giovedì 24 ottobre 2013

SHE'S SO HEAVY


 

Julie Taymor è una regista americana che è diventata celebre per la biografia cinematografica di Frida Kahlo, un affresco policromo della vita avventurosa della pittrice messicana.
Meno noto, ma di altrettanto valore, è il musical Across the universe, ispirato – come si può immaginare dal titolo – alle canzoni dei Beatles. Il film narra la storia di un gruppo di giovani che si trovano ad incrociare le proprie vite nel Greenwich Village di New York City durante il periodo hippy. In Across the universe si rinvengono numerosi messaggi provenienti da quegli anni, mescolati come in un mercatino variopinto – animato dal talento visionario della regista e del coreografo Daniel Ezralov, e sorretto dalla musica dei Fab Four di Liverpool rivisitata da un gruppo di solidi musicisti e performer: la liberazione sessuale, il confronto fra le classi sociali, la rivolta dei ghetti neri in tutta America, la guerra del Vietnam.
Una delle scene più robuste da un punto di vista simbolico è quella in cui un gruppo di marines marcia faticosamente nella jungla vietnamita sorreggendo la Statua della Libertà, sulle note di I want you (she's so heavy): una evidente metafora del ruolo che gli USA si sono scelti, ossia quello di esportatori del loro personalissimo concetto di libertà e democrazia. L’accostamento fra il brano di Lennon-McCartney, il testo allusivo che in origine era rivolto ad una donna e che qui è invece riferito al richiamo che lo Zio Sam con il suo cappello a stelle e strisce rivolge ad ogni potenziale soldato, è di forte impatto emotivo e la coreografia è suggestiva al punto da risultare inquietante.
Il ritornello che i marines ripetono ossessivamente mentre fanno avanzare il pesante corpo della Statua della Libertà recita She’s so heavy, letteralmente “è così pesante”.
Questo è il punto: il peso della democrazia esportata negli ultimi duecento anni dalle stanze di Washington è eccessivamente pesante per i presunti beneficiari. Senza contare che nel Paese della Democrazia d’esportazione, fino a pochi decenni fa un nero non poteva sedersi su un autobus di bianchi, né pranzare in ristoranti per bianchi, trascurando il fatto che per convertire il Giappone alla democrazia sono state lanciate due bombe atomiche che hanno ucciso un numero imprecisato di civili.

Basta quindi volgere l’occhio – senza andare troppo lontano – alle vicende europee del secondo dopoguerra: per scongiurare il vero o presunto spauracchio comunista, le Nazioni appena liberate dal Nazismo grazie al sacrificio di migliaia di vite americane hanno dovuto - in misura diversa - ma tutte indistintamente - mostrare la propria riconoscenza accettandone l’influenza. Tale influenza ha assunto forme variegate, ma tutte decisamente invasive e condizionanti dello sviluppo naturale della democrazia del Vecchio Continente. Trattati commerciali, adesione alla Nato, accoglienza nelle zone strategiche di ciascuna nazione di basi militari americane, sottrazione di cittadini americani ad azioni processuali di Tribunali locali, obbligo più o meno esplicito di partecipare a missioni militari per portare la Statua della Libertà in altri Stati, invasione dei mercati con prodotti a stelle e strisce e così via.
Negli ultimi mesi – da quando cioè Eddy Snowden ha dato vita con le proprie rivelazioni allo scandalo denominato Datagate – tutti sembrano essersi accorti che l’influenza degli Stati Uniti oltrepassava la soglia della normale prepotenza che una Nazione ricca e ben armata riserva abitualmente ai propri alleati: il fatto che le telefonate di 35 leader europei siano state regolarmente intercettate e sezionate dai servizi segreti americani ha creato un notevole scalpore, seguito dall’abituale indignazione, inevitabile in queste circostanze. Per non parlare della finta sorpresa di chi – nelle stanze dei bottoni, da Roma a Parigi a Berlino – conosceva già la verità e per opportunismo la manteneva celata.
Tuttavia, chi ha seguito con un minimo interesse le vicende di storia contemporanea italiana, sa bene che l’ingerenza occulta della CIA o delle differenti agenzie che costituiscono i servizi segreti americani ha origini antiche e azioni che si possono già riconoscere intorno agli anni ’60, quando la strategia della tensione fu uno strumento efficacissimo per stabilizzare il nostro Paese nelle mani della DC, partito gradito a Washington. La strategia della tensione, nata a Milano il 12 dicembre 1969 con l’esplosione di alcuni ordigni all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, si basava sull’infiltrazione di numerosi agenti filoamericani all’interno delle cellule eversive di destra o sinistra, con lo scopo di indirizzarne le azioni in modo tale da suscitare nella popolazione la paura e di conseguenza l’esigenza di equilibrio e stabilità che la Democrazia Cristiana sembrava offrire. Le indagini seguite a quell’attentato (che causò una quindicina di morti) misero più volte in evidenza queste ingerenze, ma ben presto furono insabbiate artatamente.
Ora, senza voler scendere nell’analisi storica e politica degli ultimi cinquanta anni, ci si ritrova a riscontrare per l’ennesima volta la totale inadeguatezza dell’Europa davanti alla necessità di fronteggiare in modo efficace ed unitario minacce – di qualsiasi tipo – provenienti dall’esterno: incapacità di fronteggiare l’aggressività commerciale della Cina, incapacità di costituire un fronte comune nei confronti dell’invadenza statunitense, incapace di dettare una politica estera comune durante le crisi (tipo quella libica e quella siriana).
Se l’unione Europea cessasse di essere semplicemente un ente ratificatore di bilanci nazionali e di politiche economiche devastanti, e si trasformasse in un forte interlocutore con una linea condivisa e interessante per tutti gli appartenenti e non solo per pochi, vicende di questo genere verrebbero rapidamente sanzionate e scongiurate per il futuro.
Diversamente, rimarremo un debole coagulo di Stati votati all’interesse individuale e continueremo ad essere preda del gigante americano. Che continua a volerci in modo intenso per proseguire la somministrazione dell’idea distorta di democrazia.

2 commenti:

  1. non ho capitoil nesso tra la regista del film di Frida Kahlo e il musical con le musiche dei Beatles, Angelica

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    1. Angelica, Julie Taymor é la regista di entrambi i film!

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