mercoledì 1 gennaio 2014

TESTOSTERHOMUS



 

Cosa spinge un uomo di 44 anni - con un glorioso passato sportivo alle spalle, una bella famiglia ed un invidiabile patrimonio in cassaforte - a sfidare una sorte che con lui era stata fino a quel punto benevola (essendo uscito vivo e pressoché illeso da una professione - quella del pilota di Formula1 - già di per sè rischiosa) per effettuare con gli sci una stupida incursione fuoripista, attività oltretutto notoriamente vietata?

Ci deve essere un residuo primordiale nel DNA maschile, una piccolissimo cristallo di proteina nascosto nel fondo di un cromosoma, che ci spinge a malintendere il concetto di virilità; che ci costringe ad interpretare la vita come una continua sfida.

Come se vincere la sfida, una qualunque sfida, ci rendesse migliori, più forti o più appetibili agli occhi della femmina con cui procreare e tramandare il nostro DNA.

Mettere a repentaglio la propria vita non é coraggio: é idiozia. Un malinteso, appunto.

Daniel Defoe, in memorie di un cavaliere, descrive le vicende del protagonista, un cavaliere settecentesco, tutto preso dalla foga di "farsi onore": a quell'epoca, farsi onore significava sfidare a duello e sconfiggere quanti più cavalieri possibili. Per cui ogni pretesto era lecito per giungere a singolar tenzone e far scorrere sangue altrui.

L'onore nel corso dei secoli ha cambiato nome varie volte: ora si chiama cercare il proprio limite, oppure assecondare la propria necessità di sfida. Queste azioni mi ricordano le gesta degli arditi frutto di una parziale interpretazione del superomismo di Nietsche: D'Annunzio il temerario, D'Annunzio il conquistatore, D'Annunzio il modello per l'uomo del fascismo. Appunto.

Sfidare la morte per scacciarla lontano. E spesso, invece, incontrarla.

Felix Baumgardtner - che si getta da una mongolfiera spedita ai limiti dell'atmosfera -, Patrick De Gayardon - che si tuffa in un cratere con un paracadute ridotto-, Michael Schumacher - che si porta il figlio in un fuoripista con neve fresca e rocce affioranti - cercano i limiti umani o semplicemente si rendono autori di azioni sconsiderate per sentirsi più machi? A che pro?

Noi maschi siamo quelli del sesso olimpico ("Sono andato avanti per un'ora"), dei nodi alla collanina per ogni ragazza che ci siamo scopati, delle patetiche partite di calcetto per ribadire la propria superiorità, del "chi ce l'ha più lungo" o del "ce l'ho duro"; siamo quelli che dobbiamo fare più carriera, guadagnare di più, avere avuto più donne degli altri. Quelli della partitina a poker, delle sfide alla playstation, del bet and win. Una misurazione continua, per sentirci vincitori, per sentirci vivi.

Non credo che la competizione sia la strada per il miglioramento. Non sempre, almeno.

"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza": lo dice Ulisse, ai suoi, nel XXVI canto dell'Inferno. Quale virtute o canoscenza si persegue sfidando leggi della fisica già accertate? La forza di gravità, detta "g" é una forza misurata e certificata da Newton in poi: chi si butta senza paracadute seguirà la canoscenza di spiaccicarsi al suolo ad una velocità di 9,8 metri al secondo. Niente di nuovo.

E se esci vivo da una di quelle imprese tanto virili, non hai superato i limiti: secondo me hai avuto solo culo.

Dante, per bocca di Ulisse, parlava di una diversa curiosità, quella capacità di guardare oltre gli ordini precostituiti, oltre i limiti delle convenzioni, oltre le differenze superficiali. Quella capacità che ha rappresentato il fulcro del progresso.

Quel pezzo di cromosoma che da XX muta in XY rappresenta la sintesi di un'evoluzione bruciata. Ci ritroveremo un giorno a prenderci a testate (o a cornate) per il possesso di I-Phone, o per il supposto diritto ad accoppiarci con una femmina, che sceglierà liberamente, a prescindere dall'esito della contesa, o forse sceglierà un terzo, seduto in disparte a leggersi un libro.

O almeno si spera.

3 commenti:

  1. La competizione non è un male, se nei giusti limiti. Può portare al miglioramento delle proprie capacità, della comprensione dei propri limiti e a una più profonda fiducia in sé stessi. Se portata all'eccesso i risultati sono deleteri, per sé ma soprattutto per chi vive attorno a chi agisce con tanta noncuranza.

    Speriamo sempre che questi incidenti possano portare a una maggiore consapevolezza.

    Buon anno! :)

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  2. oddio, anche l'alternativa del terzo seduto in disparte a leggere un libro mi fa un pò paura...anche gli intellettualoidi sono pericolosi per se stessi e per gli altri.
    bel pezzo

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