domenica 10 novembre 2013

I GIACOBINI E L'ASSALTO ALL'ESTABLISHMENT

 
 
Sul Corriere della Sera di Giovedì scorso, nella rubrica dedicata alla corrispondenza dei lettori, Sergio Romano si è esibito in un sorprendente esercizio di arroganza difendendo il Ministro Cancellieri.
 
Rispondendo ad un lettore della sua stessa pasta, l'ex ambasciatore, ha espresso il seguente pensiero, sotto il titolo Il caso Cancellieri, un processo giacobino:
I critici [della Cancellieri] fingono di non sapere quale sia la vita quotidiana di un uomo pubblico in Italia. Parlamentare, alto funzionario dello Stato, imprenditore, sottosegretario o ministro, l’uomo pubblico è spesso oggetto di richieste e preghiere. Qualcuno chiede con garbo e discrezione, altri chiedono sfacciatamente e non esitano, se riescono a impadronirsi del suo numero di telefono, a disturbarlo in qualsiasi momento della giornata. Fra gli uomini politici vi sono quelli che si servono di queste richieste e della propria posizione per creare una clientela politica ed elettorale, ma vi sono anche quelli che cercano di dare una mano a chi merita di essere aiutato. Vi sono poi i vecchi amici, le vecchie conoscenze, i parenti vicini o lontani. Forse più che in altre democrazie ogni uomo pubblico, in Italia, si porta dietro una ingombrante famiglia allargata. Bisognerebbe tenere i familiari a distanza e dare prova di una certa fermezza, ma vi è sempre, inevitabilmente, l’eccezione. Il caso Cancellieri è scoppiato perché attraversiamo un momento in cui l’opinione pubblica, irritata dalla crisi e dagli scandali, cede spesso alla tentazione di chiedere ai suoi rappresentanti degli standard di moralità che mi sembrano in alcuni casi del tutto irrealistici. I movimenti populisti soffiano sul fuoco, i blog e le reti sociali agiscono come un acceleratore di particelle e fanno salire vorticosamente, nel giro di poche ore, l’onda dell’indignazione.
 
Immagino Romano, mentre - seduto nell'ampio soggiorno di una prestigiosa palazzina settecentesca, avvolto in una vestaglia di seta ricamata, con la preziosa gola protetta da un elegante fazzoletto - scrive le succitate parole, infastidito dalla rabbia e dallo sconforto di chi, quotidianamente deve fronteggiare gli abusi di una classe dirigente - in altri contesti definita correttamente casta - che pretende di poter disporre a piacimento del proprio potere per favorire conoscenti, amici e parenti, senza dover rendere conto di ciò e ai cittadini che fanno pur sempre parte di quello Stato di cui la Cancellieri è Ministro (della Giustizia, oltretutto) e che avrebbero il diritto di aspettarsi imparzialità da chi ne regge le sorti.
 
Scrivere che "gli standard di moralità richiesti [dal popolino rumoroso] sono in definitiva irrealistici" è l'arrogante manifesto di tutto ciò che in Italia è stato negli ultimi sessant'anni (per limitarci all'epoca repubblicana): l'irreprensibilità di un governante è una legittima pretesa dei cittadini di ogni Nazione civile.
 
Dire che alcuni dei detentori del potere si attivano "per aiutare chi davvero merita una mano", è un'affermazione emblematica del delirio di onnipotenza che investe chi alberga nella stanza dei bottoni; un Ministro, un Sottosegretario, un Capo di Gabinetto, un Ambasciatore, non deve dare una mano a chi lo merita: innanzitutto perché non ha la conoscenza esatta di tutti i meritevoli; in seconda battuta, perché la valutazione del merito è sempre soggettiva; infine perché esiste una legge all'interno della quale ci si deve muovere per promuovere la propria azione. E' il rispetto della legge, il rispetto integrale e imparziale, a tutelare i meritevoli; non certo l'erogazione paternalista da parte di un ancien regime che ricorda tanto quell'odiosa aristocrazia lassista che indispettì la popolazione parigina la quale decise di erigere le ghigliottine per le strade.
 
Il borioso Romano, uomo di potere, vorrebbe che la gente comune (mi piace usare questo termine proprio in contrapposizione alla definizione di notabili carichi di postulanti conoscenze e amicizie da tutelare) tacesse al cospetto di questi  abusi di potere, continuasse a tenere bassa la testa e continuasse a pagare le imposte. E' un po' l'atteggiamento che si rinviene nei boss di Cosa Nostra, per i quali non esiste una legge univoca, se non la propria; che erogano privilegi e danno una mano agli amici di amici; e che pretendono il silenzio al posto del dissenso.
 
Sono un blogger giacobino, forse sì: diversamente dall'Ambasciatore, sono felice che esistano i blog e i social network; in questo modo il dissenso può circolare, trasformarsi in protesta, forse; tentare un cambiamento di rotta.
 
Diversamente dovremmo accontentarci di ascoltare esclusivamente la voce della casta dalle pagine del più conservatore dei mezzi di informazione, quel Corriere della Sera che fornisce un pulpito esclusivamente a chi di quell'establishment fa parte.
 
E non è proprio il caso.
 

1 commento:

  1. Veramente commovente...questi poveri uomini di stato...che vita difficile conducono e noi, popolino rumoroso e sempre perennemente insoddisfatto che non siamo capaci di metterci per un attimo nei loro panni. Grazie dott. Romano.

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