domenica 17 novembre 2013

MACNO (IL RE E' NUDO)

 

 
Gli ultimi mesi della storia di Silvio Berlusconi mi hanno riportato alla mente un romanzo di Andrea De Carlo, intitolato Macno. Con insospettabile anticipo sugli eventi attuali, De Carlo descriveva la storia di un dittatore immaginario che aveva acquisito il potere grazie al sapiente utilizzo della televisione. Una giovane e affascinante giornalista free lance, ed un cameraman innamorato di quest'ultima, si recano - per un'intervista-reportage - nel palazzo dove il dittatore vive ormai arroccato, quasi confinato, e lo scoprono solo e ostaggio del proprio potere.
Mi sembra che l'ormai ex Cavaliere del Lavoro ed ora pregiudicato cittadino B sia l'impersonificazione attualissima di Macno: un uomo vecchio, indebolito dalle recenti traversie processuali e politiche, stanco e sconfitto. Ostaggio, per di più, dei suoi fedelissimi che - in un modo o nell'altro - usano la sua figura un tempo carismatica per procurarsi un lasciapassare che permetta loro di varcare le Colonne d'Ercole del suo addio alla scena politica attiva.
Falchi, colombe, lealisti, pontieri, filogovernativi: tutti si stanno spartendo le vesti del leader decaduto, per trarne - in modo vergognosamente opportunista - un vantaggio che si traduca in appeal elettorale.
Da una parte, i cosiddetti lealisti sperano di raccoglierne il testimone mantenendo lo zoccolo duro dell'elettorato pidiellino, attraverso una patetica rivisitazione di Forza Italia, una minestra riscaldata che - rispetto al movimento del 1994 - manca del fondamentale elemento dirompente della novità e della sedicente estraneità al precedente sistema della Prima Repubblica da poco abbattuta.
Dall'altra, i filogovernativi usano Silvio Berlusconi per vantarsi presso gli elettori dell'impresa di aver salvato un Governo (che non merita tanti sforzi) e di aver abbattuto il vecchio leader in nome della legalità e del rispetto delle sentenze definitive.
Disordinatamente sparse ci sono inoltre figure ambigue che si legano disperatamente al dittatore al tramonto per prolungare la propria mediocre parabola politica, sfruttandone la vicinanza in modo imbarazzante e volgare: un esempio sia Daniela Santanché che di recente si é distinta per un involontariamente ridicolo reclutamento di forze fresche per rimpinguare l'ala dura del PDL, con il risultato di mettere in imbarazzo e fare oltretutto incazzare un Berlusconi ancora sufficientemente lucido da capire cosa giovi e cosa nuoccia al proprio partito.
E ancora: i figli del primo matrimonio, ansiosi di mettere definitivamente le mani sul patrimonio accumulato dal padre, e di gestire in totale autonomia un impero imprenditoriale a cui essi non hanno dato nessun contributo, ma che non vogliono più vedere dissanguato dalle iniziative politiche del fondatore.
Infine, ma non meno importante, la giovane fidanzata del Presidente, che cerca di tenerlo a galla per poter vivere di luce riflessa e godere dei benefici economici che la convivenza con l'anziano milionario le possono derivare. La querelle fra lei e la Bonev é una squallida chiosa a quello che é stato il percorso degli ultimi venti anni di un uomo vanitoso e ambizioso.
Decadenza o meno, il Re é nudo: debole e in balia di qualsiasi alleato che gli consenta di prolungare la propria agonia politica, Berlusconi mi ricorda nè più nè meno il Mussolini sfuggito alla prigionia di Campo Imperatore. Un'icona senza dimensione, una figurina da ostentare agli occhi del popolo bue.
Un re nudo, spogliato di carisma, di fascino, di energie, di credibilità, di autorità.
Ad offrirgli una minuscola foglia di fico é Enrico Letta, nipote del più fidato fra i consiglieri di Berlusconi che - dalla sponda che ancora si vuole presumere opposta - getta all'antico avversario una ciambella di sopravvivenza, sperando che questo gesto gli permetta di salvare un governo altrettanto fragile e nudo, in balia venti di cambiamento e di correnti interne ad ogni partito.
In tutta questa nudità, quelli che davvero si stanno prendendo un brutto malanno sono i cittadini che, aggrappati ad una zattera alla deriva (lo Stato Italiano), sono destinati ad un naufragio senza ritorno.
 

1 commento:

  1. ma arriverà mai il giorno in cui del nanetto non si parlerà più?
    bravo come sempre
    S.

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