giovedì 5 dicembre 2013

LA VIA DELLA DECONTAMINAZIONE




Placatasi l'ingenua euforia che ha accompagnato la votazione del Senato che ha recepito la sentenza della Corte di Cassazione ed ha di conseguenza decretato la decadenza di Silvio Berlusconi, restano i problemi che prima e dopo questo dibattito rappresentano la palla al piede della nostra Nazione.

Affermare, come ho sentito, che - decaduto Berlusconi - l'Italia é un posto migliore é un'idiozia, oltre ad essere una grossolana scorciatoia ideologica.

L'Italia non é un Paese migliore solo perché ogni tanto vi si applica una legge, considerando oltretutto che - fra la sentenza della Cassazione e la decadenza del pregiudicato cittadino B - sono passati parecchi mesi, cosa che - di per sè - rende l'Italia una volta di più un Paese anomalo e ci rende ridicoli agli occhi dei nostri vicini.

L'Italia sarebbe un Paese migliore se venissero estirpati certi costumi morali che hanno rappresentato i cardini di un meccanismo lineare ed efficace che si può definire berlusconismo, meccanismo di cui Silvio Berlusconi é stata l'incarnazione più eclatante, ma non l'unica; il prodotto e non l'autore, la conseguenza e non la causa.

E' facile cadere nell'abitudine, endemica per l'Italia, di concentrare su un unico soggetto prima tutte le aspettative virtuose e - successivamente alla sua caduta - tutte le colpe e responsabilità, quasi ad voler esprimere con una forma di metonimia perversa le aspettative e la volontà di milioni di persone. Berlusconi, Craxi, Mussolini: una continua sineddoche politica dietro la quale, nel corso della storia un popolo cialtrone, cannibale e incapace di imparare dai propri errori si é accodato, nascosto, inferocito e ribellato.

Berlusconi é (momentaneamente) caduto, ma il berlusconismo é ancora fra noi: è sulle diverse sponde dell'emiciclo parlamentare e si manifesta attraverso prese di posizioni figlie dell'opportunità e non dell'ideologia o della coerenza; è nella finanza, negli appalti truccati, nelle tangenti; é sulle corsie preferenziali, negli abusi di potere grandi e piccoli; nei privilegi delle innumerevoli caste che si autoalimentano come tanti vampiri; é nei mezzucci e nelle scorciatoie per il successo; é nella quotidiana evasione fiscale grande e piccola di cui tutti noi, in un modo o nell'altro siamo responsabili.

Il berlusconismo é nell'ossessione per l'arricchimento facile e veloce, nel rifiuto delle regole, nella sopraffazione del debole e della genuflessione verso il potente.

Anima la Santanché che si é prostituita al Piccolo Capo per avere un barlume effimero di visibilità politica. E' in Marina Berlusconi che sostiene che questo Paese dovrebbe vergognarsi per ciò che ha fatto al padre, senza accorgersi che é il padre che dovrebbe vergognarsi per ciò che ha fatto al Paese; ha circonfuso Anna Maria Cancellieri che non molla la poltrona sebbene sia chiara la propria connivenza con i Ligresti; é in Enrico letta, capace di salti mortali grotteschi pur di non abbandonare Palazzo Chigi; lo si riconosce in Francesca Pascale che pretende che il Papa si prodighi per la salvezza del vecchio malfattore.

Berlusconi é caduto, ma la corte dei miracoli che gli si é stretta intorno per venti lunghi anni, é ancora al proprio posto: fatta di nani, ballerine, giocolieri e acrobati, occupa i banchi del parlamento e prosegue nella propria squallida azione del potere per il potere.

Il berlusconismo ha messo radici presso la stampa italiana, visto che centinaia di giornalisti si sono letteralmente sputtanati schierandosi a sua difesa; Feltri, Sallusti, Minzolini, Ferrara: la lista di teste che - tutto sommato - si potevano ritenere pensanti e da cui, invece e purtroppo, sono arrivate solo idee balzane, sproloqui imbarazzanti, falsità e faziosità è lunghissima.

E', ancora, nel cuore e nelle teste di tutti coloro che nonostante tutto si ostinano a coagularsi con le bandiere di Forza Italia sotto i balconi del monarca decaduto, pronti ad idolatrarlo e a farsi rendere mansueti dalle parole del vecchio imbonitore.

Il berlusconismo é uno spirito al momento apparentemente dissolto in una forma di latenza, ma che di fatto aspetta solo il momento giusto per reincarnarsi in un nuovo leader capace di mettersi a capo della masse e ammansirle raccontando loro ciò che vogliono sentirsi dire: ghe pensi mì.

Occorre(rebbe) intraprendere un percorso di decontaminazione, ma quale dovrebbe essere il primo passo? La domanda é al momento senza risposta; certo è, invece, chi dovrebbe compierlo: tutti quanti, tutti insieme.

2 commenti:

  1. Bella analisi, ma la foto non si può vedere!

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  2. C'e' qualcuno che puo' rompere il muro del suono

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