domenica 2 febbraio 2014

INDIFFERENZA


Nel 1929, nel pieno della dittatura fascista, Alberto Moravia pubblicò Gli indifferenti, una robusta critica agli schemi e ai meccanismi della media borghesia italiana, incapace di grandi gesti e grandi pensieri, indifferente ad ogni emozione o pulsione - che non fossero quelle dettate dalla lussuria o dall'avidità. Questa abulia aveva reso la classe media italiana talmente insensibile da renderla incapace di scorgere persino ciò che stava avvenendo a livello politico, e quindi di fatto connivente se non complice di Mussolini.

Lo stesso Mussolini soleva ripetere che si era messo a capo del popolo italiano, bensì gli italiani ad averlo voluto come proprio guida. A prescindere dall'affermazione piena di orgoglio e di prosopopea tipica di un dittatore populista, credo fermamente che dietro ad ogni fascismo ci sia un popolo distratto, egoista e indifferente.

Sono passati ottantacinque anni, e il romanzo di Moravia resta una drammatica ed attuale raffigurazione del popolo italiano. Quotidianamente abbiamo esempi di come l'indifferenza ai grandi temi prevalga a vantaggio dell'attenzione su argomenti residuali o interessi individuali.

Il leader del principale partito della sinistra incontra, nella propria sede, un pregiudicato espulso dal parlamento che nell'ultimo ventennio ha approfittato del proprio potere per rafforzare i propri interessi economici e modellare a propria immagine e somiglianza il sistema politico vigente, nel culto della propria personalità, e con esso pregiudicato raggiunge un accordo per spartirsi di fatto il parlamento a discapito di tutte le altre forze politiche non allineate: davanti a tale manifesto di illiberalità e di illegalità (un pregiudicato, con molte cause penali pendenti ed un conflitto di interessi grande così dovrebbe non poter interferire nella vita politica italiana)  nessuno scende in piazza per ribellarsi a questo incredibile dato di fatto.

In un ufficio di Corso Vittorio Emanuele a Milano i dirigenti di due storiche squadre di calcio, l'Inter e la Juventus, sottoscrivono l'accordo per scambiarsi due calciatori di mediocre fama e talento - Vucinic e Guarin - e si scatena la sommossa, con qualcosa di simile a moti di piazza.

Giulia Ligresti viene scarcerata per espresso intervento del Guardasigilli, una seminobile romana viene colta dall'Agenzia delle Entrate in flagranza di reato (un'estesa evasione fiscale per milioni e milioni di Euro), e la gente semplicemente alza le spalle, impreca, o si sazia di satira televisiva, strumento ormai inefficace quanto una lama senza filo. Per non parlare del silenzio nel quale sta affogando il complicato daso di Mastrapasqua e dei suoi pesantissimi conflitti di interessi: come se le vicende dell'Inps non riguardassero tutti noi.

Non ci siamo.

In un post precedente, Lobotomia di un popolo, parlavo di quanto la televisione e la stampa abbiano ottenebrato la mente dell'elettore italiano, proponendo programmi superficiali che hanno distolto l'attenzione dai problemi reali. Però credo che non sia solo questione di panem et circenses: qui siamo impregnati di indifferenza. E di egoismo, perché non siamo capaci di vedere la gravità di una questione fintanto che essa non ci tocca personalmente.

La classe media, poi, è attualmente impegnata in una rincorsa agli status symbol e ad un benessere sproporzionato rispetto alla congiuntura economica attuale, e se ne frega delle grandi questioni di principio.

E questa è l'anticamera della dittatura, qualunque aspetto questa dittatura voglia assumere.

2 commenti:

  1. scenario apocalittico....

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  2. che bella l'immagine che hai messo!
    S

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