domenica 13 ottobre 2013

UOMINI E NO

 
 
Nella giornata di ieri è morto Erik Priebke, uno dei responsabili dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui - per un atto di mera ritorsione - soldati delle SS macellarono a colpi di fucile trecento e trentacinque civili e militari italiani.

Pare che Erik Priebke, che - insieme ad Herbert Kappler - comandava tali soldati tedeschi, abbia lasciato un testamento morale. Pur al cospetto di un evento tanto definitivo come la morte, fatico ad accostare con serenità il vocabolo morale alla fine della vita efferata, violenta e priva di rimorso di questo nazista. La morale di questo criminale potrebbe impartirci una macabra lezione di superiorità di una razza rispetto all'altra, di indifferenza per la morte di altri esseri umani, di sopraffazione, di crudeltà. Una lezione di cui non abbiamo bisogno.
 
La stessa morale, in un certo senso, che mi è parsa di cogliere in tanti commenti su quanto è avvenuto settimana scorsa nel mare di Lampedusa. Esistono siti in internet e gruppi in Facebook che si rivelano davvero agghiaccianti per chi pensa ancora che l'umanità sia tutto sommato costituita da esseri ragionevoli. Ho raccolto opinioni raccapriccianti dopo aver postato qui il mio articolo Homo homini lupusAlcuni giudizi mi sono rimasti impressi: "questi sono negri, che vengono qui, vivono allo sbando, spacciano, finiscono preda della criminalità organizzata, stuprano le vostre figlie; meglio se sono morti". Ho chiuso un istante gli occhi e mi sono trovato in Alabama durante la Grande Depressione, o nella Germania nazista dei forni crematori, dove la vita altrui veniva sottovalutata e spezzata con metodo: Siamo ancora a Berlino, nel 1935, nonostante siano passati ottanta anni.
 
Nel 1944 Elio Vittorini scrisse un libro intitolato Uomini e no, una travagliata storia d'amore ambientata negli anni della Resistenza. Le vicende sentimentali si alternano alla crudezza degli eventi: in esso vengono descritte rappresaglie tedesche che insanguinarono Milano in quel confuso biennio.
 
Uomini e no, questo titolo che equivale ad una paradigma tuttora valido, mi è venuto in mente proprio riflettendo sulle considerazioni ciniche di chi ha saputo di una mattanza di vite e non è riuscito a leggerla se non in chiave di opportunità politiche, od economiche o di limitazione dei propri privilegi. Non nego che la questione legata all'immigrazione clandestina sia un problema complicato che il Ministro Kyenge ancora non è riuscita ad abbracciare in modo efficace. Ma non è auspicando altre stragi dei mari che possiamo pensare di risolverlo.
 
Nel 1963 Martin Luther King auspicava una convivenza pacifica ed equilibrata fra i cittadini bianchi e quelli neri all'interno dei confini degli Stati Uniti d'America. Martin Luther King, fu ucciso a Memphis cinque anni dopo, mentre divulgava il suo messaggio. Sembra che il suo sogno sia rimasto incompiuto, se ancora dobbiamo argomentare sul colore della pelle o su questioni di appartenenza territoriale o di fede religiosa, per applicare dei distinguo, per stabilire chi ha diritto di vivere o morire.
 
Sotto l'abito che portano, dietro al simbolo religioso che idolatrano, oltre la lingua che parlano, sotto il colore della pelle, ci sono esseri umani, con sangue che scorre e un cuore che pulsa rapido o lento a seconda della paura e della percezione del pericolo, della fame e della malattia, per non parlare degli affetti che agitano questo cuore. Sotto il colore della pelle sono uomini.
 
Non si può dire altrettanto di chi resta impassibile davanti ad una tragedia e che non tende la mano a chi sta affogando. O che specula su tali tragedie per portare avanti ciniche battaglie politiche od economiche. 
 
Ad un uomo in mare, ad un uomo in fuga dal dolore e dalla persecuzione, dalla fame e dalla guerra, si tende sempre una mano. Poi si può procedere a definire i termini delle convivenza, sanzionando i comportamenti illeciti e tutelando quelli leciti. Aiutando, educando, eliminando le ragioni che causano le migrazioni. Ma certo non sia l'indifferenza a guidarci.
 
E' ciò che definisce se siamo uomini o no.

3 commenti:

  1. Che tristezza leggere queste righe, purtroppo è la verità. Sono sicura che tutti siamo stati al meno una volta testimoni di brutti scontri su uno sfondo razzista ma la vera tragedia è che quasi nessuno difende quella povera gente. Io parlo dei casi avvenuti nella provincia di Roma, di cui sono stata testimone involontario ma non credo che il razzismo sia radicato a tal punto da poter scaricare la colpa sulla gente - il mio parere è che il popolo non c'è l'ha fa più col "sbattere la testa da tutte le parti" e cosi, piano piano, diventa sorda, cieca e anche aggressiva verso i problemi altrui (questa è solo una riflessione e per niente una motivazione!). Condivido e sostengo pienamente le preoccupazioni dei pescatori e della bella gente di Lampedusa che nonostante tutto, nonostante la legge razzista e disumana si comportano come comanda il cuore.

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  2. il mio bimbo frequenta l'ultimo anno della scuola materna (ops scuola dell'infanzia) in un bellissimo asilo comunale dove quotidianamente si confronta con bimbi "stranieri"...il suo "amico della pelle" è un cucciolo tunisino...sono diventati inseparabili e quando li guardo giocare mi rendo conto che le "differenze" loro non le vedono: litigano, parlano, discutono come solo a quella età puoi fare...la scuola fa tanto, è uno strumento importante per l'integrazione, e la sera a casa mi sforzo di non vanificare ciò che in questi tre anni è stato mostrato a mio figlio.

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