                                                                                      [W. Shakespeare, Amleto]


Nella bara giace un cadavere. Membra inerti, sangue coagulato, muscoli rattrappiti dal rigore della morte. Ossa, cartilagini, pelle, capelli. Materiale destinato alla decomposizione, pura materia priva di vita che presto si confonderà nella terra, nell'acqua, nell'aria; fosforo e cenere che arricchiranno il terreno, indipendentemente dal campo nel quale quello scomodo cadavere verrà sepolto.

Inseguire un feretro e prenderlo a calci é stupido; è altrettanto stupido e criminale inneggiare a quel cadavere utilizzando croci uncinate e saluti romani. Un cadavere resta un cadavere, sia appartenuto ad un santo o ad un criminale. Trovo che restare attaccati ai simboli sia la rappresentazione di un'incapacità di pensiero articolato; e tutto ciò genera dei paradigmi che bloccano l'evoluzione del pensiero politico nel nostro Paese.

La baraonda scatenata intorno ai funerali di Eric Priebke, prima e durante la tentata cerimonia presso il convento dei frati lefebvriani rende la misura di come in Italia ci sia un'assurda capacità di complicare le cose e di come si riesca ad attirarsi i fallimenti annunciati, anche quando il buonsenso suggerirebbe di tenersi alla larga.

La morte di Eric Priebke era annunciata: quell'uomo era molto più che anziano, per giunta malato; inevitabile che morisse. Data la scomodità del personaggio, la lungimiranza avrebbe suggerito di studiare la strategia più opportuna dal punto di vista dell'ordine pubblico; strategia da realizzare nel momento stesso in cui il maledetto militare delle SS avesse chiuso gli occhi.

Questa strategia si chiama giocare d'anticipo: individuare una fossa, buttarcelo dentro il più rapidamente possibile e coprirla di terra. Niente esequie pubbliche, nessun corteo: solitamente un corteo offre alla folla l'opportunità di rendere omaggio al defunto che in vita ha compiuto del bene; questo defunto non meritava nessun omaggio, la sua vita é stata solo orrore.

Per la religione cattolica il perdono si consegue attraverso il pentimento, ossia la presa di coscienza del dolore provocato dalle proprie azioni, il dolore derivante da tale presa di coscienza e il serio proposito a non ricadere più nel medesimo errore. Eric Priebke non si è mai pentito e il videotestamento sta a dimostrarlo (perchè solo i farabutti affidano al video i propri pensieri, ultimamente?)
Tuttavia sia Papa Giovanni XXIII che Papa Francesco sostengono che il peccato sia degradante in sè, ma l'essere umano non perda mai la propria dignità anche nel compimento del peccato. Cosa da teologi; e la religione dell'amore, quella cristiana, é difficile da apprendere in epoche come queste. Priebke non era un praticante cattolico; si esercitava in altre pratiche, da giovane. Quindi la cerimonia religiosa era un falso problema, che un monaco benevolo avrebbe anche potuto officiare.

Ancora più geniale sarebbe stato caricarlo su un'ambulanza, portarlo in gita a Norimberga o a Monaco, dove avrebbe potuto tirare le cuoia in mezzo ai suoi sodali che in Baviera non mancano mai. Ancora una volta la Germania ha affrontato con distacco ed indifferenza la questione relativa al proprio passato, abituata com'é a puntare l'indice contro le altre Nazioni senza mai considerare la propria storia in chiave autocritica.

Sarebbe in ogni caso bastato stabilire un luogo di sepoltura e interrarlo lì: la Normandia, per esempio, é piena di cimiteri tedeschi dove sono sepolti militari delle SS e della Wermacht morti dopo il 4 giugno 1944; tali cimiteri non sono certo luoghi di culto e di ritrovo per ottusi neonazisti: io stesso ne ho visitati alcuni lungo il percorso doloroso nonché educativo che dalla citta di Caen porta alla spiaggia di Omaha. Sono luoghi mesti, silenziosi e poco frequentati, che si prestano a riflessioni su quanto inutile e improduttiva sia la violenza che anima gli esseri umani contro i propri simili.

[L'ipotesi di cremarlo e di spargerne le ceneri su una discarica sarebbe piaciuta molto a Dante Alighieri che vi avrebbe visto una forma di contrappasso per quanto compiuto in vita dai suoi camerati nei campi di sterminio: ma per questioni di igiene questa ipotesi non ha potuto nemmeno essere presa in considerazione]

In ogni caso, la consueta incertezza di chi aveva le leve decisionali ha lasciato spazio e opportunità a chi era in cerca di clamore: per primo l'avvocato del nazista, arrogantello narcisista in cerca di facile pubblicità; a seguire gruppi politici o parapolitici che cavalcavano la tigre (di carta, per la verità) dei funerali per poter manifestare in modo sguaiato ed inefficace l'odio verso la fazione rivale, a dimostrazione che resteremo per sempre la patria dei Guelfi e dei Ghibellini, la Terra dove nessuna questione possa essere discussa con equilibrio; la Comunità Ebraica che non esista a far sentire la propria voce anche quando il buonsenso suggerirebbe di lasciar correre; infine i media, desiderosi di distrarre l'attenzione popolare dalle questioni relative alla politica italiana per concentrarla su uno sterile cavillare intorno ad un corpo senza vita.

Perchè questo é il nocciolo della questione: è un cadavere ad aver fatto paura, mentre dovremmo preoccuparci dei vivi.

Il nazismo e ogni forma di violenza verso il prossimo va combattuto contro i vivi che lo professano: qui e adesso. Oltraggiare la bara di un nazista, o appendere dei corpi martoriati a Piazzale Loreto per pisciarci sopra, non aggiunge niente alla battaglia contro la discriminazione razziale, contro i totalitarismi, contro la prevaricazione dei forti contro i deboli.

Sono le idee, la voglia di manifestarle in modo comprensibile, la capacità di sostenerle con coraggio e pazienza, a sconfiggere i fascismi del mondo. Non l'indignazione o le scenate isteriche. La battaglia va combattuta prima e non dopo che il fascismo si é imposto.

E se intorno alla tomba di Priebke dovessero raggrupparsi ottusi fanatici di un credo che conoscono solo nel linguaggio e nei gesti, ben vengano: sarebbe l'opportunità per le forze dell'ordine di procedere a comodi rastrellamenti di una pericolosa marmaglia che meriterebbe lunghi soggiorni a Dachao ad Auschwitz, di certo lontano dalla vita civile di tutti i giorni.

1 commento:

  1. spero che ti questo topo di fogna non si parli più...inutile spreco di tempo.

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