venerdì 4 ottobre 2013

HOMO HOMINI LUPUS



"In Eritrea era un inferno: per questo abbiamo cercato di raggiungere l’Italia"
Nella testimonianza di una delle poche sopravvissute al macello di Lampedusa troviamo l’essenza tragica di una storia che da troppi decenni viene raccontata senza che l’indifferenza dell’occidente civilizzato venga scossa. E’ una storia con molti protagonisti, alcuni dei quali carnefici, molti ancora vittime, altri spettatori più o meno disinvolti.

In italiano esiste un vocabolo, umanità, che rappresenta il sentimento di rispetto della vita umana; questo vocabolo equivalente a pietà (termine dalla connotazione prettamente religiosa) ha un’etimologia latina che la collega al termine homo, ossia uomo, essere umano; come a dire che l’essere umano, essendo dotato dell’humanitas, é differente dall’animale proprio per il fatto che sa portare rispetto per la vita in ogni suo aspetto.

La parola homo ritorna tuttavia anche in una delle più celebri teorie del filosofo inglese Thomas Hobbes, il quale afferma (riprendendo il poeta latino Plauto) "homo, homini lupus" ossia "l’uomo è un lupo per l’uomo": l’essere umano, quindi, non è altro che una creatura animata dall’egoismo, che non esita a trasformarsi in lupo per sopraffare un proprio simile.

Homo homini lupus dovrebbe essere il motto dell’Occidente industrializzato: un Occidente dove la maggioranza degli individui ha tre pasti quotidiani, vive in case solide, in condizioni climatiche sopportabili, in regimi pacifici più o meno democratici, lontano da guerre civili e da epidemie e carestie; lo stesso Occidente che dall’alto dei privilegi di cui gode, si permette di guardare con distacco la tragedia di molti milioni di essere umani – uguali in tutto e per tutto a quelli che vivono a Berlino, a New York o a Roma – senza compiere gesti rilevanti per mutarne le condizioni di vita.

Il fatto che trecento fra uomini e donne, alcune gravide, abbia deciso di imbarcarsi su una chiatta arrugginita e piena di falle, pagando uomini spregiudicati, per compiere una traversata senza certezze nell’Oceano agitato, pur di arrivare a mettere piede in quell’Europa che si piange addosso per la riluttante crescita del PIL e il rischio default di alcune nazioni, la dice lunga sul livello di disperazione e insegna una triste lezione sulla differenza di punti di vista che separano il mondo: ciò che noi chiamiamo recessione, per gli Eritrei è il benessere.

Mio padre ha vissuto tutta una vita lavorando da impiegato in un’azienda chimica: ha sempre fatto il proprio dovere, ha sgobbato, non glielo si può negare; ciò lo autorizza a sostenere che l’Occidente ha meritato questo benessere perché si è rimboccato le maniche, ha piegato la cannetta e ha sudato; dalla tavola imbandita del ricco pranzo domenicale, appena tornato dalla Messa, pensa sinceramente che se gli africani si decidessero a darsi da fare, potrebbero anch’essi vivere tranquillamente quella stessa vita borghese che lui conduce nell’operosa Brianza.

La Brianza è una tronfia regione che ha fatto del culto del lavoro uno stile di vita, e che crede che la soluzione ad ogni problema risieda nella fatica. In un bar, stamattina, ho sentito commenti raccapriccianti su quanto è successo ieri; quello che sintetizza meglio (o forse è meglio dire peggio) la filosofia di Hobbes è "bene, almeno imparano a venire qui; devono capire che qui non c’è niente; non siamo mica il bengodi, c’è la crisi!".

Questi pensieri da massa ignorante vengono poi sublimanti da membri del Parlamento italiano: numerosi deputati leghisti non hanno trovato di meglio che speculare su questa tragedia incolpando il ministro Kyenge e la Presidente della Camera dei Deputati Boldrini ree, a detta loro, di aver incoraggiato questi sbarchi.

Un gradino più su nella scala dell’indifferenza è l’Unione Europea che – tramite un suo portavoce – ha detto che l’Italia va aiutata a fronteggiare questa emergenza. Non è l’Italia a dover essere aiutata, è il Terzo Mondo!

Una delle materie più interessanti e al tempo stesso sconcertanti che ho studiato all’università, è stata Teoria dello sviluppo economico: tale disciplina analizza le condizioni che hanno permesso all’Europa di svilupparsi ed arricchirsi, con lo scopo di replicarle pari pari nei Paesi in via di sviluppo, in modo da portarli velocemente a regimi economici e politici simili ai nostri. L’analisi delle condizioni propedeutiche allo sviluppo trascurava, tuttavia, tre elementi: il tempo (l’Europa ha impiegato circa 250 anni a diventare quello che è oggi), le condizioni climatiche e il colonialismo; l’Europa è riuscita a crescere perché non era gravata dallo sfruttamento parassitario che invece l’Africa, il Sud America e buona parte dell’Asia hanno dovuto subire per alcuni secoli proprio dagli stessi Paesi che grazie anche a quella colonizzazione si sono arricchiti; sfruttamento che ha negato loro il progresso, ha tolto risorse e confuso la popolazione, ha trasformato continenti in immense miniere da impoverire ed abbandonare. E’ questa l’idea di sviluppo che ha in mente il capitalismo?

Finché l’Occidente industrializzato non si sentirà responsabile – come invece dovrebbe – dell’enorme divario che lo separa dal Terzo Mondo, non farà nulla di efficace per risolvere questi problemi. Per evitare tragedie di questo genere, occorre investire in modo non utilitaristico in quelle Nazioni dove l’economia, la democrazia e la cultura sono tre temi critici. Occorre vendere meno armi, e diffondere più cultura del rispetto; speculare meno sulla commercializzazione dei farmaci ed educare al controllo delle nascite; costruire scuole e ospedali; insegnare a produrre, invece che a combattere; sovvenzionare la nascita di aziende locali, invece che aprire grandi stabilimenti dove rinchiudere schiavi a basso costo; elevare i salari degli impiegati nelle multinazionali in loco. In poche parole rendere queste popolazioni autonome ed educate. Donare, invece che prendere. Messaggio che da mesi un Papa illuminato sta diffondendo.

Ma per arrivare a questo obiettivo, le Nazioni dominanti dovranno rivedere i propri standard di benessere: scelta che non costerebbe che pochi benefici irrilevanti ai fini della sopravvivenza. Fino ad allora sarà un proliferare di tragedie e di lupi.

3 commenti:

  1. Bellissimo e puntuale articolo che condivido appieno.

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  2. Riflessioni molto vere e condivisibili

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  3. Su FB c'è un gruppo aperto "Lampedusa terra di mezzo"...ci sono commenti allucinanti...temo che ormai siamo totalmente anestetizzati al dolore...

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